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Che motivi aveva Chesterton per diventare cattolico?

© Herbert Lambert

Ignacio Pérez Tormo - Aleteia - pubblicato il 14/05/14

La “scoperta” della Madonna è stato uno di questi, e non quello di minore importanza

Chesterton riassume in questo modo la sua esperienza quando venne accolto nella Chiesa: “Provai paura solo davanti a quello che aveva la risoluzione e la semplicità di un suicidio”.

In seguito, con più calma, rilesse alla luce di questo evento la sua vita passata, nella quale ogni evento lo conduceva chiaramente al fonte battesimale, registrando tutto ciò nella sua Autobiografia (1936).

Chesterton era un pericolo: leggeva libri gialli.

Con la precisione del coltello che penetra nella schiena senza sforzo e con la rapidità di uno sparo, trovava l’argomentazione nitida, la riflessione giusta. Se questo fosse uno dei suoi romanzi, a questo punto il detective avrebbe già trovato chi cercava.

Ora restava solo da spiegare le piste che lo avevano portato a questa deduzione.

“Scaricare” i peccati

Il motivo principale per diventare cattolico fu la necessità di vedere i suoi peccati perdonati. Questo perdono, con l’oggettività propria di un sacramento, era offerto solo dalla Chiesa cattolica.

Manifestò quanto gli sembrasse strano tenere per sé i peccati per tutta la vita replicando a un altro scrittore: “A suo avviso, confessare i peccati è qualcosa di morboso. Io direi che il morboso è non confessarli. Morboso è nascondere i peccati, lasciando che corrodano il cuore della persona – stato in cui vive la maggior parte delle persone nelle società altamente civilizzate”. Un suo coetaneo, lo psicanalista Carl Jung, avrebbe confermato questa intuizione: i cattolici che ricorrevano a lui erano in netta minoranza.

Aver cura dei propri beni

Negli insegnamenti anglicani, influenzati dal puritanesimo, si sopprimeva il sacramento della Riconciliazione. Così, dopo il peccato veniva la condanna. Ciò spiega il carattere scrupoloso e la personalità nevrotica di alcuni filosofi del XX secolo con questo background.

Chesterton, buon osservatore, descriveva un dettaglio che vedeva nei templi cattolici. Le persone che andavano a comunicarsi lo facevano portandosi dietro saldamente le proprie borse e le giacche, al contrario di ciò che accadeva nelle cappelle anglicane, nelle quali i fedeli lasciavano i propri beni nell’anticamera, senza alcuna vigilanza.

“Io non lascerei mai senza vigilanza un bene di mia proprietà in un luogo nel quale chi volesse rubarlo avrebbe l’opportunità quasi simultanea di ricevere il sacramento della Penitenza”, affermò.

Preferiva il cattolicesimo con il suo sacramento del perdono, anche se doveva vigilare sui suoi beni.

Tutti, anche Dio stesso, devono essere grati alla Madonna

Tra i motivi della sua conversione, menzionava anche il suo totale assenso alla dottrina cattolica su Maria. Gli anglicani attribuiscono ai cattolici quello che definiscono un “onore eccessivo” nei confronti della Madre di Dio.

Chesterton, con l’intuizione propria delle persone semplici nelle questioni relative a Maria, con una sola storia risolveva la tradizionale divergenza tra cattolici e anglicani sulla giustizia del culto alla Madonna.

Riferiva di aver sentito due anglicani che menzionavano con grande timore una terribile blasfemia contro la Santissima Vergine, di un mistico cattolico che scriveva: “Tutte le creature devono tutto a Dio; ma a Lei, perfino Dio stesso deve una qualche riconoscenza”.

Questo, raccontava Chesterton, lo sorprese come il suono di una tromba, e disse a se stesso quasi a voce alta: “Che detto meraviglioso!”.

E concludeva affermando che gli sembrava difficile trovare un’espressione più grande e più chiara di quella suggerita dal quel mistico, sempre che venga compresa nel modo corretto.

Chesterton a 50 anni aveva compreso chiaramente la sua decisione di diventare cattolico, ma il tempo non si era fermato. Il mondo si stava armando per le guerre più distruttive e le ideologie più disumanizzanti mai esistite. Erano necessarie voci autorizzate e sensate. E Chesterton era preparato.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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chestertontestimonianze di vita e di fede

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