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Le mille tessere di un puzzle

© Brian A JACKSON / SHUTTERSTOCK
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«Ma come ti è venuto in mente di studiare teologia?». Quando me lo chiedono mi viene in mente una giornata di qualche anno fa…

di Assunta Steccanello

«Ma come ti è venuto in mente di studiare teologia? La materia, poi, mi pare rischiosa per la fede: uno che crede come può porsi tante domande?»
Quando le persone che incontro scoprono che io, laica apparentemente ‘normale’, sono anche teologa, mostrano una reazione che si colloca generalmente entro questi due poli: la curiosità per le motivazioni che mi hanno spinto a studiare teologia, la difficoltà percepita di coniugare fede e ragione. Rispondere in poche parole non è sempre facile, di solito tendo a sintetizzare affermando che il primo movente per gli studi mi è stato offerto dai bambini che seguivo, dalle loro domande. In realtà la mia vocazione ha una radice più profonda, che ho cercato di fissare bene nella memoria attraverso un racconto, scritto nel 1996: questa volta la storia è la mia.

———————-
– Ancora un minutino, mamma, ti prego!
– Lo so che hai sonno, ma è tardi, tesoro, devi proprio alzarti… 
Mia figlia si copre la testa con le lenzuola e comincia a ridere… ma io non ho proprio tempo di giocare, stamattina.
– Forza, signorina, su! – la scopro di colpo, la prendo in braccio e la porto giù: colazione, toilette, grembiulino e via, alla scuola materna.
Il buonumore le passa appena usciamo di casa:
– Mamma, oggi è il giorno che vai a scuola anche tu?
Io sono una mamma un po’ chioccia. Ho sempre coccolato e un po’ viziato i miei figli, e con lei sono ancora più indulgente: in fondo è "la piccola" e io con gli anni ho guadagnato in pazienza. Così di solito quando la accompagno a scuola mi trattengo a giocare, mi faccio mostrare i suoi lavori del giorno prima, chiacchieriamo un poco, sedute sulle panche, finchè mi lascia andare con un sorriso.
Di solito, ma non tutti i giorni. Il martedì e il giovedì mattina, infatti, sono di corsa, accompagno la mia bambina in classe, la affido all’insegnante e poi…..via: alle nove inizia la "mia" scuola.
Mi sono iscritta tre anni fa alla "Scuola di formazione teologica", spinta dalla necessità di saperne di più sulla fede: sono catechista da troppo tempo per non accorgermi che il mio impegno andava riqualificato in qualche modo, perché rischiava di diventare sterile.
Così ho cercato di istruirmi.
Invece mi sono arricchita.
Lungo il tragitto ascolto musica a tutto volume: è un modo per esprimere il mio entusiasmo. Mi piace sempre di più quello che apprendo, mi piacciono le persone speciali che incontro, mi piace pensare la mia fede, pensare il mio Signore. Quando entro in classe sono già arrivati quasi tutti: c’è Lia che chiacchiera con Anna, e Laura nel banco accanto al mio che legge il quotidiano e commenta le ultime notizie. Mi siedo, ma mi rialzo subito: entra l’insegnante.

Oggi continuiamo la lettura della Lettera ai Romani: non avrei mai creduto di appassionarmi a S. Paolo, in verità fino a poco tempo fa le sue lettere mi sembravano un po’ astruse e lui … un po’ misogino.
La lezione è coinvolgente, ogni pagina presenta nuovi tesori e io oggi mi sento vigile, le parole non scorrono su di me come su un vetro ma prendono forma, si imprimono nella mente … e all’improvviso succede.
Don Virginio sta’ commentando il sesto capitolo: "Se infatti siamo diventati un medesimo essere insieme con lui per l’affinità con la sua morte, lo saremo pure per l’affinità con la sua risurrezione" Rm. 6,5
…un medesimo essere, con-morti in Cristo, con-risorti in Lui, ….
tutto gira vorticosamente….
è come se nella mia testa turbinassero le mille e mille tessere di un puzzle: frasi e novità e concetti e sorrisi e Parola e preghiera e Dio Padre e Dio Figlio e Dio Spirito e Amore e io umana e i miei figli e mio marito e i compagni e i fratelli e il mondo intero e tutto vortica nella mia mente …

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