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A tutela dei più piccoli

© Montecruz Foto
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La Rete è un luogo di opportunità ma anche di insidie che rischiano di danneggiare soprattutto gli utenti minorenni

Grandi opportunità ma anche molti rischi, che nascono spesso da una inadeguata consapevolezza di ciò che si mette in gioco di sè navigando in Rete e mettendosi in relazione con centinaia di utenti anche a grande distanza: è questa oggi la realtà di Internet, il continente digitale che i più giovani riconoscono come il proprio ambiente naturale. Come tutelarli dalle insidie della Rete evitando che la magia della conoscenza e degli incontri si trasformi nell'incubo di contatti indesiderati e del coinvolgimento in contenuti violenti o offensivi? E' questo uno dei temi di cui si occupa la Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, uno dei cui segretari – l'on. Antimo Cesaro (Sc) – ha presentato di recente un'interrogazione al ministro dell'interno sulle iniziative utili alla tutela dei minori su Internet.

 

 

Quali sono i rischi maggiori del rapporto dei minori con la Rete?

 

Cesaro: La Rete è una straordinaria opportunità di conoscenza così come di svago e gioco per i ragazzi. Sarebbe quindi assurdo promuovere qualche specie di "crociata" contro le nuove tecnologie. Tuttavia occorre occuparsi della tutela dei minori che navigano in Rete. La loro interazione con il web è un mondo chiuso agli adulti, come un tempo lo era per la mia generazione il diario segreto serrato con il lucchetto per nascondere i propri pensieri ai genitori, solo che su Internet si possono incontrare predatori molto pericolosi. I genitori hanno difficoltà ad interagire con i figli per metterli in guardia dai rischi e i ragazzi stessi sono poco informati dei problemi cui possono andare incontro postando foto o altro materiale che li riguardi. La sollecitazione rivolta al Governo ha l'obiettivo di chiedere un monitoraggio maggiore della Rete non solo in un'ottica repressiva e di oscuramento dei siti rischiosi, come già viene fatto, ma anche investendo in formazione al corretto uso di Internet.

 

In che modo?

 

Cesaro: C'è tanto da fare. Anche nei programmi scolastici bisognerebbe trovare appositi spazi per formarsi in merito a problemi come l'adescamento in Rete e la diffusione di materiale pedopornografico o violento. C'è anche un altro problema che ho sollevato nell'interrogazione e riguarda la qualificazione giuridica del rapporto che l'utente minore mette in atto accedendo ai social network. Se si tratta di un contratto, poichè la capacità di agire nel nostro ordinamento si acquista a 18 anni, come può essere messo in atto da un minore? Oggi, ancora, l'età minima richiesta per creare un profilo è 13 anni, ma può un ragazzo di quell'età rendersi conto delle implicazioni che potrà avere sulla sua privacy e sulla sua immagine l'adesione, per esempio, a Facebook? Ancora di più questo problema diventa rilevante nel caso in cui i minori creino account falsi inserendo date di nascita fittizie. Dovremmo immaginare una sorta di accompagnamento dei genitori nell'ingresso dei minori in un social. Tuttavia qui entra in gioco la grande differenza di conoscenza dell'ambiente digitale tra i ragazzi, "nativi digitali" come vengono definiti, e gli adulti. Queste tematiche non possono essere demandate alla buona volontà delle famiglie che, anche quando non siano coinvolte da forme di conflittualità o di frammentazione dei rapporti che oggi non mancano, possono non disporre degli strumenti adatti di cultura informatica. Bisogna allora immaginare la possibilità, su richiesta delle famiglie, di connessioni protette per impedire la veicolazione di contenuti violenti o pornografici.

 

Quali risorse sono oggi attive per fronteggiare i rischi?

 

Cesaro: Il ministero degli Interni è molto attivo nella fase repressiva, intervenendo per la chiusura dei siti attraverso la polizia postale, tuttavia si tratta di un tipo di intervento che per sua natura arriva successivamente al possibile danno. Occorre fare di più nella fase della prevenzione. In questo campo il Terzo settore offre un contributo all'avanguardia attraverso l'azione di associazioni come il Moige, Save the Children e l'Unicef. Un ottimo lavoro viene svolto dall'Autorità di garanzia per l'infanzia e l'adolescenza che di recente ha siglato un protocollo d'intesa con la Polizia di Stato sul contrasto alla pirateria informatica e al bullismo per una preparazione più adeguata della polizia postale. Quello informatico è un mondo in continua evoluzione e bisogna continuamente affinare i mezzi di contrasto e di prevenzione. Come deputato avverto fortemente la responsabilità di avere una conoscenza approfondita della situazione e di proporre soluzioni adeguate.

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