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I lupi di Francesco? Non vengono da Gubbio

© Andrew Medichini/AP

Rossoporpora - pubblicato il 09/06/14

Papa Francesco è ben cosciente, anzi: sempre più cosciente dell’esistere di un’opposizione a questo o quest’altro aspetto del suo programma di Pontificato, tant’è vero che l’ha ricordata anche nella recente ‘conferenza-stampa’ in aereo tra Tel Aviv e Roma…
Francesco non solo è cosciente di questa opposizione, ma applica una sua strategia, attuando una politica inclusiva, figlia della sua volontà che tutte le varie anime della Chiesa partecipino allo sforzo di rinnovamento…

UNA STRATEGIA INCLUSIVA

A tale proposito si può pensare agli incarichi importanti affidati al cardinale australiano George Pell, che non può essere annoverato tra i cosiddetti ‘progressisti’…
Penso anche alla composizione stessa del Consiglio degli 8 cardinali, che vede lo stesso Pell accanto a riformisti come Rodriguez Maradiaga e O’Malley o al centrista ratzingeriano Marx. D’altra parte il cardinale Mueller non fa mistero della sua opposizione alla comunione ai divorziati risposati, ma il Papa gli ha dato ugualmente la porpora. A Francesco sembra interessi soprattutto suscitare un clima di dibattito di tipo conciliare, che abbia però un esito come nel Concilio dove si è misurato il consenso per l’una o l’altra tesi a suon di voti…
Si può però pensare che i cosiddetti ‘progressisti’ partano favoriti, dato il clima generale che si respira nella società e il timore di molti di apparire ‘passatisti’ e dunque di essere emarginati…Tu credi che alcune osservazioni del Papa in materia di regole e prassi in materia antropologica mirino solo a suscitare dibattito oppure già in un certo senso a istradarlo? Lo sai che tali osservazioni poi non di rado vengono riprese, enfatizzate e generalizzate da una parte della stampa…
Il Papa è perfettamente consapevole del gioco mediatico. Bergoglio tra l’altro, come cardinale arcivescovo, frequentava poco i media a Buenos Aires, compresa la sua televisione cattolica. Diventato Papa, ha capito che, per suscitare il dibattito e dare poi soluzione a una serie di problemi, è importante che la discussione si apra anche sui media, a costo a volte di essere reso un po’ semplicisticamente, specie nei titoli.
Però i titoli sono importanti, oggi sono la parte più letta di un giornale…e spesso molti si fermano lì…
Trovo comunque interessante anche la tecnica utilizzata dal Papa per far discutere, ponendo spesso le sue osservazioni per mezzo di una domanda: ‘Chi sono io per giudicare?’, ‘Che dobbiamo fare con la bambina che torna triste a casa…
…perché è antipatica alla donna che convive con la mamma? Domande, domande legittime… che rischiano di suscitare grandi attese, magari al di là di quanto è oggettivamente possibile fare…
Assolutamente sì. Credo che ci sia una preoccupazione, anche da parte di chi sostiene papa Francesco, che si creino troppe attese. E che non tutte possano essere soddisfatte. E che questo possa provocare una reazione di delusione. Mi preoccupa un fatto come osservatore: i grandi movimenti laicali, al pari di tanti episcopati, fin qui sono restati sostanzialmente inerti rispetto alle questioni antropologiche o della presenza delle donne o dell’uso dei beni ecclesiastici….

GRANDI MOVIMENTI LAICALI ALLA FINESTRA

Vuoi dire che restano in attesa di sviluppi certi?
Non vedo né sostegno in documenti scritti né prese di posizione franche…
Cioè negative, secondo il gergo utilizzato nei comunicati dell’era comunista…
Sì. Mi sembra che ci sia una fetta consistente di mondo cattolico organizzato che sia in posizione attendista…
In Italia?
Non solo in Italia, dove il fenomeno è sotto gli occhi di tutti, ma anche all’estero. In passato, ad esempio, quando papa Wojtyla ha lanciato il suo progetto di rievangelizzazione, abbiamo visto scendere massicciamente in campo e con forza movimenti come Comunione e Liberazione o l’Opus Dei. Qui, nonostante tutto, constato che il Papa resta abbastanza solo…
Però se riandiamo ad esempio alla questione della messa a disposizione dei conventi per gli immigrati o della vendita delle chiese per i poveri, dobbiamo riconoscere che tali argomenti sono molto complessi e sfaccettati e non è che si possano risolvere perentoriamente, con un ‘sì’ immediato…
Proprio perché la questione è complessa, mi aspettavo che nelle loro riunioni gli episcopati o gli Ordini e Congregazioni religiose la mettessero all’ordine del giorno per un esame approfondito. Fin qui questo mi sembra non essere successo. Mi pare che, quando il Papa tratta di argomenti in campo economico, i consensi siano più di labbra – Lippenbekenntnis dicono bene i tedeschi – che nel profondo. Visto che parliamo di economia, è giusto ricordare che tra i ‘lupi’ non di Gubbio già citati, si annoverano anche quelli ‘extra-ecclesiali’, che non sono d’accordo sulla critica continua del Pontefice alla gestione del sistema economico internazionale. Sono statunitensi, ma ce ne sono anche in Germania e in Gran Bretagna: dopo l’Evangelii gaudium si sono lette critiche molto dure, in cui si suggeriva che al Papa piacessero Vietnam del Nord, Cuba, Corea del Nord… insomma una sottovalutazione totale di ciò che Francesco ritiene siano le nuove schiavitù e la cultura dello scarto. Lupi o anche muri, che non hanno nessuna voglia di interloquire con un Papa che dice: “Io non do ricette, ma vi ricordo che ci sono milioni di esseri umani spinti verso l’emarginazione”.

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Tags:
papa francesco
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