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Chiedere preghiere perché piova è conforme alla fede cristiana?

© Chris Metcalf

Cristianismo y Ecología - pubblicato il 23/05/14

Non si tratterebbe di una forma di panteismo o magia?

L'acqua è un elemento fondamentale per la vita dell'uomo e per la civiltà. Tutte le religioni, sin dagli albori dell'umanità, si sono rivolte alle “potenze superiori” per invocare la pioggia. Ci sono riti ancestrali a questo scopo dall'Africa animista alla Grecia pagana al lontano impero azteco.

Di fronte alla minaccia della siccità, anche i cristiani da secoli hanno come tradizione di celebrare Messe e invocare l'intercessione dei santi affinché piova. Ancora oggi, in varie diocesi, i vescovi si rivolgono ai fedeli con questa intenzione. Si tratta di una reminiscenza di riti magici, di superstizioni? Che validità hanno attualmente queste preghiere?

Per rispondere, abbiamo recuperato una lettera dell'ex arcivescovo di Valladolid e oggi arcivescovo di Toledo (Spagna), monsignor Braulio Rodríguez Plaza, pubblicata nell'ottobre 2005 nel contesto di una grande siccità. Nel testo, il presule spiega qual è il senso cristiano di questo tipo di preghiere.

Abbiamo bisogno di pioggia abbondante per i campi, di alimentare le acque sotterranee e favorire la nostra salute. È sufficiente ascoltare le previsioni meteorologiche, che tra l'altro non indicano che le piogge sono vicine? Come cristiani possiamo fare qualcosa di più? Senza dubbio. Le nostre comunità cristiane devono pregare insistentemente per la pioggia, perché si è quasi perso il costume di pregare pubblicamente per essa. Si può, quindi, recitare la preghiera propria per questi casi: ad petendam pluviam (per chiedere la pioggia).

Come si può intendere questa richiesta in una società tanto secolarizzata come la nostra? È un problema della società secolarizzata, ma non c'è assolutamente alcuna ragione che giustifichi il fatto che i credenti non supplichino Dio perché piova in periodi di siccità. Il credente riconosce così la sua indigenza e la sua incapacità di uscirne: confida, almeno implicitamente, nel fatto che solo Dio può salvarlo, anche se egli può fare molte cose. Con questo riconoscimento, il credente si pone quindi nella verità. E questo è molto, perché il credente accetta se stesso nella sua indigenza radicale e accetta Dio come l'unico che può porvi rimedio.

In questo modo non facciamo ritorno a uno stadio della fede già superato? Non staremo confidando nella magia o in riti indegni di chi crede in Dio? Assolutamente no: le nostre preghiere – e anche i riti che le accompagnano e le sostengono – non forzano Dio a concederci ciò che chiediamo. Una cosa è la magia, un'altra molto diversa è la preghiera che nasce dalla fede. La magia pretende di impadronirsi di Dio e di mettere il suo potere al servizio delle necessità e dei capricci di chi la pratica. La preghiera cristiana si limita a esporre a Dio il desiderio o la necessità, confidando nel fatto che Egli esaudirà o rimedierà come e quando il suo amore lo disponga. La magia ha come radice la volontà di potere e dominio; la preghiera cristiana, invece, viene dall'offerta fiduciosa al Signore, che sappiamo che ci ama.

È per questo che nelle nostre necessità e nelle nostre angosce dobbiamo ricorrere a Dio. Per quanto possiamo intervenire sul corso delle cose con la scienza e la tecnica, c'è sempre qualcosa nella realtà che ci sfugge. Un'altra cosa è pregare perché piova a nostro capriccio e allo stesso tempo sprecare stupidamente l'acqua, come avremo fatto tante volte. Tutti dobbiamo senz'altro cooperare a uno sviluppo sostenibile e a un equilibrio ecologico; deve anche crescere tra noi la responsabilità personale e dei poteri pubblici a prendersi cura globalmente del pianeta Terra, abbassando gli indici di inquinamento, e a non consumare in modo smisurato come se la natura non fosse mai intaccata. Tutti siamo responsabili della Terra e delle alterazioni superflue che prima o poi si ritorcono contro di noi.

Invito quindi ciascuno in particolare e le comunità cristiane e pregare chiedendo al Signore la pioggia, che riteniamo necessaria, e confidando in Lui, che conosce meglio di noi ciò che ci serve: “Tu visiti la terra e la disseti: la ricolmi delle sue ricchezze. Il fiume di Dio è gonfio di acque” (Sal 65,10).

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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