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Padre Georg Sporschill, l’apostolo dei diseredati

© Wikipedia

Roberta Sciamplicotti - Aleteia - pubblicato il 26/05/14

Il gesuita austriaco ha dedicato la sua vita agli ultimi della nostra società

“Quando giungo a sera e sono stanco, allora sono contento, vuol dire che qualcosa è sicuramente andato a buon fine, che sono sopravvissuto, che domani avrò altri doni. Per me è importante la stanchezza. Non posso dire, invece, di essere soddisfatto, questo no. Non potrò mai esserlo finché ci saranno un povero, un bambino ancora in strada o abbandonato, un Rom che vive in condizioni disumane”.

Sono le parole di padre Georg Sporschill, gesuita austriaco che si racconta per la prima volta nel volume “Chi salva una vita salva il mondo intero”, di Stefano Stimamiglio, sacerdote della Società San Paolo.

Il testo è il racconto della sua vita, della sua dedizione ai bambini più poveri e del suo amore inseparabile per Dio e per l’uomo. La povertà è una delle chiavi di lettura principali della vicenda di padre Sporschill, che con Jorge Mario Bergoglio e Carlo Maria Martini ha in comune, oltre al fatto di essere gesuita, “un sogno. Quello di una Chiesa povera e vicina ai poveri – scrive padre Stimamiglio -. Anzi, povera perché vicina ai poveri. Una Chiesa coraggiosa, che non teme di entrare nelle tante miserie materiali e spirituali degli uomini di ogni tempo – le famose 'periferie esistenziali' di papa Francesco –, perché sa che è nel volto del povero viandante che il Signore si manifesta. Il sogno di una Chiesa sempre più consapevole che è il bisognoso, accolto e amato, che la plasma, le dà forma, le conferisce la dignità e la bellezza di Sposa del Signore”.

Le opere avviate da padre Sporschill e la sua stessa biografia “dicono cose importanti sulla Chiesa attuale, sulle emergenze che vive e sulla speranza che, specie dove regnano le tenebre del peccato e dell’egoismo, è chiamata a portare”.

Il sacerdote, nato nel 1946, è impegnato dall’inizio degli anni Novanta con i bambini di strada in Romania. Il passo del Talmud “Chi salva una vita salva il mondo intero” che dà il titolo al libro ha da sempre animato la sua azione missionaria, prima a Bucarest con i bimbi di strada, e poi, dal 2011, in Transilvania con i Rom stanziali.

Padre Georg “è un tipo diretto, molto empatico con chi gli sta di fronte”, ricorda padre Stimamiglio. “È questa la sua forza. Il suo sorriso, che illumina un volto nobile, intenso, da montanaro schietto, ha la forza di rompere quelle barriere psicologiche che si pongono naturalmente, soprattutto all’inizio, tra noi umani”.

“Anche quando si espone in prima persona, da buon figlio di Sant’Ignazio di Loyola, non mette mai sé al centro ma sempre gli altri. I 'suoi' bambini, i 'suoi' collaboratori, i 'suoi' amici, i 'suoi' benefattori”.

Il libro di padre Stimamiglio nasce dal desiderio di far conoscere anche in Italia questo personaggio affascinante, che presenta marcate analogie con molti sacerdoti che nel secolo scorso da noi si occuparono di gioventù abbandonata, come don Lorenzo Milani e don Zeno Saltini, il fondatore di Nomadelfia di cui padre Georg, dopo aver letto la traduzione tedesca de L’uomo è diverso, ha esclamato: “Questo prete ci ha aperto la strada nel lavoro con i bambini abbandonati. Dio ardeva nel suo cuore, era un mistico, come il nostro amato papa Francesco”.

Fin da ragazzo, padre Georg ha sognato di lavorare “con gli ultimi, i più dimenticati, evitati, reietti. I prediletti di Dio. Il disagio giovanile era quello che lo interessava, da sempre. Un richiamo irresistibile, un’inquietudine che nuotava nelle profondità del suo cuore senza mai affogare in quella 'normalità' cui prima o poi nella vita ci si può rassegnare, una fiamma che non accennava a spegnersi e che neppure un amore di gioventù aveva saputo lenire: la possibilità di ridare senso a delle vite che, quel senso, avevano perso per strada. Chissà come, chissà perché. Questo però a lui, come a Gesù, poco importa”.

È stato questo ad attirargli simpatie del cardinale Carlo Maria Martini, che proprio al gesuita austriaco ha affidato l'8 agosto 2012 il testamento spirituale pubblicato sul Corriere della sera all’indomani della sua morte, il 1° settembre.

“Cosa anima, nel profondo, un uomo che, come padre Georg Sporschill, lavora da molti anni con gli ultimi della scala sociale?”, chiede padre Stimamiglio nel suo libro. “La risposta non è facile, o almeno immediata. È però certamente figlia di un cuore che ha saputo rimanere sempre giovane, e quindi capace di comunicare a tutti le cose fondamentali della vita. Il cuore di un sacerdote con la 'puzza' delle pecore – per prendere a prestito una ben nota espressione di papa Francesco – ben attaccata addosso”.

“Credo che non ci sia nessun 'caso perso'”, ha confessato padre Georg. “Ognuno, anche chi ha assunto uno stile di vita contrario a Dio e quindi al proprio stesso bene, ha diritto alla sua chance”.

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