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I disabili sono membri attivi della Chiesa cattolica

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Aleteia - pubblicato il 09/06/14

Gli spunti più interessanti del convegno “Diversi da chi? L’altro come risorsa” organizzato dall’Associazione Italiana Persone Down

Le persone con disabilità sono e devono essere membri attivi della Chiesa cattolica. E' quanto è emerso nel convegno di domenica 8 giugno “Diversi da chi? L’altro come risorsa”, organizzato dall’Aipd nella sede di Radio Vaticana a Roma.
I disabili non solo come soggetti da accudire e di cui prendersi cura con carità ma persone che vogliono un'integrazione più profonda anche all'interno delle parrocchie.

Bisogni primari, autonomia, spiritualità
“Dopo aver pensato ai bisogni primari, poi all'autonomia, abbiamo deciso di affrontare il tema della spiritualità, anche grazie a un’affermazione di Papa Francesco”, ha detto in apertura dell’evento Giampaolo Celani, presidente di Aipd (Ass. Italiana Persone Down) di Roma, ricordando come, a stimolare questa riflessione sia stata la frase “chi sono io per giudicare?” pronunciata proprio dal Papa in riferimento a una diversità completamente diversa.

Celani, come riporta Redattoresociale.it l'8 giugno, ha sottolineato come Francesco abbia detto che la pienezza non è in contraddizione con una condizione di dolore e sofferenza, che il cuore semplice è una risorsa di umanità, e tuttavia “come disabili intellettivi abbiamo difficoltà a essere accolti nelle parrocchie”. 

Il corpo soggetto di dignità
Luigi Manconi, presidente commissione diritti umani del Senato, ha sottolineato come tra gli ostacoli al riconoscimento dell’importanza sociale delle persone con disabilità ci sia anche la politica: “C’è un’insensibilità antropologica, funzionalistica e utilitaristica, che dà dignità a chi serve, a chi è utile, e si somma a pregiudizi culturali di idea di forza”.

Per Manconi si tratta di una visione “di natura consumistica e salutista”, “che rende la persona con disabilità, nella migliore delle ipotesi oggetto di assistenza paternalistica”. Inoltre, ha sottolineato il presidente della Commissione Diritti umani del Senato, “si tratta di appena 40mila persone con sindrome di down, così come appena 60mila detenuti nelle carceri italiane e poche centinaia di immigrati nei cie”. “Non hanno capacità di portare consenso elettorale, possono non essere ascoltati”. “Il corpo della sua condizione di unicità e sofferenza, nella politica non c'è”. Manconi ha ricordato come sia doveroso oggi “avere la capacità di consentire alla minoranza di entrare nel gioco democratico”, esigenza evidenziata dalle azioni del Papa: “che ha messo al centro il corpo, anche sofferente, come soggetto di dignità”. 

App e musica per fare catechismo
Al convegno è intervenuta anche la responsabile del "Settore catechesi per le persone disabili della Cei", VeronicaDonatello, affermando di aver fatto un lavoro di sensibilizzazione in circa 130 su 220 diocesi italiane, attraverso la progettazione e svolgimento di corsi di formazione.

Si tratta principalmente di due attività formative: un corso di accompagnamento alla morte della persona disabile, anche in collaborazione con la Caritas con l’ufficio giuridico della Cei, e formazione specifica per catechisti, in collaborazione con l’Università Salesiana, anche attraverso l’utilizzo di strumentidigitali e artistici: “Abbiamo creato un’app per sostenere il percorso di catechesi e fatto un lavoro sull’uso della musica, soprattutto per disabili gravi”. “Inoltre , ha affermato la religiosa, alcune diocesi hanno creato strutture "dopo di noi," e "durante noi". Fondamentale per la religiosa il passaggio “Da "io mi prendo cura di te" a "tu sei mio fratello".

Tags:
disabilitàmalattiasindrome di down
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