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David Sylvian ha abbandonato Dio o forse no

© Public Domain

padre Massimo Granieri - Arena dei Rumori - pubblicato il 29/05/14

I testi del popolare cantante sono intrisi di cristianesimo

HONG KONG: A Blend Of Old & New from WILSON'S VISION on Vimeo.

Tra i dischi che amo di più c’è “The Secret Of The Beehive” di David Sylvian. Conoscevo Sylvian nei Japan e non mi piaceva. Scelsi di non seguire la sua carriera da solista per dedicarmi al punk dei Ramones e al rock del Led Zeppelin. Grave errore. 

Presto mi innamorai di Billie Holiday, delle opere di Ciaikovski e degli adagi di Maurice Ravel. Mi spinsi fino ai Talking Heads, il nuovo Lucio Battisti e gli indigesti nastri di Robert Fripp. Un modus operandi che mi fece uscire dal tunnel del punk. L’inno “Gabba Gabba Hey” dei Ramones non bastava più. C’era un latente bisogno di pulizia morale, di ricerca della verità e di quiete che si rifletteva in gusti musicali assai lontani dalla mia cultura.
La scoperta di Sylvian solista fu quanto mai opportuna. Direi provvidenziale. In quel disco preso a casaccio comunica la sua spiritualità e stabilisce un contatto con la vita interiore dell’ascoltatore. Pochi quelli in grado di compiere una comunicazione così forte e intima. I brani di “The Secret Of The Beehive”, il disco risale al 1987,  divennero la colonna sonora di un incontro che cambiò il corso della mia vita, l’inizio di un periodo carico di novità e sorprese. I testi offrivano l’opportunità di riflettere sulla dimensione spirituale della vita, una possibilità di definire l’esperienza di Dio fino a quel momento ignorato.

L’album racconta il distacco di Sylvian dal cristianesimo cui era stato educato. In particolare “Forbidden Colour”, incentrata sull’Eucarestia. Un involontario passaggio di consegne… Il sangue di Cristo è citato nel testo come simbolo di una fede ormai svuotata di senso. Sylvian tratteggia un’esperienza vissuta e ormai finita: Gesù non esiste, non interessa, non attrae più:
Il sangue di Cristo, o il battito del mio cuore. Il sangue di Cristo, o una nuova scelta del cuore…
Un altro brano significato di questa storia dolorosa è “Waterfront”, drammatico e struggente. Narra il deragliamento di un treno vuoto, la metafora di un viaggio spirituale interrotto bruscamente:
Guardo il treno avanzare a tutto vapore mentre affronta una curva. Vagoni vuoti deragliano e precipitano verso la loro fine. Così il mondo s’allontana stilla a stilla. E mentre il vino ti dà alla testa, angeli presuntuosi t’additano e ridono. Stavolta il tuo Dio è morto.

David Sylvian si dichiara ateo, ma rimane quel patrimonio di esperienze condivise durante la prima parte della sua carriera che trae spunto dal vissuto di una fede, quella cristiana, racchiusa in un “trittico discografico religioso”, come fu per Bob Dylan e molti altri.

“Brilliant Trees”“Gone To Earth” e il già citato “The Secret Of The Beehive”, sono albums prodotti tra il 1984 e il 1987. Long playing (che bello questo termine) che compongono un mosaico di fede e devozione assai raro.
Il filo rosso che collega i tre dischi è il tema della perdita di Qualcuno, e di conseguenza la percezione conflittuale del divino. Quasi un’economia della salvezza al rovescio: Dio si è rivelato ma è rimasto sconosciuto, straniero e poco vicino.

Qualche anno più tardi, inciderà “Dead Bees on a Cake”, disco straordinario ispirato all’induismo e di seguito “Blemish”", dedicato quasi interamente alla figura del poeta R. S. Thomas, con tematiche riguardanti le tensioni e le cadute che segnano la pratica religiosa (fonte: davidsylvian.it). Vale la pena evidenziare la speranza di “A Fire In The Forest” che chiude un disco invece claustrofobico, cupo e difficile. Il testo recita così:
Vorrei vederti. È piacevole vederti. Vieni e portami da qualche parte. Portami via. Il sole risplende sempre molto oltre il cielo grigio. Io so che lo troverò. Sì, io tenterò…

Qui una summa dei versi inclusi nel trittico discografico di Sylvian. Ascolto consigliato specie per chi è in ricerca o fatica a seguire Qualcuno nel cammino della vita.

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