Cerchiamo di vivere in pienezza la nostra vita, secondo gli insegnamenti di Dio
Cerchiamo di vivere in pienezza la nostra vita, secondo gli insegnamenti di Dio
Quesito
Rev.do P. Angelo,
ho una domanda che mi sta assillando da un po' di tempo a questa parte: salvarsi è facile o difficile? Oppure è vera sia l'una che l'altra cosa? Da una parte mi vengono in mente le parole di Gesù sulla "porta stretta", sul fatto che "larga e spaziosa è la via che conduce alla perdizione", ecc…; dall' altra parte penso all' amore ed alla misericordia che Lui stesso ci ha annunziato e predicato, e ad affermazioni come quella del S. Curato d' Ars, secondo cui "Dio ci da le Sue grazie con tanta abbondanza che per andare in cielo non c' è che da volerlo" ed anche "La Sua giustizia è grande, ma la Sua misericordia è ancora più grande. Sono condannati solo coloro che ostinatamente non vogliono convertirsi, ma per coloro che mantengono nel loro cuore una scintilla, seppur piccola, di buona volontà, la salvezza è certa". Poi ho letto dei passi (in cui si citava S. Alfonso Maria de' Liguori) in cui si diceva che tra i rimorsi dei dannati c'è il pensiero del poco che bastava per salvarsi e che non è stato fatto.
Qual è, allora, la verità?
La ringrazio fin d'ora.
Emiliano
Risposta del sacerdote
Caro Emiliano,
1. tutto è racchiuso nella frase che mi hai trascritto: "Sono condannati solo coloro che ostinatamente non vogliono convertirsi". Il fatto è che si può essere ostinati alla conversione in tanti modi, a cominciare da quello di non pensare affatto né alla conversione né al paradiso né all’inferno. E temo che questo possa succedere per non pochi dal momento che il Signore ha detto: “Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell'uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si manifesterà” (Lc 17, 26-30).
2. Come tu stesso avverti, nella Sacra Scrittura troviamo molte espressioni che parlano della difficoltà a salvarsi. San Pietro ad esempio ripete un’affermazione che si trova in Pr 11,31 secondo la versione dei Settanta: “E se il giusto a stento si salverà, che ne sarà dell'empio e del peccatore?” (1 Pt 4,18). Ciò significa che questo era un sentire comune.
3. Ma ne troviamo molte altre che ci inducono ad aver fiducia nella misericordia di Dio come è successo per il figliol prodigo e soprattutto per il buon ladrone che all’ultimo momento, come qualcuno scherzosamente ha detto, è riuscito a rubare anche il cuore di Dio.
4. Che fare dunque? Più che essere presi dal pensiero derivante dal numero dei salvati o dei dannati, cerchiamo di vivere in pienezza la nostra vita, secondo gli insegnamenti di Dio, a partire da quello che il Signore ha detto ad Abramo: “cammina davanti a me e sii integro” (Gn 17,1).
Stare sempre alla presenza del Signore ed essere integri nei pensieri, nei sentimenti e nella condotta conferisce ad una persona quello che teologicamente viene chiamato “stato di grazia”.
E vivere “stato di grazia”, per i lumi e per le consolazioni che il Signore infonde nel cuore e soprattutto per la sua presenza personale, è la cosa più bella che si possa sperimentare.
È gia un certo inizio della vita del Paradiso, come insegna San Tommaso.
È da questo che deriva la gioia dei cristiani.
La auguro anche a te e nella espansione più grande che si possa avere in questa vita.
Per questo ti assicuro un ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo