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Cosa significano le parole di Gesù “Io sono la Via”?

Thomas Hawk

padre Carlos Padilla - Aleteia - pubblicato il 23/05/14

Egli si fa mio cammino, posso calpestarlo, posso passare attraverso di Lui

Spesso non sappiamo quale sia la via da seguire. Confondiamo le verità. Ci sbagliamo e viviamo una vita diversa da quella che Dio sogna per noi. Gesù è la nostra risposta, la nostra verità, la nostra via, la nostra vita.

Tante volte nella vita non conosciamo la strada. Camminiamo perduti, senza una direzione chiara, e non sappiamo cosa ci chiede Dio. Nella Giornata Mondiale della Gioventù del 1989 a Santiago de Compostela, questo era il tema che ha accompagnato tanti giovani.

Ricordo l'impatto che ha avuto in me quell'affermazione di Gesù. Stavo per iniziare il mio cammino vocazionale. Ero disposto a seguire Gesù ovunque andasse. Mi sentivo piccolo e scoprivo quel Gesù vicino che mi mostrava che Lui era la via della mia vita.

Quelle parole hanno confermato la mia intuizione, hanno rafforzato la mia anima, hanno illuminato il mio cammino. Sapevo che potevo seguirlo solo se mi fidavo dei suoi piani, se mettevo la mia vita totalmente nelle sue mani, se lasciavo il timone perché fosse Lui a guidare la mia barca.

In quel momento della mia vita quelle parole sono calate profondamente dentro di me e vi sono rimaste per sempre. Lui è la mia verità, la mia via, la mia vita.

È vero, però, che a volte non ci fidiamo tanto dei suoi piani. Non crediamo che Lui sia la via migliore. Non lasciamo il timone. Preferiamo le scorciatoie, le vie segnalate, i cammini più pianeggianti e facili.

Ci spaventa iniziare cammini che non portano da nessuna parte, aderire a verità che ci privano di certe cose, scegliere una vita diversa da quella che ci aspettavamo.

A volte ci fa paura seguire vie che non ci rendono felici. Ci spaventa dover fare marcia indietro se ci sbagliamo, perché è facile sviarsi e sbagliare il cammino segnalato.

Ogni parola nell'ultima cena ha un valore speciale. Quella notte, di fronte al timore dei suoi, che si sentono perduti, dice loro un po' di più di sé: “Io sono la via. Non solo vi aspetto. Non solo verrò a cercarvi. Non solo sono stato all'inizio del vostro cammino e ci sarò alla fine, tenendovi un posto. Mi faccio cammino perché sappiate dove mettere i piedi ogni giorno. Divento quotidiano. Passate per me. Calpestatemi”.

Gesù si adatta a noi. Lo ha fatto per tutta la sua vita. Si fa cammino per noi. I suoi sono perduti. Angosciati da domande che riempirebbero di tenerezza Gesù. Ma si fidano di Lui.

Dice loro che si fa cammino. Che si mette sotto di noi. È un'immagine impressionante. Che il suo costato si apra perché possa passare, toccarlo, calpestarlo. E si fa cammino per ciascuno.

Perché ciascuno ha il suo cammino, è vero, ciascuno di noi ha una vocazione, uno stile, una storia di ricerca di Dio, una storia unica, piena di idee, di opzioni, di decisioni, di bivi, di pianure, di boschi, di montagne, di campi aperti o di deserto, di notti stellate o notti oscure. Giorni di pieno sole o di ombra di alberi, di pranzi con gli amici o di solitudine.

Gesù è la via per ciascuno. Non è una via rigida alla quale dobbiamo adattarci. A volte pensiamo che dobbiamo metterci tutti su un'unica via. Ma Lui si fa mio cammino. Posso calpestarlo, posso passare per Lui.

Per me questo vuol dire semplicemente stare con Lui, in base a ciò che sono e a ciò che sogno, che modelli il mio cuore in base al suo, misericordioso, povero, aperto alla vita, fiducioso, che sappia spezzarmi per altri, che possa ricevere ogni giorno il dono di vivere al massimo.

Egli è il mio cammino. Percorrere Gesù. Il suo sguardo. Il suo modo di ascoltare. Il suo cuore. Il suo pensiero, i suoi sogni, le sue paure, i suoi amori. I suoi piedi feriti, le sue mani che curano, accarezzano, sollevano e benedicono.

Percorrere con Lui Nazareth, con Maria, quando devo vivere la vita nascosta e quotidiana. Percorrere con Lui il lago nel mio viavai quotidiano, nella pesca, ricevere la sua chiamata sulla riva, andare con Lui e avere il coraggio di non assicurare la mia vita che a Lui, camminare con Lui per la Galilea, mangiando, parlando con Lui, guardando come guarisce, come tocca il cuore di altri, come benedice, come spezza il pane, come solleva e accoglie.

Andare a Gerusalemme accanto a lui quando mi tocca la croce, morire un po', o quando tocca a quelli che amo. Accompagnarlo a Betania e godere dell'amicizia e dell'allegria. A Emmaus e raccontargli la mia vita mentre il mio cuore arde e lo vedo per un momento, anche se lo perdo subito.

Altre volte, in silenzio, semplicemente stare al suo fianco come Giovanni, quando lo ricevo nella Comunione. A volte lo nego e mi guarda, altre volte lo seguo e mi aspetta, altre ancora me ne vado e mi rispetta. Si fa cammino ovunque vada. Si fa mia pietra, mia roccia, mia sabbia, perché possa conoscere il passo successivo.

È la via e il pellegrino che va al mio fianco, quello che mi segue se vado avanti e mi aspetta se resto indietro. Quello che mi aspetta ma torna indietro per me. Perché gli importa di me. Se cambio direzione torna a fare strada in quella nuova opzione. Non è mai tutto perduto. Esce a cercarmi, non aspetta che torni al sentiero giusto.

Credo che questo che ci dice ci dica molto su com'è Gesù, com'è la nostra vita con Lui. Ogni giorno è una nuova opportunità. Ogni giorno ci mostra la via, non si chiude mai tutto.

È questo che dice ai suoi amici: “Confida. Sempre. Sono tutto per te. Domani morirò, ma resto. Perché ti amo. Perché so che non potete vivere senza di me, né io senza di voi. Io sono la tua vita, vicino a me la tua vita crescerà e diventerà feconda, avrà senso, profondità, intensità. Io sono la tua verità. La tua parte più profonda, il tuo nome, quello che sei nella tua nudità, nella tua bellezza, nel tuo segreto, nel tuo mistero. Lì sono Io. Mi prendo cura di te nel più profondo. Io sono la tua via. Perché non ti senta mai perso. Amo la tua via. È piena di possibilità. In quella via, che tu a volte disprezzi, è dove mi rendo presente e ti aspetto. È la via che ti farà felice”. Sono parole di speranza e di luce. Non vogliamo lasciare il suo cammino, perché è il nostro cammino.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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