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Lech Walesa l’uomo della speranza

© Arkon Studio
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Esce oggi nelle sale il film sul leader sindacalista che ha sfidato il regime comunista in Polonia

di Laura Cotta Ramosino

Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Di sicuro questa è una delle conclusioni a cui arriverà il pubblico alla fine della visione del film-omaggio che Wajda dedica a Lech Walesa, ripercorrendo un altro capitolo della storia del suo Paese dopo il doloroso Katyn.

Il film, sfruttando la cornice di un’intervista realmente avvenuta tra Oriana Fallaci e Walesa, ripercorre gli anni della maturazione politica del leader sindacale, dalle fallite proteste ai cantieri di Danzica del 1970, che lasciarono sul campo molti morti, fino ai successi degli inizi degli anni Ottanta, indissolubilmente legati all’ascesa al soglio pontificio di Giovanni Paolo II e alla sua “rivoluzionaria” visita in Polonia del 1979.
Walesa è rappresentato con uno sguardo certo benevolo che però non censura le debolezze dell’uomo: il cedimento dopo il primo arresto (in corrispondenza con la nascita del primo figlio) e l’accettazione di collaborare con la polizia, una certa perdonabile vanità, le incertezze e le tentazioni di protagonismo. Ma ricorda anche, e soprattutto, la generosità, il fiuto politico, la capacità di cercare soluzioni nuove, con la lotta e il compromesso, la fede profonda che lo sorregge sempre, ma soprattutto l’amore per la famiglia, la moglie Danuta e i figli, sempre più numerosi, che affollano la piccola casa.

È proprio questa dimensione familiare e di vita quotidiana la parte più coinvolgente del film: frammenti di un’esistenza semplice e mai al riparo dalla povertà, tra i licenziamenti di Lech, provocati dalla sua azione politica, le improvvise irruzioni della polizia, gli arresti, la lontananza, ma anche più avanti l’invadenza dei media e dei sostenitori.
 Danuta è la vera forza silenziosa dietro l’azione del marito e non è solo una questione di opportunità politica (se fosse uscito dalla Polonia avrebbe rischiato di non poterci più rientrare), ma anche una sorta di implicito riconoscimento, se sarà lei, nel 1983, a ritirare a nome di Lech il premio Nobel a Stoccolma.

Se la struttura del racconto è semplice e lineare (forse un po’ televisiva direbbe qualcuno, ma è chiaro che quel che preme a Wajda è la chiarezza del messaggio più che l’arzigogolo artistico), con il materiale di repertorio che spesso si fonde con le scene “fiction”, quello che emerge è soprattutto lo spessore umano dei personaggi, soprattutto dello stesso Walesa, capace di dialogare con chiunque e di trovare l’umano anche nei suoi avversari. Non sono mostri senza volto, questi “altri”, ma spesso piccoli uomini di regime, capaci di commuoversi e inginocchiarsi di fronte alla preghiera del Papa anche nel mezzo di una perquisizione, o, come la poliziotta che allatta in carcere il figlio di Walesa, gente costretta al compromesso per fame e bisogno. Un popolo che aspetta qualcuno capace di guidarlo e che trova in questo elettricista un improbabile eroe capace di cambiare un intero mondo.

SCHEDA TECNICA:

Titolo Originale: Walesa. Czlowiek z nadziei
Paese: Polonia
Anno: 2013
Regia: Andrzej Wajda
Sceneggiatura: Janusz Glowacki
Produzione: Akson Studio, in Coproduzione Con Orange Tvp/Telewizja Polska S.A./Nck-National Center For Culture/Canal +
Durata: 127
Interpreti: Robert Wieckiwicz, Agnieszka Grochowska, Zbigniew Zamachowski, Cezary Kosinski, Maria Rosaria Omaggio, Miroslaw Baka, Maciej Stuhr

Qui l'originale

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