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Famiglie fedeli alla chiamata di Dio

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Dimensione Speranza - pubblicato il 14/05/14


Eppure non era forse una donna splendida d’aspetto che già si era rivelata al servo fedele come "segno" della volontà divina? (cfr. Gen 24,12-51). Secondo un midras8 che già abbiamo avuto modo di ricordare negli anni passati, era necessario che Isacco riconoscesse in Rebecca le stesse qualità spirituali dei propri genitori, che si esprimono nella capacità di ricevere e trasmettere la tradizione testimoniandola nella prassi

"E la portò [Rebecca] Isacco nella tenda di Sara sua madre (Gen 24,67)". Quando Sara era viva, una nuvola [segno della divina presenza] era legata all’ingresso della sua tenda; quando morì, la nuvola cessò. Venuta Rebecca, tornò la nuvola. Mentre Sara era viva, le porte erano largamente aperte [all’ospitalità]; morta Sara, cessò questa larghezza. Venuta Rebecca, tornò questa larghezza. Quando Sara era viva, la sua pasta era benedetta; morta Sara, cessò questa benedizione. Venuta Rebecca, tornò. Quando Sara era al mondo, un lume era acceso dalla notte del Sabato alla notte del Sabato seguente; morta Sara, cessò questo lume. Venuta Rebecca, tornò. E quando Isacco vide che [Rebecca] faceva come sua madre, che prelevava la sua pasta [da offrire ai sacerdoti del Tempio] in purità [secondo le norme prescritte in Nm 15,17-21] ed impastava la sua pasta in stato di purità [secondo le prescrizioni alimentari della Torah], subito la portò nella tenda di Sara sua madre9.

Si conferma in questo modo l’importanza di gesti significativi, che siano segno di una precisa appartenenza e possano garantire la continuità della tradizione nell’orizzonte dell’alleanza.

2.2 Fedeltà nonostante la schiavitù e gli ordini del Faraone .

Un altro esempio significativo lo ritroviamo in alcuni commenti rabbinici relativi al passo dell’Esodo dove si attesta l’ordine del Faraone di gettare ogni figlio maschio nato dagli ebrei nel Nilo (cfr. Es 1,22). Dopo aver sottolineato l’importanza del gesto coraggioso delle levatrici che (temendo Dio) disattendono tale ordinanza (cfr. Es 1,17-20), si descrivono le peripezie delle madri nel nascondere i neonati, nel provvedere al loro sostentamento e nel continuare ad unirsi ai propri mariti; si sottolinea inoltre l’affettuosa sollecitudine divina che, attraverso prodigi e con l’aiuto degli angeli, si prende cura dei piccoli sfamandoli e proteggendoli nei momenti maggiormente pericolosi10. In uno di questi commenti si aggiunge una precisazione particolarmente interessante:

Quando gli ebrei erano in Egitto, si riunivano e stavano tutti insieme, formando un’unica società; essi avevano stabilito di aiutarsi e di assistersi a vicenda, di prestare fedeltà al patto di Abramo, Isacco e Giacobbe, di non dimenticare la lingua dei loro padri e di non apprendere la lingua egiziana onde non incorrere nell’idolatria. Quando gli ebrei circoncidevano i loro figli, gli egiziani domandavano: "A che scopo circoncidete i vostri figli, se tra poco saranno gettati nel fiume?". E gli ebrei rispondevano: "Noi li circoncidiamo e voi fate quello che volete; chi deve morire, morrà, chi deve essere ucciso sarà ucciso, chi è destinato alla vita, vivrà"11.

Il commento rabbinico, sul presupposto che la disubbidienza agli ordini del Faraone è segno di fedeltà a Dio, sottolinea che la medesima si manifesta in un contesto di comunità solidale che sorregge le singole famiglie nel rispetto della tradizione. In tale orizzonte la fedeltà nell’osservanza del precetto della circoncisione, l’unico che Dio ha dato ad Abramo (cfr. Gen 17,1-14), costituisce un segno importante di appartenenza che si rivela aperto alla vita in un contesto di possibile morte: rimanere fedeli al Dio dell’alleanza, nonostante la situazione difficile e precaria, significa scegliere la vita, comunque vadano le cose (cfr. Dt30, 15 ss.).

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Tags:
famiglia
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