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Il Papa alle agenzie Onu: contro “cultura dello scarto” serve mobilitazione etica mondiale

© ServizioFotograficoOR/CPP

<span>May 9, 2014: Pope Francis (R) shakes hands with United Nations (U.N.) Secretary General Ban Ki-moon during a meeting at the Vatican.</span>

Alessandro Gisotti - Radio Vaticana - pubblicato il 09/05/14

L'incontro tra Papa Francesco e Ban Ki-Moon

E’ tempo di una mobilitazione generale per opporsi alla “cultura dello scarto”. E’ l’appello levato da Papa Francesco, nell’incontro in Vaticano, con i capi esecutivi delle agenzie Onu, guidati dal segretario generale, Ban Ki-moon. Il Pontefice, che ha parlato in spagnolo, ha ringraziato le Nazioni Unite per gli sforzi in favore della pace e del rispetto della dignità umana. Quindi, ha invocato un maggiore spirito di condivisione e solidarietà da parte della comunità internazionale.
Far sedere a un tavolo chi si combatte, portare cibo in un luogo isolato, vaccinare bambini altrimenti destinati alla morte. Ogni giorno, migliaia di donne e uomini – sotto l’insegna “UN”, United Nations – si impegnano, sovente lontano dai riflettori, per rendere il mondo migliore, per dare sostegno ai più poveri. A loro, è andato il grazie di Papa Francesco che, nel suo discorso, ha subito voluto rammentare gli sforzi dell’Onu in favore della pace, della dignità umana, della protezione dei più deboli. E’ una storia consolidata di collaborazione quella tra la Chiesa e l’Onu e il Papa ricorda in particolare le tante visite compiute da San Giovanni Paolo II al Palazzo di Vetro di New York come nelle sedi Onu di Ginevra, Vienna, Nairobi, L’Aia e ovviamente di Roma.
I risultati positivi degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio
Francesco ha riconosciuto i risultati conseguiti dall’Onu sul fronte degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, specie nel campo dell’educazione e della lotta alla povertà. Ma, al tempo stesso, ha osservato, “i popoli meritano e sperano frutti ancor migliori”. Del resto, ha detto, non bisogna fermarsi “mai ai risultati acquisiti, ma impegnarsi ogni volta di più”. I futuri Obiettivi dello sviluppo, ha aggiunto, dovrebbero quindi “essere formulati con generosità e coraggio”. Solo così, infatti, arriveranno a “incidere sulle cause strutturali della povertà e della fame”, come anche alla “preservazione dell’ambiente”, a “garantire un lavoro decente per tutti e a dare una protezione adeguata alla famiglia”.
La sfida delle forme di ingiustizia
“Si tratta, in particolare – è stato il suo monito – di sfidare tutte le forme di ingiustizia, opponendosi all’economia dell’esclusione, alla cultura dello scarto e alla cultura della morte, che, purtroppo, potrebbero diventare una mentalità accettata passivamente”. Papa Francesco ha così richiamato l’incontro tra Gesù e il ricco pubblicano Zaccheo, che “prese una decisione radicale di condivisione e di giustizia”. Questo, ha osservato, è lo spirito che “dovrebbe essere all’origine e al termine di ogni azione politica ed economica”.
L’umanità scartata
“Lo sguardo, spesso senza voce, di quella parte di umanità scartata, lasciata alle spalle – ha detto riprendendo un tema a lui caro – deve smuovere la coscienza degli operatori politici ed economici e portare a scelte generose e coraggiose, che abbiano risultati immediati, come quella decisione di Zaccheo”. E dobbiamo chiederci se “questo spirito di solidarietà e di condivisione guida tutti i nostri pensieri e tutte le nostre azioni”. Il Papa ha ribadito che bisogna proteggere la vita “dal suo concepimento alla sua fine naturale” e “restituire con generosità e abbondanza ciò che ingiustamente possiamo aver negato agli altri”.
L’episodio di Gesù Cristo e Zaccheo
“La promozione di un’apertura generosa, efficace e concreta alle necessità degli altri – ha aggiunto – deve essere sempre al di sopra dei sistemi e delle teorie economiche e sociali”. Gesù, ha spiegato, “non chiede a Zaccheo di cambiare il proprio lavoro, né di denunciare la propria attività commerciale; lo induce solo a porre tutto, liberamente ma immediatamente e senza discussione, al servizio degli uomini”. Anche un “progresso economico e sociale equo”, dunque, “si può ottenere solo congiungendo le capacità scientifiche e tecniche a un impegno di solidarietà costante, accompagnato da una gratuità generosa e disinteressata a tutti i livelli”. C’è bisogno, ha soggiunto, di un’azione internazionale “impegnata a conseguire uno sviluppo umano integrale a favore di tutti gli abitanti del pianeta”. Uno sviluppo che ha il suo fondamento nella “legittima redistribuzione dei benefici economici da parte dello Stato”, attraverso “l’indispensabile collaborazione dell’attività economica privata e della società civile”.

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onupapa francesco
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