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L’ Eucaristia e la catapulta

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Tempo di Prime Comunioni: l'esempio di don Gigi che sa spezzare per i ragazzi il pane della teologia

di Diego Andreatta

Queste domeniche con le vesti candide e il visetto ancora docile per la foto-ricordo ripropongono l’importanza di saper affascinare questi ragazzi al gusto del Vangelo: senza fervorini dolcificanti a ridotto contenuto vitale o le semplificazioni che svaporano nella banalità. E’ un’arte antica quella di saper comunicare ai ragazzi con profondità, effetto parabola. Richiede fatica e preparazione, ma anche la tecnica di saper entrare in dialogo, con diretta semplicità, utilizzando immagini creative e non forzate, che restituiscano la ricchezza della "buona notizia".

Qualcuno ci riesce. Come don Gigi, che pur insegnando diritto in seminario e accompagnando ogni estate quasi duecento giovani alle settimane di Taizè, si è specializzato da buon parroco – ora è a Rovereto – nel parlare ai ragazzi, ai chierichetti, ai partecipanti dei campeggi estivi. Gli hanno chiesto di raccogliere i suoi dialoghi teologici con i ragazzi in un centinaio di pagine dal titolo "L’albero delle ciliegie" (Vita Trentina Editrice) illustrate dalle formichine del "nostro" Fabio Vettori.

Proprio in tema di Eucaristia, ecco come risponde don Gigi a Paolo, un ragazzo che non ha capito perché il catechista gli ha detto che il dono fatto da Gesù sulla croce ci viene presentato di nuovo nella Messa. "Ricordo di aver visitato più volte una chiesetta antichissima, che si trova in campagna ed è dedicata a Sant’Apollinare. Sotto il portico c’è uno splendido affresco, che rappresenta l’ultima cena. Accanto ad esso ce n’è un altro, che rappresenta Gesù crocifisso. Dalle ferite provocate sul corpo di Gesù dai chiodi e dalla lancia escono dei fiotti di sangue, che non cadono a terra perché vengono raccolti da alcuni angeli in calici, che assomigliano a ciotoli: gli angeli raccolgono il sangue prezioso di Cristo per portarlo sugli altari di tutto il mondo e di tutti i tempi. Quindi noi crediamo che, quando riceviamo la comunione, veniamo come catapultati ai tempi di Gesù sul Calvario: è come se fossimo presenti alla crocifissione di Gesù, che ci dona il suo corpo, che significa tutta la sua persona, ed il suo sangue, che significa la sua vita offerta per noi sulla croce".

"Quando andiamo a Messa è dunque come se andassimo alla croce di Gesù, per ricevere il dono che Gesù ci fa di sé stesso?". "Hai detto bene, Francesca. Non a caso nell’Eucaristia il sacerdote dice in nome di Gesù: "Questo è il mio sangue versato (sulla croce) per voi. L’avvenimento della morte di Cristo e della sua risurrezione è troppo grande per rimanere circoscritto in un luogo così piccolo (un pezzetto di Palestina) e in un tempo così limitato (duemila anni fa): esso abbraccia tutto lo spazio e tutto il tempo, tutta la storia e tutta la geografia; e quindi coinvolge pure noi che partecipiamo ogni domenica all’Eucaristia e che, nei segni del pane e del vino, riceviamo quello stesso Gesù, che sulla croce si è fatto dono per noi".

Ai ragazzi don Gigi ha lasciato anche la sua mail: luigigiovannini@virgilio.it

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