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Gesù ha chiesto di portare la propria croce: è sbagliato pregare perché ce la tolga?

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padre Angelo Bellon, o.p. - Amici Domenicani - pubblicato il 13/05/14

Il Signore chiede di trasformare la croce in una manifestazione di amore e di crescita spirituale

Quesito

Reverendo Padre, ho 2 domande da porLe in relazione a questi 2 versetti.
1) Luca 14,27: " Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Siamo in tanti a chiedere ogni giorno che "ci venga tolta la croce". Si prega tanto perché cessino malattie, sventure e sofferenze di ogni tipo.
Domanda: alla luce di questo versetto è forse sbagliato?

2) Luca 14,33: "Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
Siamo in tanti a gestire i nostri averi e anche a tentare di aumentarli con molto affanno ( in questi tempi di grande crisi) al fine di costruire, almeno in parte un futuro possibile per i nostri figli e nipoti (precari, disoccupati o con stipendi miseri).
Domanda: alla luce di questo versetto è forse sbagliato?

Ringrazio per le Sue risposte sempre illuminanti e Dio benedica Lei e questa sua missione.
Carlo C.


Risposta del sacerdote

Caro Carlo, 
1. circa la prima domanda: l’insegnamento del Signore va letto senza estrapolare un versetto senza tenere conto di tutto il resto. Il Signore non chiede di essere passivi di fronte al male.
Il Signore stesso ha guarito molti malati e ha comandato ai suoi discepoli che entrando in una città, insieme alla predicazione del Vangelo, guariscano i malati. Gesù chiede ai suoi discepoli di imitare l’atteggiamento del buon samaritano, il quale trovato per strada una persona finita nelle mani dei briganti, percossa, derubata e lasciata lì mezzo morta, non si limita a dire: “rassegnati”, ma si dà da fare per medicarla e portarla all’ospedale.

2. Per questo in “Salvifici doloris”, Giovanni Paolo II dice che “Il Vangelo è la negazione della passività di fronte alla sofferenza. Cristo stesso in questo campo è soprattutto attivo” (SD 30).

3. Possiamo dire che nella domanda del Pater noster “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, ci sia anche la richiesta di avere un po’ di salute e di vivere serenamente per svolgere il nostro dovere ed essere di aiuto a noi stessi, ai nostri cari e al prossimo.

4. Tuttavia, poiché le sofferenze e le croci ci sono, insieme con la giusta richiesta di esserne liberati, chiediamo al Signore di portarle con i suoi sentimenti di pazienza e di amore, al seguito di Gesù che ha portato la croce al posto nostro, in espiazione dei nostri peccati e per la conversione degli uomini. In altre parole, il Signore chiede di trasformare la croce in una manifestazione di amore e di crescita spirituale.

5. Circa la seconda domanda vale il medesimo criterio interpretativo che ho dato precedentemente. Il Signore stesso, che ha voluto nascere povero e vivere poveramente, non ha rinunciato ad una cassa, che aveva dato da amministrare a Giuda, per le necessità che occorrevano e per la distribuzione ai poveri. Inoltre ci ha insegnato a domandare “il pane quotidiano”. Nel pane quotidiano è racchiuso anche quanto possiamo procurare per provvedere a noi stessi e per i nostri cari per il presente e per l’avvenire. Del resto Dio ci ha creato ad immagine e somiglianza sua. E, come Egli è Provvidenza, così, avendo dotato l’uomo di intelletto e di volontà, lo chiama ad essere “provvidenza a se stesso”.

6. Il versetto che mi hai citato deve essere interpretato nel senso che dobbiamo avere il distacco affettivo dai beni materiali e, soprattutto che dobbiamo essere disposti a rinunciare a tutto pur di non offendere il Signore (ad esempio: rinunciare alla carriera quando venisse comandato di fare qualcosa che è contro la legge di Dio, come ad esempio l’aborto). Giovanni Paolo II dice: “L’obbedienza alla legge di Dio può talvolta richiedere il sacrificio di affermate posizioni professionali o la rinuncia a legittime prospettive di avanzamento nella carriera” (Evangelium vitae 73).

7. Circa invece il lasciare tutto effettivamente viene indicato dal Signore stesso non come obbligo, ma come consiglio. Egli dice infatti al giovane ricco: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!” (Mt 19,22). “Se vuoi” non è un comando, ma un consiglio.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

qui l’articolo originale

Tags:
fedepeccato
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