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La preghiera di Francesco e Bartolomeo

© AFP PHOTO / OSSERVATORE ROMANO

La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 22/05/14

A Gerusalemme da dove è iniziato il cristianesimo, i seguaci di Gesù provano a ricostruire l'unità

di Graziano Motta

La commemorazione degli eventi del 1964 in Terra Santa, protagonisti papa Paolo VI e il patriarca di Costantinopoli Atenagora, sono giustamente al centro del pellegrinaggio che sta per intraprendervi papa Francesco, avendo essi aperto la strada per la ricomposizione dell’unità dei cristiani lacerata dal grande scisma del 1054. 

E non poteva non avvenire a Gerusalemme, perché all’abbraccio di cinquant’anni fa dei due, sul Monte degli Ulivi – emblematico luogo, da dove con l’ascensione di Gesù al cielo ebbe inizio l’evangelizzazione del mondo – seguì subito la riconciliazione “ufficiale” dei successori di Pietro e di Andrea con la revoca delle reciproche scomuniche. E cominciò tra cattolici e ortodossi quel cammino ecumenico che in mezzo secolo ha compiuto passi tanto importanti da non poter far sorgere dubbi, per celebrare l’anniversario, su un nuovo incontro “al vertice”, che avviene a Gerusalemme, proprio nella basilica del Santo Sepolcro, deposito e testimone della Resurrezione di Gesù. Di più – addirittura senza obiezione alcuna – con un incontro allargato a tutti i capi delle confessioni cristiane, segnato dalla recita, tutti assieme, del Padre Nostro, nella comune esaltazione della Santissima Trinità.

Si realizzerà così, nel pomeriggio di domenica 25 maggio 2014 quel che aveva in cuore Atenagora per i primi di gennaio del 1964 in occasione della celebrazione del Natale ortodosso. Racconta la storia dell’Istituto Ecumenico di Tantur – il primo frutto dell’incontro tra Paolo VI e Atenagora (sorge in un luogo emblematico di Terra Santa, sulla collina a metà strada tra Gerusalemme e Betlemme) – che il Patriarca ortodosso, appena appreso che il Papa sarebbe arrivato pellegrino in Terra Santa proprio per Natale, pensò subito che sarebbe stato «un grande atto della Divina Provvidenza se i  capi delle Chiese cristiane avessero potuto riunirsi a Gerusalemme per pregare insieme nei Luoghi Santi». Questo allora non avvenne. Il 5 gennaio egli potè soltanto abbracciare papa Montini; ma nel disegno della Divina Provvidenza quell’atto di riconciliazione fraterna fu lo stesso “grande” e così ricco di Spirito Santo da aver suscitato e realizzato tanti eventi straordinari – oltre a quelli che ci sembrano divenuti “ordinari” –  dei quali è ricca la storia di questi cinquant’anni delle relazioni ecumeniche. 

E non soltanto in Terra Santa per i quali, nei trent’anni in cui ci ho vissuto, sono stato testimone. Penso naturalmente ai pellegrinaggi compiuti dai successori di Paolo VI, i pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI; e quello di papa Wojtyla proprio in occasione del Gran Giubileo dell’Anno Duemila. Essi sono stati certo protagonisti di eventi ecumenici lontani dalla Chiesa Madre gerosolimitana ma che hanno inciso in profondità in essa, nei rapporti interconfessionali cristiani, quali  – per citarne alcuni – gli incontri di preghiera ad Assisi, la celebrazione congiunta dell’Anno Paolino, la partecipazione e il discorso del patriarca Bartolomeo nella Cappella Sistina all’ultimo Sinodo dei Vescovi cattolici. 

È venuto stabilendosi così, anzi crescendo, il clima di fraternità e di testimonianza che si coglie ogni anno nella celebrazione dell’Ottavario per l’unità dei cristiani, una settimana di preghiere che coinvolge tutte le comunità cattoliche, ortodosse e protestanti, suggestiva perché impregna i partecipanti della ricchezza, nella diversità, dei loro riti.  

La testimonianza di fede è poi sfociata quest’anno nella celebrazione della Pasqua nella stessa data, avendo  i vescovi cattolici dei diversi riti condiviso quella del calendario giuliano seguita dagli ortodossi; così come il Natale viene celebrato dai fedeli ortodossi il giorno 25 dicembre, quello dei cattolici. Restano invariate, per ragioni connesse allo statu quo, le date di celebrazioni differenti nelle basiliche del Santo Sepolcro e della Natività; ma per tutti i cristiani di Terra Santa si è realizzato il grande sogno di vivere insieme, e di rappresentarlo ai seguaci dell’ebraismo e dell’islam, le loro due maggiori festività.

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ecumenismoterra santa
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