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Dopo la morte c’è… la nostra casa

© Luz Adriana Villa / Flickr / CC

padre Carlos Padilla - Aleteia - pubblicato il 20/05/14

C'è un luogo pensato per me in cielo, quella casa rimpianta che desidero tanto, quella terra sognata che mi aspetta, insieme a quelli che amo

Gesù ci parla del cielo e ci dice che lì c'è molto spazio: “Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io”.

Gesù parla della casa di suo Padre. Preparerà la casa per noi, adattata alla nostra verità. Perché Gesù è la verità della nostra vita. Per questo prepara un posto per ciascuno. Perché abbiamo il nostro spazio. Un posto originale, adattato alla nostra verità.

Non siamo in sovrappiù, ma necessari per costruire la Chiesa, per riflettere la verità di Cristo risorto. Abbiamo qualcosa di originale da apportare: “Avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale”.

Siamo necessari per mostrare il volto completo di Cristo. La nostra pietra è fondamentale. È la pietra lavorata da Cristo a partire dal nostro essere. Egli lavora sulla nostra roccia.

Come dice papa Francesco, “Dio non desidera una casa costruita dall'uomo, ma desidera la fedeltà alla sua Parola, al suo disegno; ed è Dio stesso che costruisce la casa, ma di pietre vive segnate dal suo Spirito”. Siamo pietre vive, santuari vivi, nei quali risplendono il volto di Dio e la sua misericordia.

È bello pensare che in cielo ci sia un posto pensato per me, un luogo fatto a mia misura, quella casa rimpianta che desidero tanto, quella terra sognata che mi aspetta, insieme a quelli che amo. Sì, Gesù lo ha già previsto.

Non mi aspetta in una sala immensa, senza tener conto di chi sono io, della mia verità più intima, dei miei gusti, dei miei sogni, dei miei desideri. Rispetta tutto. Conta sulla mia storia. Gesù ci guarda con amore, con misericordia, riconosce la nostra ferita e prepara un luogo in cui possiamo vivere eternamente.

È bello pensare a questo. Gesù ci aspetta, anela al nostro arrivo, ha tutto previsto. Per questo ci dona la sua misericordia, il suo amore concreto. Preghiamo nei salmi: “Ecco, l'occhio del Signore veglia su chi lo teme, su chi spera nella sua grazia, per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame” (Sal 33, 18-19).

Il cielo è quel luogo sacro in cui tutto avrà un senso. Lì riposeremo e avremo pace. Lì siamo attesi. Gesù sarà alla porta aspettando il nostro arrivo.

A volte, però, nel cammino della vita, il nostro cuore trema. Gesù ci incoraggia: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Le sue parole sono una consolazione. Perché è vero che la vita ci spaventa. Come conoscere la via, come comprendere i suoi passi, come seguirlo sempre senza commettere errori? Il cuore trema e diventa codardo. Il cuore non si fida del cammino che segue.

Gesù pronuncia queste parole nell'ultima cena con i suoi amici. Quanto li ama! Sa che la sua vita in questo mondo sta per terminare, e come un padre si preoccupa per i suoi. Dipendono da Lui. Il loro cuore trema. Hanno paura di non poter andare avanti se Lui non è con loro. Hanno lasciato tutto per Lui. La loro vita si è riempita di senso. Hanno camminato, navigato, vissuto, mangiato insieme. Quanti cammini percorsi!

Ciascuno di loro, in quella cena, avrà ripercorso nel suo cuore i momenti migliori con Gesù. Come avrebbero potuto vivere se Lui se ne andava? Per questo tremano.

Come trema il mio cuore per la paura di perdere ciò che amo di più… Trema di paura di fronte all'incertezza del futuro. Trema pensando al vuoto, all'assenza, alla perdita di ciò che amo maggiormente. Gesù conosce il cuore e si commuove.

Gesù conosce il nostro cuore. La nostra fragilità lo colpisce. In quel momento, anche Lui trema. Vorrebbe anche Lui stare sempre con i suoi. Lo farà. Sa che hanno bisogno di Lui, ma allo stesso tempo anche Lui ha bisogno dei suoi amici. Da quando li ha scelti per nome, ciascuno di loro, non si sono mai separati. Sono rimasti con Lui. Sono arrivati insieme a quel momento.

Quanto li ama! Quante storie insieme, quanti aneddoti! Lo commuove pensare a quanto saranno deboli senza di Lui. Con Gesù avevano sempre sentito che non poteva accadere loro nulla di male. Gli piacerebbe proteggerli da ogni difficoltà.

Il suo cuore trema davanti alla piccolezza dei suoi. È sempre la stessa cosa, Dio si commuove davanti alla nostra debolezza. Quante cose dice loro quella sera! Quanto poco capiscono! È in quella notte che i gesti sono più importanti, ma le parole escono dal cuore e loro le custodiscono. Non vuole smettere di dire loro che li ama senza misura, fino all'estremo.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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