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Contro i falsi miti del progresso

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Alla vigilia dell'incontro di lunedì sera a Roma parliamo con uno dei relatori: lo psicologo clinico Marco Scicchitano

Lunedì si terrà a Roma all’Auditorium Antonianum, Viale Manzoni 1, alle ore 21 si terrà un incontro dal titolo “Contro i falsi miti del progresso”. Promotori della iniziativa il dottor Marco Scicchitano, psicologo psicoterapeuta e ricercatore clinico, i giornalisti e saggisti Mario Adinolfi e Costanza Miriano e con padre Maurizio Botta esperto di pastorale giovanile. Aleteia ha raggiunto il dottor Scicchitano per una introduzione agli argomenti della serata.

Scicchitano: Darò una risposta parziale e poco specifica, perché la risposta a questa domanda la daremo esaurientemente insieme agli altri Lunedì prossimo, ed è una sorpresa. Abbiamo pensato questa serata fin dall’inizio come qualcosa che dovrebbe essere caratterizzato da buoni sentimenti di amicizia e gratuità: sarà un dono, visto che è gratuita. E ogni bel dono può essere impreziosito dall’attesa e dalla sorpresa. Approfitto di questa occasione per ringraziare i Frati Minori Francescani e l’Università Antonianum per la disponibilità mostrata. L’Auditorium è veramente un posto eccezionale e particolarmente adatto a quanto andremo a fare Lunedì, non una conferenza, non un dibattito ma qualcosa di diverso.  

Qualche anticipazione?

Scicchitano: In linea generale però, posso dire che per molti di questi falsi miti del progresso vale una condizione trasversale che li attraversa e li rende pericolosi. Vogliono attestare che l’uomo, grazie al progresso e alle conquiste della teconologia, non deve più attenersi ai limiti che ci da il reale e il naturalmente dato, ma che è libero di fare come vuole, di imporsi e affermarsi a prescindere da tutto, e, a volte, da tutti. Io penso che questo sia un grave errore e che poi, a conti fatti, non sia proprio conveniente. I limiti sono sani, sono reali e proprio con le asperità che portano ci danno l’aderenza necessaria per andare avanti senza sbandare troppo e che comunque siano portatori di una profonda armonia che ci fa essere umani.
Inoltre, da un punto di vista prettamente psicologico, questo atteggiamento a volte non corrisponde a scelte che manifestano maturità e responsabilità, cura e rispetto dell’altro ma piuttosto cela un piglio infantile ed egoistico che pone al centro un solo criterio di valutazione: la soddisfazione e i diritti individuali. E questa è una posizione tipicamente infantile.

Su Aleteia abbiamo avuto modo di parlare del volume – un saggio scientifico – che lei e il professor Cantelmi avete scritto insieme: "Educare al Femminile e al Maschile" (Paoline). L’incontro di lunedì a Roma è una occasione per parlare delle vostre ricerche. Che cosa vi ha spinto a scrivere di questo argomento?

Scicchitano: L’iniziativa nasce dall’intuizione del Prof.Cantelmi che la diversità sessuale sarebbe stato un tema importante in cui era doveroso inserirsi con competenza e rigore scientifico. Ha scelto di coinvolgermi proponendomi la scrittura del libro a quattro mani e siamo partiti da quello che è il nostro background professionale quotidiano: il contesto clinico.
Sia io che il Prof. Cantelmi siamo clinici, lavoriamo molto in contatto stretto con persone che si rivolgono a noi presentandosi con il loro modo di vivere ed affrontare i problemi, le loro relazioni e la loro storia. Una disposizione importante per essere un buon clinico, come noi cerchiamo di essere, è quella di "decentrarsi", uscire dal proprio modo di essere e dai propri schemi mentali e cercare di entrare in contatto il più possibile con l’unicità irripetibile che è la persona che di volta in volta ci troviamo di fronte. Capire le sue peculiarità originali e le caratteristiche che gli sono proprie è il modo concreto in cui manifestiamo concretamente l’accoglienza: "ac-cogliendo" la ricchezza di cui è portatrice. Nel nostro lavoro abbiamo imparato ad svincolarci dagli schemi preconfezionati e a mantenere uno sguardo il più possibile "pulito" e scevro da condizionamenti che derivano dalle posizioni ideologiche. In questo modo è risultato evidente che ci sono delle differenze irriducibili tra maschi e femmine e che è importante tener conto di queste caratteristiche, coglierle ed accoglierle per poter dare una risposta professionale di aiuto più efficace ed utile per favorire il benessere della persona. Similmente si può dire del contesto educativo, ambito d’elezione di questo libro, in cui affermiamo che la valorizzazione delle differenze maschili e femminili, è un valore aggiunto che è possibile sfruttare per il benessere degli educandi.

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gender
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