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​Devianza minorile: sempre meno i ragazzi negli istituti

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Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 05/06/14

Presentato a Roma il Secondo Rapporto sulla devianza minorile in Italia

Continuano a calare gli ingressi di minori negli istituti penali per minorenni: dai 1252 del 2012 si è passati a 1201 nel 2013, fino a 409 nei primi cinque mesi di quest'anno. Più bassa anche la presenza media giornaliera che nel 2012 si attestava intorno a 508 minori per scendere nel 2013 a 452, fino ai 386 dei primi cinque mesi di quest'anno (redattore sociale 5 giugno). A fornire un quadro aggiornato sulla situazione dei minori autori di reato è il Secondo Rapporto sulla devianza minorile realizzato dal Dipartimento per la Giustizia Minorile e i Servizi della Giustizia Minorile e presentato oggi a Roma. Crescono invece i percorsi alternativi alla detenzione: sono 23 mila i ragazzi seguiti in area penale esterna, frutto di un preciso orientamento del legislatore come spiega ad Aleteia Luciano Spina, presidente dell’Associazione Magistrati per i Minorenni e la Famiglia.

Il Rapporto sottolinea come l’opera di rieducazione di un minore debba giocarsi nei luoghi della vita e non della reclusione: è così?

Spina: L’obiettivo fissato per la giustizia minorile dalla riforma del 1988 è quello di rendere sempre più marginale la risposta penitenziaria nel caso di devianza dei minori perché spesso il fenomeno è legato a disagio sociale e familiare che può essere recuperato con un intervento non detentivo, ma dei servizi di tutela del minore stesso. Nei 25 anni trascorsi da quel provvedimento i giudici minorili si sono adoperati in questa direzione e il rapporto dà conferma dei buoni risultati prodotti da tale impegno.

Una rieducazione del minore a tutto tondo incide anche sulla possibilità che torni o meno a delinquere?
Spina: Una ricerca parallela del Dipartimento della giustizia minorile richiamata nel Rapporto e riguardante l’istituto della messa alla prova, ha evidenziato come i minori a cui è stata applicata questa misura delinquono meno di coloro ai quali non è stato riconosciuto lo stesso beneficio. C’è una percentuale ridottissima di minori che commettono nuovi reati dopo aver sperimentato un percorso di messa alla prova. Il dato conferma l’importanza dell’orientamento della giustizia minorile verso misure non detentive anche dal lato della prevenzione.

Come si mettono insieme le varie competenze a servizio dei minori – magistrati, avvocati, servizi sociali e anche le famiglie – nei percorsi di rieducazione?

Spina: L’intervento dei servizi sociali sia ministeriali che degli enti locali è previsto dal nostro ordinamento minorile sin dalle prime fasi della denuncia e instaurazione del procedimento penale. In questa fase vengono coinvolte anche le famiglie e, ovviamente, la magistratura. E’ un procedimento che esige una grande professionalità di tutti gli operatori coinvolti. Una direttiva del Consiglio dei ministri dell’Unione europea ha indicato queste caratteristiche del sistema minorile come modello che deve essere perseguito nel sistema degli stati membri Ue per una giustizia a misura di minore.

E’ la specializzazione la “chiave di volta” di questo sistema?

Spina: La specializzazione deve essere perseguita in una duplice direzione. Da una parte deve configurarsi come un impegno interno alla magistratura che richiama i singoli ad essere attenti a non adagiarsi nella routine quotidiana, ma ad aggiornarsi continuamente in merito alle diverse problematiche che interessano la giustizia minorile, sia di carattere sociale che psicologico. Al tempo stesso la specializzazione deve costituire un impegno di tutto l’ordinamento giuridico sotto vari aspetti. Per esempio nel pretendere e offrire la formazione continua degli operatori cos’ come nell’impegnarsi a migliorare il sistema da questo punto di vista, senza imboccare direzioni diverse. Si parla di riforma della giustizia minorile e di un tribunale specializzato che accorpi anche le competenze del tribunale ordinario in questo settore. Ci sono diverse proposte in Parlamento ed alcune vanno in senso contrario alla specializzazione del giudice minorile. Anche il legislatore deve essere attento a non perdere di vista questo obiettivo.



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