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Donne che difendono e donne difese

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L'Osservatore Romano - pubblicato il 04/06/14

Pio XII tra il 1943 e il 1944

Interrompere la clausura per accogliere i perseguitati: fu radicale e rapida la scelta delle suore cistercensi del monastero di Santa Susanna a Roma. «Il mio commosso ricordo, settant’anni dopo, va a loro, a queste religiose che ci hanno amorevolmente ospitati, salvandoci la vita e condividendo con noi il loro poco cibo». 

A parlare è Renato Astrologo, ebreo romano convertito, prima miracolosamente estratto vivo dopo ore trascorse sotto le macerie nel bombardamento di San Lorenzo (19 luglio 1943), e poi salvato grazie all’aiuto di religiosi e religiose cattolici, tra cui, in particolare, nel periodo più duro della furia degli invasori, dalle cistercensi.
I fatti sono tristemente noti. Dopo l’8 settembre 1943, i nazisti occuparono Roma e da allora le persecuzioni verso gli ebrei divennero irrimediabilmente feroci. L’acme, il sabato nero del ghetto: alle 5.15 del 16 ottobre le ss invasero le strade del Portico d’Ottavia, rastrellando 1.024 persone, tra cui oltre duecento bambini. Da Auschwitz tornarono in 16.
Tra gli ebrei romani scampati alla furia nazista, la famiglia di Renato Astrologo, con la nonna Emma Piperno, il padre Giuseppe, la madre Valeria De Nola, i due fratelli maggiori e la sorellina Fiorella. Dapprima, le circestensi di Santa Susanna accolsero le donne della famiglia, che entrarono nel monastero di via XX Settembre il 24 ottobre, provenienti dalla casa delle clarisse missionarie di via Vicenza. Poi, da fine gennaio 1944, le raggiunsero dalle cistercensi anche Renato, il padre e i fratelli maggiori Angelo e Alberto. In quei mesi, gli Astrologo non si accorsero della presenza di altri fuggiaschi, ma in realtà le suore di Santa Susanna stavano nascondendo in totale 42 persone.

Il contatto con la madre superiora fu mediato da padre Libero Raganella, che ricordò come ci fosse il preciso «ordine dall’alto» di far aprire le porte della clausura. La precisazione non è marginale: un’operazione condotta su così larga scala nella città invasa sarebbe stata impossibile senza la partecipazione attiva e fattiva di Papa Pio XII.
Don Libero, dal canto suo, conosceva personalmente monsignor Luigi Traglia, vicegerente della diocesi di Roma. E costui, durante la messa del Natale  1943 in Laterano, ai rifugiati politici ed ebrei presenti che esprimevano profonda gratitudine per gli aiuti, rispose: «Ringraziate il Santo Padre, che così ha voluto». Queste e altre testimonianze sono al centro dell’incontro, per ricordare il Defensor civitatis, organizzato dal Comitato Papa Pacelli per il 4 giugno, a settant’anni dalla liberazione di Roma, presso  la Curia generalizia dei padri gesuiti.

Qui l’originale

Tags:
papa pio xii
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