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Il monoteismo è causa di violenza?

Central African Republic mired in violence amid threat of genocide UN/Albert Gonzalez Farran

Alfa y Omega - pubblicato il 30/05/14

Ingiusta critica al cristianesimo attuale

Per questo, per molti “la verità, in questa prospettiva, non viene pensata come principio di dignità e di unione fra gli uomini, che li sottrae all’arbitrio e alla prevaricazione delle loro chiusure egoistiche”, ma chi sostiene l’esistenza di una verità assoluta viene considerato “una minaccia radicale per l’autonomia del soggetto e per l’apertura della libertà”. Risulta così che “ora il monoteismo è arcaico e dispotico, il politeismo è creativo e tollerante”, anche se le culture politeiste dell’antica Grecia e di Roma, o altre come l’induismo attuale, hanno perseguito fino alla morte quei credo che si scontravano con il loro. Si ricorda anche che di fronte alle grandi persecuzioni contro la Chiesa la risposta si è espressa “nella testimonianza non violenta e nell’accettazione del martirio cristiano”.

La Commissione denuncia poi che “in qualche parte intellettualmente rilevante della nostra cultura occidentale, l’aggressività con la quale viene riproposto questo ‘teorema’ si concentra essenzialmente nella denuncia radicale del cristianesimo. Ossia, proprio della religione che appare certamente protagonista, in questa fase storica, dell’istanza di un dialogo di pace, e per la pace, con le grandi tradizioni della religione e con le culture laiche dell’umanesimo”.

La risposta che esige la storia

Per mostrare il vero volto del cristianesimo come fonte di pace, la Commissione ricorda che “la conversione del nostro spirito e della nostra mente alla migliore trasparenza della fede, deve suscitare il generoso slancio della testimonianza della singolarità di questa fede: che la congiuntura storica richiede con speciale urgenza”. Qual è l’originalità della fede cristiana? Il fatto di vivere in modo inseparabile l’amore per Dio e l’amore per il prossimo, un’unione così “ancorata metafisicamente, e non retoricamente, nel dogma dell’incarnazione del Figlio di Dio” che “è sempre stata – e rimane – una pietra angolare della teologia cristiana”, e per prescindere da questa, o per giustificare che si possa vivere in forma ridimensionata, si dovrebbe cambiare l’“intero racconto fondatore” del cristianesimo.

Stessa origine, stessa via, stessa meta

La Commissione ricorda, con le parole di Benedetto XVI, che l’unicità di Dio è “inestricabilmente legata all’unità della famiglia umana” e che quando il cristiano propone e vive l’amore per Dio come fonte di amore per il prossimo “predica e pratica con tutte le sue forze l’unità di origine, di cammino, e di destinazione” di tutti e di ciascuno, “in vista del riscatto e del compimento offerti da Dio del genere umano”.

In poche parole, contro la critica relativista, disinformata o atea militante, il cristianesimo del XXI secolo propone non la violenza per combattere il diverso, ma “l’unità indissolubile del comandamento evangelico dell’amore di Dio e del prossimo”, che si stabilisce come “grado di autenticità della religione. In ogni religione. E anche in ogni presunto umanesimo, religioso o non religioso”.

L’originale e affascinante comandamento dell’amore

Il testo conclude infine che i cattolici sono “consapevoli del fatto di aver dovuto compiere, con tutti i credenti, un lungo cammino storico di ascolto della Parola e dello Spirito per purificare la fede cristiana da ogni ambigua contaminazione con le potenze del conflitto e dell’assoggettamento”.

“E siamo ben coscient
i di doverci costantemente richiamare alla più scrupolosa vigilanza nei confronti del pericolo sempre ricorrente che il degrado della passione della fede nello spirito di dominio rappresenta, per l’autentica testimonianza evangelica. La conversione non è soltanto una decisione iniziale, è uno stile di vita. Possiamo però attestare, con tutta la fermezza e l’umiltà necessaria, che il radicale ammonimento nei confronti di un uso dispotico e violento della religione appartiene in un modo unico al nucleo originario della rivelazione di Gesù Cristo: e ne rappresenta uno degli aspetti più inauditi ed emozionanti, nella storia dell’attesa della manifestazione personale di Dio, e dell’esperienza religiosa dell’umanità. La confessione del fatto che l’unico Dio, Padre di tutti gli uomini, si lascia storicamente e definitivamente riconoscere proprio nell’unità del supremo comandamento dell’amore, sul quale gli stessi discepoli del Signore accettano di essere giudicati, illumina l’autentica fede nell’Unico Dio che noi intendiamo professare”.

Una cosa che il viaggio di papa Francesco in Terra Santa non ha fatto altro che confermare agli occhi del mondo intero.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Tags:
religioniviolenza
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