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Padre Muscat: Santo Sepolcro, centro cosmico dell’universo

© Synn Wang / Flickr

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Radio Vaticana - pubblicato il 24/05/14

Non è solo un luogo "storico", ma l'origine della fede cristiana

Domenica pomeriggio Papa Francesco si recherà a Gerusalemme, dove incontrerà il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, in occasione del 50.mo anniversario dello storico abbraccio tra Paolo VI e Atenagora. L’evento si svolge nella Basilica del Santo Sepolcro. Il nostro inviato Roberto Piermarini, ne ha parlato con il padre francescano Noel Muscat, superiore della Basilica del Santo Sepolcro:

R. – Certamente, questo incontro è una novità assoluta che ha un significato del tutto particolare, perché per la prima volta troviamo qui quelli che San Giovanni Paolo II ha chiamato “i due polmoni della Chiesa” che si incontrano proprio al centro della cristianità, che è Gerusalemme, e che è il luogo dove Gesù ha sofferto la sua passione, è morto ed è risorto: alla Basilica del Sepolcro.

D. – Il Papa e il Patriarca Bartolomeo, nel corso della celebrazione, si recheranno insieme in preghiera sulla tomba del Santo Sepolcro. Qual è il significato teologico del Sepolcro?
R. – Per noi cristiani il Sepolcro è prima di tutto un evento, non è soltanto un luogo storico. Tanta gente viene qui e visita il Sepolcro come luogo storico; addirittura, qualcuno sorride quando sentono le guide dire che “qui si dice che Gesù sia risorto”. Noi cristiani sappiamo che questo è l’evento della nostra fede, perciò chi viene qua viene per celebrare un evento centrale della sua fede. Quindi, il significato teologico del Sepolcro è fondamentale per la vita del cristiano, perché è qui che Cristo ha compiuto la nostra salvezza ed è qui, veramente – come tanti documenti antichi dicono – che c’è il centro della Terra: non in senso geografico, ma in senso cosmico-teologico. Perciò, ecco, io direi che il contatto con il Sepolcro, anche fisico, per chi ha la fortuna di venire qua, dovrebbe essere un’occasione di crescita nella fede e nell’impegno battesimale.

D. – Dal punto di vista archeologico, quello che si venera a Gerusalemme è veramente il luogo dove è stato sepolto Gesù?
R. – Certamente l’archeologia ha il suo valore. Qui ci troviamo in un luogo antichissimo; abbiamo testimonianze archeologiche nelle pietre, e negli anni Sessanta qui sono stati fatti anche degli scavi dai nostri archeologi francescani, specialmente da padre Virgilio Corbo, dello Studium Biblicum Franciscanum, dai quali è risultato che nel primo secolo questa era una cava di pietra non più attiva, fuori dalla città, e che qui venivano crocifissi i criminali; e c’erano anche dei sepolcri, testimonianze di sepolcri antichi anche nella stessa chiesa, che oggi sono ancora visibili. Poi abbiamo testimonianze letterarie, come Eusebio di Cesare che ci racconta della costruzione della magnifica Basilica costantiniana … quindi, l’archeologia qui è molto importante! Certo, è difficile capire, per chi non è preparato, come nella chiesa di oggi siano inglobati tutti questi ricordi archeologici; ma certamente, con un po’ di studio, si riesce a capire come questo luogo, che è stato distrutto diverse volte, è stato sempre ricostruito con lo stesso amore, nello stesso luogo, perché i cristiani hanno creduto che l’evento della salvezza sia veramente successo qui.

D. – Quanto sono importanti per la Terra Santa i pellegrini e i pellegrinaggi, in questo luogo del Santo Sepolcro che, ovviamente, è il più visitato?
R. – L’importanza del pellegrinaggio prima di tutto è per gli stessi pellegrini, perché io continuerò sempre a ribadire che venire a Gerusalemme significa ritornare alle origini della nostra fede. Ma è anche importante per la comunità cristiana locale: questo è molto importante, perché la comunità cristiana locale che è molto esigua, come sappiamo – è una piccola comunità – ha bisogno del supporto, non soltanto materiale – certamente, anche del supporto materiale – ma del supporto morale della cristianità. Adesso stiamo vedendo anche tanti pellegrini dall’Oriente, che prima non venivano: si vede la Chiesa universale, nelle sue divisioni ma anche nelle sue ricchezze.

D. – Una domanda che è un po’ una curiosità: la Basilica del Santo Sepolcro è retta dai francescani di Terra Santa, dagli ortodossi e dagli armeni. Ma come mai è una famiglia musulmana che ogni mattina ne apre il portone?
R. – Ci sono ragioni storiche. Sappiamo che alla fine del regno crociato, nel 1187, Saladino ha consegnato il diritto dell’apertura della Basilica a delle famiglie musulmane. I cristiani dovevano pagare per entrare nella Basilica. Questa è una cosa che è rimasta nei secoli e sappiamo benissimo che fa parte del famoso “statu quo”, cioè del fatto che qui ci sono delle regole ferree che sono rimaste per lunghi secoli, che oggi sono anche benefiche per questo luogo, nel senso che così c’è una pacifica convivenza delle comunità.

Qui l’originale

Tags:
terra santa
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