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I politici a favore dell’aborto possono ricevere la Comunione?

© Mi.Ti./SHUTTERSTOCK
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La difficile situazione morale dei politici porta a riflettere sulla differenza tra scomunica e divieto di comunicarsi

Nei giorni scorsi, alcuni gruppi pro-vita riuniti a Roma hanno chiesto ai vescovi di negare la Comunione ai politici che si schierano apertamente a favore dell'aborto, e nella stessa riunione il cardinale Burke ha affermato che questa Comunione finisce per essere un sacrilegio.

Non è la prima volta che il cardinale spiega le conseguenze di comunicarsi in stato di peccato mortale. Già nel 2008, infatti, affermava che “se abbiamo un peccato mortale sulla coscienza dobbiamo prima confessarci di quel peccato e ricevere l'assoluzione e, soltanto dopo, accostarci al sacramento eucaristico”.

La negazione è chiara

Quello del divieto della Comunione ai politici che accettano apertamente l'aborto è un tema ricorrente. Anche il cardinal Arinze ha espresso chiaramente il suo pensiero: “Veramente avete bisogno di un cardinale dal Vaticano per rispondere a ciò? È una domanda cosi difficile?”

“Cercate i bambini che si preparano alla prima Comunione e dite loro che una persona ha votato per l'assassinio di bambini non nati e poi ha detto: 'Io ho votato, sì, e voterò tutte le volte che me lo chiederanno, e questi bambini verranno assassinati, non uno né due, ma milioni di loro'. E questa persona dice anche: 'Sono un cattolico praticante'. Questa persona può ricevere la Comunione domenica prossima? I bambini della catechesi vi risponderanno immediatamente”.

Perché questo rifiuto?

Quello che forse molta gente non sa è che, quando un vescovo nega la Comunione a un politico che sostiene iniziative gravemente contrarie alla morale della Chiesa, ciò che sta mettendo in atto non è una riprovazione pubblica, ma “un atto di misericordia”. Questa la spiegazione fornita pochi mesi fa dal vescovo di Portsmouth (Inghilterra).

Quando i politici, che svolgono una funzione importante nella vita pubblica, “non sono in comunione con la Chiesa cattolica su temi centrali come il valore della vita del concepito o il rispetto degli insegnamenti della Chiesa sul matrimonio e la famiglia, allora non dovrebbero ricevere la sacra Comunione”, ha spiegato il presule.

Ad ogni modo, non considera la questione una condanna, ma un modo per sperare che la persona reagisca e possa tornare alla comunione con la Chiesa. “Nessuno è obbligato ad essere cattolico. Siamo invitati da Cristo ed Egli ci ha scelti, è un'opzione libera”, e la sequela libera di Cristo comporta anche una responsabilità.

Leggi sull'aborto e false scomuniche

Le leggi sull'aborto proliferano in tutti i Paesi del mondo, e i vescovi sono chiari su questo tema, chiedendo ai politici pro-aborto di non comunicarsi – il che non vuol dire che siano stati scomunicati.

La scomunica impedisce di ricevere tutti i sacramenti: Battesimo, unzione dei malati, matrimonio… e solo un vescovo può cancellarla. Nel caso dei politici pro-aborto, ci troviamo di fronte a un caso diverso: quello di restare in peccato mortale – e questo è il motivo per cui non possono comunicarsi.

In Bolivia, ad esempio, di fronte alla promulgazione della legge, il segretario generale aggiunto della Conferenza Episcopale Boliviana, monsignor José Fuentes, ha dichiarato che le autorità governative che sostengono l'aborto non potrebbero comunicarsi, perché questo non è coerente con la loro fede e con gli insegnamenti del Vangelo e della Chiesa.

In Spagna, l'allora portavoce dei vescovi, monsignor Juan Antonio Martínez Camino, ha spiegato ai giornalisti che “l'eliminazione di esseri umani innocenti è incompatibile con la coscienza cristiana. Chi fa questo non è più in comunione con la Chiesa. Nella pratica concreta dei sacramenti, la misura da prendere non può essere generalizzata. Dipende da ogni caso. Il vescovo e il parroco sono quelli che conoscono lo stato reale della coscienza della persona”.

La sempre speciale Comunione dei politici

Un documento del 2002 dell'allora cardinale Ratzinger, all'epoca prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, insiste sul fatto che i legislatori, come tutti i cattolici, “hanno il preciso obbligo di opporsi ad ogni legge che risulti un attentato alla vita umana”.

“Per essi, come per ogni cattolico, vige l’impossibilità di partecipare a campagne di opinione in favore di simili leggi né ad alcuno è consentito dare ad esse il suo appoggio con il proprio voto”.

C'è un'unica eccezione: sostenere una legge ma come unico modo per evitarne una peggiore.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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