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«Per me se n’è innamorata»

A School of Love: the Sacred Liturgy and Education – it

CC Charlotte Bromley Davenport//www.thepapalvisit.org.uk

Gilberto Borghi - Vinonuovo.it - pubblicato il 23/05/14

L'esperienza di un professore di religione: "i miei studenti si concentrano su cose che, per noi, sarebbero forse un po' marginali". E si chiede: accolto così il Vangelo parla di più o di meno?

Mi è capitato già altre volte di verificarlo. I miei studenti sono davvero post-cristiani. E di solito noi diamo a questa parola una connotazione negativa. È vero, essere post-cristiani non è un bel fatto. Vuol dire che l’annuncio di Cristo, in qualche modo non è riuscito a entrare sufficientemente nel cuore delle persone, che vivono "come se Cristo non ci fosse", pur avendone udito la Parola.

Ma in realtà, oltre a questa connotazione negativa, ce ne sono di positive. Una di queste è certamente, almeno per gli studenti delle ultime generazioni, quella di essere quasi "riverginati" rispetto alla lettura della Bibbia. In una prima, come al solito, metto in mano loro i vangeli tascabili con cui mi sono attrezzato. Per moltissimi è la prima volta che vedono un testo sacro dal vivo. "Ma prof. è scritto in piccolissimo!". "Dai che ci vedi, sei giovane tu, hai gli occhi buoni". E poi spiego loro il sistema delle citazioni bibliche. Dopo di ché "giochiamo" un po’ a trovare dei passi evangelici.
"Ok, adesso provate questa: Gv 8, 3-11", gli dico, mentre scrivo sulla lavagna la citazione. Con il clima e la concentrazione di una vera gara passano alcuni secondi. "Trovato!" dice il più svelto, alzando di scatto la mano. "Bene, – rispondo – leggi quello che c’è scritto e gli altri controllino che sia giusto". "Allora gli sc … scribi … e i fa … fàrisei". "Farisèi si dice". "Farisèi sì…, gli condussero … una donna colta in … adulterio. Cos’è adulterio prof?". Già la lettura per loro non è facile per nulla, ma ovviamente il linguaggio biblico lo è ancora meno. Perciò le domande si moltiplicano: "Cosa vuol dire lapidare?" "Ma chi sono questi qua che la vogliono uccidere?" "E sto Mosè che fa delle leggi assurde?". Però ci sono anche brandelli di memoria che affiorano da chissà dove. "Ah! Questa l’avevo già sentita, chi è senza peccato scagli la prima pietra … ecco dov’era!"

Con molte soste e un po’ di fatica arriviamo però, al centro del racconto. Mattia: "Però, furbo Gesù! Così si sono condannati da soli … volevano ammazzarla, ma l’hanno presa in quel posto". Risponde Lorenzo: "Però mica tanto furbo, se ce n’era uno che non aveva peccati l’ammazzavano". "Ma non è possibile – ribatte Mattia – che uno non faccia peccati, dai, per me è stato furbo". "Però, pensa che strizza si è presa sta poveretta" commenta Ilaria. "Vabbbé se l’è cercata, dai – le risponde Paola – lei lo sapeva quello che rischiava". "Ho capito – ribatte Ilaria – ma trovarsi lì, insomma … e pensa, però, a quello che deve aver provato per Gesù … Oh! Gli ha salvato la vita! Per me, se era un po’ "figo", se ne è innamorata!"

In genere chi conosce già il brano, ne vede immediatamente il significato in termini di idee. Idee anche perfettamente corrette: "Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva". Ma idee che sorvolano velocemente sulla corposità dei fatti narrati, impedendoci di fermarci a ciò che invece per i miei studenti è "evidente", perché sorge dal testo se lo guardiamo con occhi diversi. Ecco cosa significa "riverginati": puliti dalle "sovrastrutture" scontate che di solito guidano a priori la lettura dei brani biblici, impedendoci di essere concreti nella percezione dei fatti narrati.
I miei studenti si concentrano su cose che, per noi, sarebbero forse un po’ marginali. La dinamica relazionale di Gesù e la sua astuzia. L’emozione provata dall’adultera. Una ipotetica bellezza fisica di Gesù. E poi, non da ultimo, il sentimento che l’adultera prova per Lui alla fine. Insomma più che le idee e i significati, la realtà, i corpi, le emozioni. Ma, ad esempio Ilaria, coglie ugualmente il senso del brano. Solo che ci arriva per un’altra via, rispetto a quella che pratichiamo spesso noi, già apparenti conoscitori del testo. Ci arriva col cuore e l’immaginazione, senza "dogmi" razionali eccessivi, lasciando che la corposità plastica del racconto le consenta di immedesimarsi quel tanto che basta per "sentire", più che per capire, quello che il testo dice.

E mi chiedo: ascoltato così il vangelo parla di più o di meno? Credo che così colpisca la persona in più "cervelli", non solo e non tanto in quello razionale, ma soprattutto in quello emozionale. Certo, lo so, si rischiano magari letture arbitrarie, ma il magistero della Chiesa sta lì per questo. Facciamolo lavorare allora, se questo apre percezioni e sensi della scrittura che ci aiutano di più ad amare Cristo. Ilaria in fondo, viene a dirci che questo sarebbe davvero il suo desiderio.

E Ilaria è in buona compagnia. «Sciolta la parata rimase solo Gesù con la donna la in mezzo. La Misericordia, caduta ai suoi piedi, ora amabilmente si eleva e carezza con lo sguardo gli occhi di lei: "Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?". Ed ella incantata: "Nessuno, Signore". "Neanche io ti condanno, va in Libertà…". Ma lo sguardo di Lui, ora, è nel suo cuore, che dolce sussurra: "Voglio Te!". (G. Da Candia – La vera amabilità del Cristianesimo – Rubettino, pp. 109-110)

Qui l’originale

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