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Ci aiuteremo a morire a vicenda

© Pressmaster / SHUTTERSTOCK

Aleteia - pubblicato il 14/05/14

Il patto suicida di due noti presentatori della TV inglese fa riflettere sulla cultura dello scarto

Una decisione sconquassante quella presa da due noti presentatori televisivi inglesi. Davanti alle telecamere hanno infatti promesso di "uccidersi" a vicenda in caso di sofferenza.

Impegno al suicidio

Sono una delle coppie più famose della televisione inglesi e, come scrive fanpage.it il 12 maggio, raramente hanno evitato argomenti spinosi. Richard Madeley e Judy Finnigan ora hanno affrontato il dibattito del suicidio assistito, rivelando i dettagli di un patto suicida che hanno fatto a seguito alla morte della madre di Richard affetta da Alzhaimer.

Dopo 26 anni di matrimonio, i presentatori hanno affermato di aver assunto un ‘impegno’ per aiutare l’un l’altro qualora se ne presentasse la ‘necessità’. Ma secondo la legge britannica, il partner può essere perseguito penalmente se aiutare l’altro a morire, anche se il gesto avviene fuori dai confini del Regno Unito. “Se Judy fosse molto malato, a quel punto basterebbe una piccola spinta per andare oltre il bordo. Non mi importerebbe se ci fosse un il rischio di essere perseguiti”, ha detto Richard.

Mi piacerebbe fare quello è giusto per mia moglie. E mi piacerebbe ‘pagarne’ le conseguenze. Questo è la mia responsabilità come partner”. Judy, 65 anni, ha aggiunto: “Ed io farei lo stesso. Questo è tutto. Abbiamo preso reciprocamente un impegno in tal senso”.

Richard e Judy, divenuti nonni 18 mesi fa, hanno rivelato di aver preso questa decisione, a seguito della scomparsa della madre dell’uomo, il mese scorso. Richard ha spiegato che aveva il morbo di Alzheimer e un cancro ai polmoni. Judy ha aggiunto: “Mi ricordo quando mia mamma è morta nel 2007 e mi sentivo come se fossi stata preso a calci nello stomaco. Ho sentito qualcosa di simile con la mamma di Richard . E’ lo shock della morte."

Papa Francesco sul fine vita

Per il ventennale della Pontificia Accademia per la Vita, il Papa ha offerto una riflessione sul tema degli anziani e dell'eutanasia. Oggi, ha affermato, «si riscontra il dominio tirannico di una logica economica che esclude e a volte uccide, e di cui oggi moltissimi sono vittime, a partire dai nostri anziani». Francesco invita a rileggere un brano della «Evangelii gaudium»: «Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa.

Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppres­sione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive. Gli esclusi non sono “sfruttati” ma rifiuti, “avanzi”». E chiarisce che in quel brano aveva in mente proprio gli anziani e l'eutanasia. «La situazione socio-demografica dell’invecchiamento ci rivela chiaramente questa esclusione della persona anziana, specie se malata, con disabilità, o per qualsiasi ragione vulnerabile».

Alla base della questione dell'esclusione degli anziani e dell'eutanasia vi è «una questione antropologica: quanto vale l’uomo e su che cosa si basa questo suo valore. La salute è certamente un valore importante, ma non determina il valore della persona. La salute inoltre non è di per sé garanzia di felicità: questa, infatti, può verificarsi anche in presenza di una salute precaria. La pienezza a cui tende ogni vita umana non è in contraddizione con una condizione di malattia e di sofferenza. Pertanto, la mancanza di salute e la disabilità non sono mai una buona ragione per escludere o, peggio, per eliminare una persona; e la più grave privazione che le persone anziane subiscono non è l’indebolimento dell’organismo e la disabilità che ne può conseguire, ma l’abbandono, l’esclusione, la privazione di amore».

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