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La trasmissione della fede

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mons. Bruno Forte - Queriniana Editrice - pubblicato il 19/05/14

Comincia allora per Elia il pellegrinaggio nella notte della fede verso la teofania dell’Oreb, il monte santo (cf. 1 Re19,1-18), metafora del pellegrinaggio della vita verso l’esperienza di Dio. Il punto di partenza è la debolezza del profeta, scosso da domande profonde: il suo è il dolore di non riuscire a trasmettere la fede a un popolo che ha conosciuto Dio e l’ha abbandonato, nonostante i segni di misericordia e di potenza ricevuti. Elia è impaurito e stanco: la sua sofferenza nasce dal constatare quella che gli sembra la sconfitta di Dio nel cuore del suo popolo. Il profeta cerca il Signore nel deserto (in ebraico midhbār), luogo per eccellenza della parola (in ebraico dābhār). Ed è nel deserto che Elia apprende la grammatica della fede nel Dio, che gli parla in segni umilissimi: un pane per nutrire le forze nel cammino, un orcio d’acqua per dissetarsi. È lì che il profeta impara ad accettare i tempi di Dio, perseverando nel cammino fino a giungere al monte santo, dove incontrerà il Signore nell’ascolto della voce di un silenzio sottile. Il silenzio di Dio purifica la fede dalle troppe parole, invita alla resa, fa superare il dominio della ragione assoluta, per aprire il cuore all’ascolto, all’adorazione, alla fiduciosa testimonianza ad altri del dono ricevuto, perché anch’essi l’accolgano secondo i tempi e i momenti della libertà e della Grazia. Proprio così, l’incontro con Dio si rivela la vera sorgente della fede e della sua trasmissione, che non si ferma davanti alle resistenze, alle chiusure o ai silenzi, ma offre a tutti, a tempo e fuori tempo, la bellezza del dono.

Esplicitando l’esperienza della fede e della sua trasmissione, densamente significata dalla vicenda di Elia, il libro muove dalle sorgenti della fede, e cioè anzitutto da quell’esperienza, da cui nacque il movimento cristiano nella storia, che fu l’incontro col Risorto, vivente di vita nuova (capitolo 1), reso attuale in ogni tempo dall’azione dello Spirito Santo, soggetto trascendente della trasmissione della fede (capitolo 2). Nella concretezza della storia la fede è trasmessa dalla Chiesa, nell’insieme di tutte le sue componenti (capitolo 3). Il tema della comunicazione della fede (la fede trasmessa) è poi approfondito attraverso l’esame dell’educazione a credere, finalizzata alla maturazione di una carità operosa (capitolo 4), e nella considerazione di che cosa significhi il divenire adulto nella fede (capitolo 5). È tale chi sente il bisogno di offrire ad altri generosamente quanto ha gratuitamente ricevuto da Dio, nella comunione del suo popolo pellegrino nel tempo.

Il percorso del libro continua esaminando la fede professata: il rapporto decisivo per arrivare a credere e a comunicare la fede è quello con la parola di Dio (capitolo 6), che apre alla conoscenza della verità che illumina il cuore e la vita, quella verità che non è qualcosa, ma Qualcuno, venuto a noi come dono dall’alto, il Cristo di Dio (capitolo 7). La fede professata viene così a condensarsi nel Simbolo, l’antichissima formula, breve e grande, per dirsi e riconoscersi reciprocamente come discepoli del Figlio Gesù, verità che salva (capitolo 8). La professione della fede culmina nella celebrazione che attualizza nel tempo l’intera opera divina della salvezza: alla
fede celebrata sono dedicati rispettivamente i capitoli su «Eucaristia e trasmissione della fede» (capitolo 9) e quello sulla teologia del tempio, il luogo dove la fede è celebrata e trasmessa in modo peculiare (capitolo 10). Della fede vissuta si occupano successivamente i capitoli sui testimoni della fede, custodi della vita (capitolo 11), quelli sulla famiglia, ambito vitale della trasmissione della fede (capitolo 12), sulle donne, protagoniste dell’annuncio (capitolo 13), e sui giovani, aurora del mondo che verrà (capitolo 14).

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Tags:
fede
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