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L'Osservatore Romano - pubblicato il 19/05/14

Si stanno scoprendo sempre più pianeti simili alla Terra

di Pavel Gabor s.j.

A Tucson, in Arizona — dove si trova il più grande strumento di ricerca della Specola Vaticana, il telescopio sul Monte Graham —  la Specola Vaticana e l’università dell’Arizona hanno organizzato una conferenza su «La ricerca della vita fuori del Sistema Solare. Esopianeti, Biosignatures e strumenti».

La conferenza è stata una dimostrazione della stretta e fruttuosa collaborazione, fin dal 1980, tra le due istituzioni culturali ed è stata, in questo campo, l’evento più rilevante dell’anno, tanto più che  la Nasa, quest’anno, non tiene la solita conferenza biennale sull’astrobiologia.

L’astrobiologia è una ricerca scientifica interdisciplinare sulla vita nel suo contesto più ampio che comprende: l’abbondanza cosmica, le origini, il futuro e la sua natura.
Scoperte recenti stanno aumentando rapidamente il numero dei pianeti noti con massa simile a quella della Terra; nello stesso tempo gli scienziati stanno scoprendo un aumento simile del campo di estensione delle condizioni estreme in cui la vita può continuare a esistere sulla Terra. Ma quali tecniche e tecnologie ci permetteranno di fare ricerche su tale tipo di vita su questi esopianeti?

Per affrontare questa molteplice sfida, i duecento scienziati partecipanti alla conferenza, hanno condiviso la loro competenza sull’osservazione degli esopianeti, la vita primitiva in condizioni estreme sulla Terra, biosignatures nell’atmosfera, e telescopi cercatori di pianeti.

Uno dei maggiori dibattiti in astrobiologia è la sequenza dei passi successivi da fare che ci permettano di imparare di più circa la vita al di là del Sistema Solare. Gli esopianeti sono fuori della portata delle nostre sonde e la sola possibile opzione nei prossimi decenni, se non secoli, è lo studio a distanza mediante l’analisi spettroscopica della luce riflessa o trasmessa da questi corpi.

Sfortunatamente, la maggiore difficoltà tecnica sta nel poter distinguere la luce dell’esopianeta da quella della stella madre. Parecchi metodi sarebbero disponibili ma richiedono ancora molto lavoro. Scopo principale della conferenza è stato quello di riunire le persone competenti per discutere come procedere nel modo migliore. E, grazie a questo incontro, il consenso ora è più vicino di quanto non lo fosse prima.

Qui l’originale

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