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Democrazia 2.0: le opportunità consapevoli dei rischi

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Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 30/05/14

I diritti personali nello spazio di Internet trovano già una copertura costituzionale forte: "l’art. 21 – enumera il professor Razzante – che protegge il diritto di informazione e manifestazione del pensiero, l’art. 15 con il principio di segretezza della corrispondenza che tutela la comunicazione via mail, il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 certamente riguarda anche la Rete, l’art. 17 sulla libertà di riunione che si estende allo spazio virtuale e anche l’art. 41 sulla libertà di iniziativa economica che deve potersi esprimere anche in Rete. Non serve modificare la Costituzione per inserire il diritto di accesso ad Internet mentre la questione riguarda un livello sopranazionale. Tuttavia sottolinea che "la democrazia della connessione è diversa da quella dell’informazione e della comunicazione: alla base della seconda c’è un’idea di comunione, di condivisione, di messa in comune di informazioni, stati d’animo e sensibilità; la democrazia della connessione suggerisce qualcosa di coatto, una Rete in cui in qualche modo si rimane impigliati e quindi una certa dissipazione dello stato democratico con tutti i rischi connessi". E anche il cosiddetto "diritto all’oblio" può essere esercitato solo se si dimostra che la cancellazione dei dati in oggetto non rechi pregiudizio al diritto d’informazione mentre danneggia la persona cui si riferiscono. Google si sta attrezzando per creare task force nei vari Paesi europei per fronteggiare le domande di cancellazione dei dati che a volte sono fondate e a volte anche bizzarre: non si può dire che da oggi si può cancellare tutto.

Ecco dunque che molti sono i rischi della rete e della democrazia della connessione. Li mette in risalto mons. Celli, che però invita a non tirarsi indietro: "Papa Francesco ci esorta a non aver paura di entrare nelle reti sociali perchè quello è lo spazio in cui vive oggi l’uomo: è una visione positiva, ma non ingenua. Se la democrazia della Rete è un processo che coinvolge la responsabilità di tutti con un posto importante per la formazione in questo campo". Poi sottolinea la responsabilità dei genitori: "I dati dicono che in Europa il 76,4% dei bambini naviga da solo in Internet e che solo nel 34% dei casi esiste un filtro apposito per i minori. Bisogna aiutare i genitori a capire la loro responsabilità che va ben oltre spegnere o accendere il computer, ma devono aiutare i ragazzi a navigare con sicurezza nella pluralità delle informazioni e dei siti offerti". Questa è la sfida per tutti coloro che fanno e navigando in rete. Capire cosa è la libertà, per evitare una nuova Torre di Babele.

L’ex-direttore di Sky TG24 Carelli ammette che anche i giornalisti devono fare la loro parte, oltre le istituzioni o le imprese di comunicaz
ione: "Internet ha cambiato nel giro di pochi anni la professione. E non solo perché oggi i giornalisti sono sempre più multimediali". E’ un questione di ruolo perché sono nati i citizen report, il giornalismo amatoriale creato dagli utenti della Rete: "L’80% delle notizie messe in rete sulle torri Gemelle sono state prodotte da cittadini che avevano assistito all’evento. Però sarà sempre necessaria la capacità di distinguere le notizie, verificando quali sono affidabili, controllare le fonti e di operare in maniera deontologica, per esempio nel campo della protezione dei minori". Insomma la pratica di sempre del buon giornalismo, evitando di divedersi, ha ammonito Carelli, "tra cyber-ottimisti e cyber-pessimisti": "Io ritendo che si debba essere cyber ottimisti perchè Internet spero possa rivitalizzare al democrazia avvicinando i cittadini alle istituzioni e offrendo loro nuove possibilità di espressione".

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