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In memoria di Jacinto Convit, scienziato saggio e umile

© Magdalena Valdez

Reporte Católico Laico - pubblicato il 22/05/14

Colui che ha scoperto il vaccino contro la lebbra diceva che l'amore è l'unico antidoto contro l'odio

È morto in Venezuela a 100 anni un grande medico e uomo dedito alla sua vocazione, Jacinto Convit, scopritore del vaccino contro la lebbra e grande esempio di lotta contro il cancro. Uno scienziato eminente e un uomo credente e umile che si è dedicato al servizio agli altri. Dal Venezuela, ci arriva questo articolo della giornalista Macky Arenas quattro anni fa a mo' di omaggio.

“Dio lo illumini!”, esclamano i pazienti dell'Ospedale Vargas. In dieci minuti è pronto il vaccino per la cura del cancro che sperimentano lo scienziato e la sua équipe. “Manca molto per arrivare alla meta, non vogliamo creare false aspettative”, dice Convit dall'alto della saggezza dei suoi 96 anni. “Dio lo illumini!” è la frase che si sente ripetere dai malati che aspettano il saggio del Vargas. L'Istituto di Biomedicina, contiguo all'ospedale, è oggi un brulichio di persone colpite da quella che si chiama discretamente “brutta malattia”, come se si temesse perfino di pronunciarne il nome. Tutti vogliono vivere. Da tempo questo anziano illuminato ha ingaggiato una lotta senza quartiere contro il cancro.

Quello di cui ha bisogno il dottor Jacinto Convit è il tempo. Ha percorso un lungo cammino attraverso la sua grande passione: la ricerca, grazie alla quale ha salvato l'umanità dalla più terribile e umiliante malattia biblica, la lebbra, fino ad oggi, quando a quasi un secolo si avvicina a ottenere il vaccino contro il cancro. “Non è un vaccino”, ha spiegato fin dall'inizio, “è piuttosto un'immunoterapia. I vaccini sono cure preventive e questo non è lo stesso. La persona deve essere malata perché possa ricevere questa terapia, che si ottiene dal proprio organismo, dal proprio tumore”. Non serviranno milioni di milioni per produrre il rimedio, e ancor meno per avervi accesso.

Questo “miracolo”, come lo chiamano già alcuni, si prepara all'istante e si applica in tre dosi a intervalli di sei settimane. Di 23 persone, solo due non hanno ottenuto miglioramenti. Una aveva il diabete e l'altra era sottoposta a chemioterapia. “In base alla complessità di ogni caso, i cambiamenti tardano o meno, ma ci sono già persone che alla prima o alla seconda dose iniziano a presentare cambiamenti immuni”, ha riferito un membro del gruppo che accompagna il dottor Convit. I risultati sono stati estremamente incoraggianti per far fronte a questa malattia che ha portato alla tomba milioni di esseri umani.

È chiaramente in fase sperimentale, e Dio sta dando il tempo che questo apostolo della speranza richiede per realizzare la fase finale della quota di ringraziamento al suo amato Venezuela, a cui ha scritto una lettera: “Ti ringrazio per essere stato formato nel tuo seno e aver compreso, nel mio passaggio per la vita in te, che è il lavoro condiviso in équipe, consapevole e sostenuto, il più fruttuoso. Aiutaci a comprendere che è così per il tuo maggior splendore”.

Squadra della speranza

Jacinto Convit ha riunito un'équipe che è rimasta al suo fianco nella fede, nello sforzo. Oggi, come autentici francescani della scienza, seminano la speranza in un gruppo senza speranza e l'incoraggiamento in mezzo alla depressione. Non siamo mai stati più defraudati, ed è proprio ora, come se si trattasse di un segno del Cielo, che ci si rivela di nuovo questo eroe civile che si alza come il lottatore dal tappeto, nell'impulso decisivo prima del suono della campana. Sta potenziando cambiamenti nel sistema immunologico della persona colpito con l'uso del proprio tumore. Il composto che viene iniettato è personale, e quindi gratuito.

Se concluderà con esito la fase sperimentale, la cura sarà alla portata di chiunque ne abbia bisogno. Forse la chemioterapia, con i suoi terribili effetti collaterali sull'organismo umano, non sarà necessaria, anzi, probabilmente sarà controindicata. Il costoso trattamento che lasciava fuori i pazienti senza risorse troverà la sua morte naturale nella perseverante e ininterrotta valutazione che questo notevole ricercatore conduce su quanti accorrono volontariamente in massa a sottoporsi a questa prova. Hanno poco da perdere e molto da guadagnare.

In dieci minuti il vaccino è pronto. Non si fabbrica se il paziente non è seduto in attesa. L'interessato si presenta, gli vengono fatti dei semplici test di immunità cellulare con pezzetti di tessuto della parte colpita e si elabora il vaccino il giorno stesso in cui la persona arriva per applicarglielo. Viene somministrato per via intradermica, in una delle braccia. Da quel momento, inizia un controllo rigoroso di tutta l'evoluzione medica del paziente, soprattutto i rapporti dell'oncologo curante. Il dottor Convit non prende un soldo. “Mai nella sua vita ha esercitato in privato”, dicono i suoi collaboratori. Ed è vero. La fila di pazienti alla porta del suo studio, giorno dopo giorno, prova che questo luminare della medicina si è consacrato a chi ha di meno.

Alleviare il dolore umano

Tra poco avrà cent'anni, la quasi totalità dei quali dedicata al duro e silenzioso lavoro della ricerca senza perdere la sua lucidità, né la sua simpatia o la curiosità di sapere, né la sua semplicità, men che meno il suo trattamento umano e affabile. È una persona allegra e scherzosa, il che non smette di sorprendere in un uomo che deve aver visto sfilare il dolore mano nella mano con la miseria, il pianto e l'impotenza nel corso di tutta la vita. Una volta ha ricevuto la nomina al Nobel per la Medicina e la meschinità glielo ha strappato. Ma lui non si è lamentato né si abbattuto. Semplicemente, ha portato avanti quello che ha fatto tutta la vita: alleviare la sofferenza umana.

Grazie a lui il Venezuela è stato la prima Nazione del mondo a mostrare che la dignità dell'essere umano che soffre per la lebbra deve essere preservata e che un malato non deve essere umiliato né rifiutato, ma assistito e curato. Oggi Jacinto Convit sta indicando al mondo la via verso la cura del cancro e una formula per far arrivare le terapie a quanti non potrebbero mai coprire i costi esorbitanti dei trattamenti attuali, dolorosi, prolungati e per nulla garantiti, in altre parole alla maggioranza della gente. “Manca molto per arrivare alla meta, non vogliamo creare false aspettative”, dicono nel laboratorio, ma Convit incoraggia, orienta, assiste personalmente i pazienti, ha coinvolto con il suo entusiasmo collaboratori esperti che erano sul punto di ritirarsi. Nessuno può dirgli di no. Convince con il suo impegno a salvare vite e ad apportare all'umanità un po' di sollievo; e convince con i suoi occhi azzurri profondi, commoventi, pieni di immensità e di dolcezza.

Senza misteri o segreti

Quando siamo andati a intervistarlo, per la sua biografia su Globovisión, ci ha dedicato il tempo di cui avevamo bisogno, con la bontà e la gentilezza che lo caratterizzano. Ci ha raccontato la sua storia mostrando una memoria invidiabile. Raccontava le sue esperienze con umiltà, come se si trattasse di una persona comune, con una conversazione estremamente fluida. Il suo studio è di una semplicità che contrasta con il suo curriculum impossibile da assimilare in una sola lettura. Si arriva a chiedersi se noi giornalisti non siamo un intralcio per questo tipo di menti in stato di creazione permanente e ancor di più se andiamo con telecamere, luci, fili e microfoni. Chiunque potrebbe sentirsi infimo davanti a tanta saggezza, ma quegli occhi azzurri instillano fiducia: “Coraggio, chiedi e ti risponderò”. E allora ci si lancia. È una di quelle persone speciali capaci di tirar fuori il meglio da ogni interlocutore. I suoi assistenti lo adorano, letteralmente. Ha moltissimo riguardo, ha chiesto se ci avevano facilitato le cose, se avevamo bisogno di qualcos'altro. Ha confessato che tutto ciò che gli manca è il tempo, e che se Dio glielo concederà porterà avanti questa terapia contro il cancro.

È stata una lezione che ha avuto un fiore all'occhiello. Quando gli abbiamo chiesto cosa dovessimo fare per arrivare alla sua età nelle sue condizioni, ha risposto: “Bisogna amare e lasciarsi condurre. L'odio uccide, l'amore cura”. Non resta che togliersi il cappello davanti a Convit. Ci uniamo alle umili voci che ogni giorno lo mettono nelle mani del Creatore: Dio lo illumini, e soprattutto lo benedica!

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
lebbratestimonianze di vita e di fede

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