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La crisi? E’ cominciata con il divorzio

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La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 13/05/14

Non solo: se va in crisi quella che la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo definisce la “cellula fondamentale della società” e la nostra Costituzione “società naturale”, inevitabilmente tutta la società tenderà a una maggiore conflittualità e lacerazione. E’ come il nostro corpo: se ci sono alcune cellule tumorali in giro, non si ammala solo un unico organo ma tutto il corpo ne soffre e alla fine muore. Così è per la società: come si può pensare di superare la conflittualità sociale o sentire l’appartenenza a un popolo se per legge si è deciso di rendere conflittuale e instabile la famiglia, sua cellula fondamentale? 

Ecco perché a proposito di famiglia e vita si deve parlare di “princìpi non negoziabili” e non di “temi eticamente sensibili”. Perché sono i fondamenti su cui si deve costruire una società, pena la sua cancellazione dalla storia, e non una delle tante materie di cui un governo si occupa. E allora, se è così, è ovvio che la visione su vita e famiglia costituisce il primo punto su cui dovrebbero decidersi le maggioranze di governo. Altro che Parlamento autonomo. Oggi per far saltare un governo o una coalizione basta il dissenso su un articolo della legge elettorale, e si pretende che la questione famiglia, da cui dipende anche l’economia del paese, sia relegata in un recinto o affidata a maggioranze parlamentari estenporanee?

A quaranta anni dal referendum sul divorzio, anziché introdurre il divorzio breve, come sta avvenendo, bisognerebbe proprio riflettere sui numeri di questi 40 anni e rimettere famiglia, vita e libertà di educazione al centro dell’agenda politica, parlamentari e ministri cattolici inclusi. Se vogliamo avere un futuro.

Qui l’originale

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Tags:
crisi demograficacrisi economicadivorzio
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