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Alle elezioni europee si può votare per la famiglia

Vinogradov Illya
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Il manifesto “Vote for family” impegna i candidati alle elezioni europee sulle politiche familiari. Le adesioni in Italia

Forse non sembra, ma in Europa questa settimana si vota. Tra il 22 e il 25 maggio, in tutti i 28 stati membri dell'Unione europea, i cittadini sono chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento Europeo.

In Italia la scadenza coincide con una tornata di elezioni amministrative. La cosa potrebbe generare un minimo di interesse in più sui destini dell’Unione. Astensionismo e vigorosa ascesa dei movimenti nazionalisti e antieuro sono infatti i fantasmi più temuti dalle forze politiche che credono ancora nel progetto di un’Europa unita immaginato dai suoi “padri fondatori”.

Un’Europa compiutamente politica sarebbe dunque l’interlocutore principale anche per le politiche a favore della famiglia. Per questo la Fafce, la Federazione delle associazioni familiari cattoliche europee, ha lanciato la campagna di sensibilizzazione “Vote for family” (“Vota per la famiglia”), invitando i candidati a sottoscrivere un manifesto come preciso impegno verso gli elettori su questi temi. È la prima volta che vien proposta una piattaforma europea comune.

Per i promotori addirittura “la scarsa affluenza alle urne che contraddistingue le elezioni europee in tutti gli Stati Membri può diventare una reale opportunità per le famiglie”, perché “possiamo votare i candidati che si sono dichiarati disponibili a impegnarsi per promuovere politiche a sostegno della famiglia”.

In Italia, la campagna e il manifesto sono stati promossi in occasione della recente XX Giornata internazionale della famiglia, dal Forum delle associazioni familiari che l’hanno presentato alla Camera dei deputati. Per Francesco Belletti, portavoce del Forum, l’iniziativa indica chiaramente che le associazioni familiari cattoliche credono nell’Europa e nella costruzione di una identità europea, precisando però che: “Se si vuole costruire l’Europa bisogna costruire una cultura di riferimento degli europei e soprattutto tener conto di chi è generatore di bene comune e di coesione sociale”.

Sulle 169 firme raccolte fino ad oggi, i candidati italiani che hanno sottoscritto il manifesto sono 33 secondo quanto riporta il Forum Famiglie, e appartengono quasi esclusivamente ai forze politiche di centrodestra.

Il manifesto impegna i candidati “a tener conto sistematicamente delle necessità della famiglia” su 12 punti: la complementarietà tra uomo e donna, “rifiutando l’ideologia di genere che mira a cancellare le differenze sessuali nelle politiche pubbliche”; il rispetto e la promozione dell’istituzione matrimoniale; la dignità dell’uomo dal concepimento fino al termine naturale della vita, “promuovendo in particolare la realizzazione delle motivazioni contenute nella sentenza della Corte di Giustizia Europea C-34/10 sullo statuto giuridico dell’embrione umano e l’Iniziativa di cittadinanza europea UnoDiNoi”; la promozione del padre e della madre quali primi e principali educatori dei propri figli; la famiglia come soggetto che ha diritto a essere protetto e sostenuto da parte della società; l’applicazione del principio del family mainstreaming in tutte le politiche di settore; il contributo e il ruolo delle associazioni familiari; il valore del lavoro familiare non retribuito svolto dai padri e dalle madri e del volontariato come contributo alla coesione sociale; l’equilibrio tra la vita familiare e la vita professionale; lo sblocco dei negoziati sulla direttiva per i congedi di maternità; un’economia al servizio della famiglia; un lavoro dignitoso e, quindi, politiche del lavoro “che non considerino il mercato del lavoro unicamente in chiave economica e finanziaria”.

L’importanza politica dell’Europa e la delicatezza della prossima scadenza elettorale era già stata sottolineata il 20 marzo scorso dai vescovi accreditati presso l'Unione Europea (Comece, la Commissione delle Conferenze episcopali della comunità europea).

Con un messaggio in 8 punti vollero sottolineare “le questioni di rilievo, valutandole attraverso il prisma della dottrina sociale cattolica”. Nel testo, che si rivolgeva “in prima istanza ai cittadini Ue cattolici”, i vescovi si auguravano che le raccomandazioni espresse potessero “essere ascoltate con favore anche da parte di tutti gli uomini e le donne di buona volontà che hanno a cuore il successo del progetto europeo”, il cui deragliamento sarebbe un danno per tutti.
 

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