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E’ giusto replicare quando si viene maltrattati?

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padre Angelo Bellon, o.p. - Amici Domenicani - pubblicato il 09/06/14

Le affermazioni e i precetti della Sacra Scrittura vanno interpretati e compresi in base al comportamento dei santi

Quesito

Buonasera.
Le chiedo se in questa circostanza ho avuto torto assoluto. So di avere avuto torto, ma mi chiedo se possa essere minimamente giustificato, visto nel complesso. Ho, ma non solamente io, un grosso problema con mio suocero.
Mi dispiace descriverlo in questi termini, perché sto giudicando, ma e' una persona insolente, superba, che pensa di subire torti ogni momento e che non si risparmia frecciatine aspre a chicchessia. Ora, per amore di Gesù ho sopportato tutto quanto potesse uscire dalla sua bocca a ferirmi (forse lui neanche si accorge…ed intorno a se nessuno glie lo fa notare). Proprio oggi è capitato (non succede mai, ma sono stanca e tesa, anche per questa situazione) che gli rispondessi garbatamente, ma seccata (contraddicendolo). È molto dura, mi creda. Gli episodi sono davvero tanti e variegati. Di sicuro domani non vorrà guardarmi in faccia. Io gli chiederò perdono per il modo.

Quello che mi chiedo ora è se per amore di Gesù' bisogna sempre inghiottire tutto o è lecito rispondere, per fare capire al prossimo che non si può sempre avere ragione, specie quando i modi utilizzati sono insolenti, mai pacati e spesso irrispettosi.
Mi illumini,come fa sempre.
La ringrazio di cuore.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. il modello del nostro comportamento è Gesù Cristo. Ora Gesù nella sua passione in genere è stato zitto. Ha mandato giù, per amor nostro e in espiazione dei nostri peccati tantissimi bocconi amari. Ma al servo del sommo sacerdote che gli diede uno schiaffo Gesù ha risposto: Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?” (Gv 18,23). Replicando in questo modo il Signore non si contraddice con quanto ha detto in Mt 5,39: “Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra”. Gesù infatti nella disposizione d’animo era intenzionato non solo a porgere l’altra guancia, ma anche a dare tutto il corpo per essere crocifisso. Ma era necessario dare una mano a chi lo percuoteva e farlo rientrare in se sé perché capisse il male che aveva fatto.

2. Ti porto due testi di San Tommaso che sono illuminanti. Nel primo il Santo si domanda se uno sia sempre tenuto a sopportare gli insulti. E risponde “L’obbligo di sopportare le azioni ingiuste è da considerarsi quale disposizione dell’animo, come dice s. Agostino, spiegando quel precetto del Signore: ‘Se uno ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra’, e cioè nel senso che uno deve essere disposto a farlo, se è necessario. Ma nessuno è tenuto a farlo sempre realmente, perché neppure il Signore lo fece; ma dopo di aver ricevuto uno schiaffo, come narra S. Giovanni, disse: ‘Perché mi percuoti?’ (Gv 18,23). Quindi anche a proposito delle parole offensive, vale lo stesso criterio. Infatti siamo tenuti ad avere l’animo preparato a sopportare gli insulti quando ciò si richiede. Ma in certi casi è necessario respingere le ingiurie, e specialmente per due motivi: per il bene di chi insulta: cioè per reprimere l’audacia, ossia perché non si osi ripetere codesti atti. Nei Proverbi (26,5) infatti si legge: ‘Rispondi allo stolto secondo la sua stoltezza, affinché non si creda saggio ai suoi occhi’; per il bene di altre persone, il bene delle quali viene compromesso dagli insulti fatti a noi” (Somma teologica, II-II, 72, 3).

3. Il secondo testo invece è un commento evangelico al passo in cui viene riferita la risposta di Gesù al servo del sommo sacerdote che gli aveva dato uno schiaffo: “Qui però nasce un problema; perché nel Vangelo il Signore comanda ai suoi discepoli (Mt 5,39): «Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra». Ora di Cristo sta scritto in At 1,1 che «Gesù prese a fare e ad insegnare». Dunque egli avrebbe dovuto fare quello che aveva insegnato. Il che non fece; anzi, fece il contrario: si discolpò.

RISPOSTA. Come spiega Agostino, le affermazioni e i precetti della Sacra Scrittura vanno interpretati e compresi in base al comportamento dei santi; poiché è identico lo Spirito Santo che ha ispirato Profeti e gli altri autori della Scrittura Sacra, e lo Spirito che ha spinto i santi ad agire. Poiché, come è vero quanto dice Pietro (2 Pt 1,21), che «mossi dallo Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dío»; così è vero quanto dice Paolo (Rm 8, 14): «Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio costoro sono figli di Dio». Perciò la Sacra Scrittura va intesa nel modo in cui hanno agito Cristo o gli altri santi. Ora, Cristo non offrì a costui l'altra guancia; e neppure lo fece Paolo (vedi At 16, 22ss.). Perciò non si
deve pensare che Cristo abbia comandato di offrire materialmente alla lettera l'altra guancia a chi ci percuote; ma ciò va inteso come disposizione d'animo, cosicché se fosse necessario uno deve essere così disposto da non turbarsi contro chi lo percuote, ma esser pronto a subire un altro affronto consimile e anche più grave. E questo il Signore lo fece, poiché offri il suo corpo all'uccisione. Dunque anche la discolpa del Signore fu utile come nostro ammaestramento” (Commento al Vangelo di San Giovanni 18,23).

4. In conclusione mi pare che fosse doveroso da parte tua replicare. Lo hai fatto garbatamente ma in maniera seccata.
L’unico neo sta in quella “maniera seccata”. Gesù ha risposto in maniera garbata, precisa, ma non seccata.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

qui l'articolo originale

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