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​Università: l’Italia è l’ultima della classe

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Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 14/05/14

In coda per numero di laureati dietro agli altri Paesi europei, superata da Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Portogallo

Il dato è ancora provvisorio, eppure conferma una tendenza che qualche mese fa era stata individuata con i dati degli iscritti all’università. Adesso infatti è crollato anche il numero dei laureati. I numeri sono pubblicati nel Rapporto Cineca, il Consorzio delle università italiane che opera sotto il controllo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Nell’ ultimo anno si registrano 18 mila diplomi triennali e circa 34 mila complessivi in meno, per un calo dell'11,5 per cento.

L'area più colpita è quella sanitaria, medicina compresa, che accusa un calo del 16 per cento sulle lauree brevi e del 13 per cento sul totale. L'area che risente in misura minore della flessione è quella scientifica: che registra un meno 8 per cento (Tmnews 13 maggio). L'Italia poi perde continuamente terreno rispetto agli altri Paesi europei, superata ormai da Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Portogallo. Oggi, con il 22,4 per cento di giovani laureati è in coda alla classifica delle 28 nazioni dell'Unione europea. Ancora più allarmante, oggi, il distacco con la media del Vecchio continente che è al suo massimo storico dal 2002, quando ci separavano 10,4 punti. Nel 2013 il divario è salito a 14,4 punti (Tmnews 13 maggio).

A diminuire sono tutti, maschi e femmine, ma in particolare le donne. I maschi laureati che nel 2011 erano 119.025, diventano infatti 106.312 nell’anno successivo, mentre le femmine, che nel 2011 erano 174.316 calano fino a diventare 153.187 (lastampa.it 14 maggio). Tra le città la maglia nera va a Cagliari, che passa da 4201 nel 2011 a 1607 del 2012, seguita da Catania e da Pescara. Crollo verticale anche a Pavia (da 4199 a 2769). Anche le eccellenze, come il Politecnico di Torino, non sono esenti da un calo: si passa da 11.087 laureati a 10.925. D’altra parte, anche dagli ultimi dati Eurostat 2013 emerge che l’Italia è maglia nera d’Europa. La percentuale di italiani tra i 30 e i 34 anni che hanno completato gli studi universitari (22,4%) è, secondo Eurostat, la più bassa di tutti i 28 paesi Ue. Male anche per gli abbandoni a livello di scuola secondaria, dove l’Italia è quintultima. A fronte di una media Ue del 37% di giovani adulti che hanno portato a termine il percorso universitario, l’Italia con il 22,4% è letteralmente l’ultima della classe, sorpassata anche da Romania (22,8%), Croazia (25,9%) e Malta (26%) (lastampa.it 14 maggio).

L’Italia rischia di perdere terreno rispetto ai partner europei per quota di 30/34enni laureati, obiettivo della cosiddetta strategia Europa 2020. Che mira a trasformare quella europea nella "economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale". Mentre l'Italia cammina le altre nazioni corrono (repubblica.it 13 maggio). I Paesi con il più alto numero di laureati sono Irlanda (52,6%), Lussemburgo (52,5%) e Lituania (51,3%). Nel 2002, l’Italia era al 13,1% e, pur essendo quindi migliorata, è avanzata molto meno degli altri Paesi, passando dalla quintultima posizione europea all’ultima 11 anni dopo (lastampa.it 14 maggio). Tra i commenti puntuale quello di Repubblica: “Gli studenti, ormai da tempo, chiedono di cancellare il numero chiuso in ingresso e di mettere in cantiere interventi concreti sul diritto allo studio. Ma nel nostro Paese anche le riforme vanno a rilento” (repubblica.it 13 maggio).

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scuola
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