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Un transessuale con quale nome deve essere sepolto?

© Public Domain
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Bisogna tener conto della sua identità biologica o di quella civile che aveva al momento della morte?

Cosa fare quando un parroco si trova di fronte alla richiesta di sepoltura di una persona transessuale? Deve seppellirla con la sua identità biologica o con quella civile che aveva al momento della morte?

Questo tema non è stato ancora oggetto di studio da parte del Magistero della Chiesa. Finché non ci sarà un pronunciamento chiaro, ogni caso deve essere trattato in base alla prudenza e al discernimento del parroco, che ha il dovere di informarsi con tatto sul caso concreto.

Bisogna tener conto del fatto che il funerale è un momento per pregare e raccomandare a Dio la persona defunta e non può diventare un atto di riconoscimento di atteggiamenti o ideologie, né di giudizi morali nei confronti della vita del defunto, perché solo Dio può giudicare i cuori.

Quando ci si interroga se seppellire una persona transessuale in base alla sua identità sessuale originaria o con il nome che ha scelto in seguito, occorre valutare fattori come la volontà del defunto e della sua famiglia o dei suoi cari, il suo rapporto con la comunità, lo scandalo che potrebbe provocare tra i fedeli…

Detto questo, Aleteia ha contattato alcuni degli esperti che collaborano con la rete, e in effetti ci sono atteggiamenti contrastanti, anche se in tutti il principio è chiaro: ciò che conta è l’attenzione pastorale.

Per l’esperto di Aleteia Henry Vargas Holguín, il corpo della persona dovrebbe essere sepolto per com’è, e in genere riferendosi a lei bisognerebbe mantenere lo stesso nome che ha acquisito in vita per identificarsi come uomo o donna.

Ad esempio, se una persona nata donna è conosciuta nella sua identità di uomo dalle persone che l’hanno frequentata, il momento della sepoltura non sembra essere opportuno per svelare il suo vero sesso. La celebrazione non è neanche luogo per giudizi o lezioni morali.

In ogni caso, ha sottolineato il sacerdote, “la sepoltura deve essere compiuta con lo stesso rispetto e decoro che merita qualsiasi altro cadavere”.

Per l’esperto Julio De la Vega-Hazas, la questione si riduce a quale sia il nome con cui viene sepolta la persona, quello d’origine o quello acquisito in seguito, perché l’identità sessuale biologica non cambia per il fatto di essersi sottoposti a un’operazione chirurgica e a un trattamento ormonale. Personalmente, propende per la prima ipotesi.

Ha conquistato gli onori della cronaca il caso di Andrea, un transessuale colombiano tossicodipendente assassinato nel luglio dello scorso anno a Roma. Il suo corpo è rimasto cinque mesi nella morgue senza che nessuno lo reclamasse, e alla fine è stata la Caritas a occuparsi della sua sepoltura.

Durante il suo funerale, il direttore di Caritas Roma, monsignor Enrico Feroci, si è riferito a questa persona (nata uomo) come a una donna per rispettare il suo desiderio, espresso dal defunto alle persone della Caritas alle quali si era rivolto in precedenza per chiedere aiuto.

I transessuali, come gli omosessuali, “devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione”, afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2358).

Come ha ricordato Vargas Holguín, “ogni persona è stata creata uomo o donna; la distinzione e la correlazione dei sessi appartiene intrinsecamente alla natura dell’essere umano”.

“È gratitudine e lode al Creatore accettarsi come uomo o donna e fare il necessario per essere pienamente uomo o donna – ha aggiunto –. La pienezza dell’essere umano non è data dalla sola versione maschile o femminile, ma dalla reciprocità e dalla complementarietà del maschile/femminile”.

“Non si tratta di cambiare sesso, ma di cercare quale sia di fatto la vera condizione o quale sia il vero ‘io’ di fronte a Dio e agli altri. Bisogna aiutare la persona ad accettarsi e a dare senso all’esistenza anche nelle condizioni eventualmente immodificabili”.

L’esperto ha quindi terminato proponendo questa preghiera: “Aiutami, Signore, a cambiare le cose che possono essere cambiate e ad accettare quelle che non si possono cambiare”.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

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