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Europa al voto, quali scenari?

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© Parlamento Europeo

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 25/05/14

Con l'Italia che chiude alle 23, finiscono le operazioni di voto per il rinnovo dell'Europarlamento

A poche ore dalla chiusura ufficiale – che coincideranno con la chiusura delle urne italiane alle 23 – delle operazioni di voto europee, il volto dell’Europarlamento sembra essere destinato a cambiare molto rispetto al 2009. 

Due i principali cambiamenti: un arretramento del partito conservatore, il Partito Popolare Europeo (PPE), e la radicalizzazione (l’ultra destra nazionalista in molti paesi e i partiti "euroscettici") dello stesso parlamento. In mezzo a questi due estremi il Partito Socialista potrebbe – il condizionale è d’obbligo – raggiungere il PPE come gruppo più consistente e forse superarlo dando così al candidato socialista, il tedesco Martin Schulz, presidente dell’Europarlamento uscente, la possibilità di diventare il "candidato" scelto dai cittadini europei per la Presidenza della Commissione Europea al posto di Manuél Barroso (PPE). 

Questo risultato – quell’indicazione popolare della presidenza – non è ancora un dato acquisito definitivamente, e già ora la cancelliera tedesca Angela Merkel, forte della conferma anche a questa tornata elettorale, non vuole che il "principio governativo" (cioè che a decidere siano i capi di Stato e di Governo della UE) venga superato, per non potenziare la Commissione. E’ evidente che i fattori in campo sono molti e se è un bene che il Presidente venga scelto nella famiglia politica più numerosa, quale essa sia, per rafforzare il principio democratico, è anche vero che rispetto ad alcuni temi un candidato piuttosto che un altro possono dare alcune garanzie in più o in meno. Di sicuro la vittoria socialista potrebbe cambiare, ammorbidendoli, i vincoli dell’austerità in Europa, mentre un Presidente Popolare potrebbe garantire di più alcuni temi sensibili come quelli relativi alla famiglia. Abbastanza sicura la "Grande Coalizione" anche in Europa, seppure più spostata a sinistra rispetto al parlamento uscente per la crescita di socialisti e sinistra comunista.

L’Italia – forte della sua dote di 73 europarlamentari – potrebbe fungere da ago della bilancia in un senso o nell’altro, e l’adesione del partito di governo PD al PSE permetterebbe un ruolo molto forte del nostro paese, alla vigilia del semestre europeo di presidenza, ma l’incognita del Movimento 5 Stelle e di una sua possibile affermazione potrebbe "rompere le uova nel paniere" a Renzi. 

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