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Mariathon: in gara per dare voce a Radio Maria nel mondo

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Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 08/05/14

In questi giorni è in corso l’iniziativa lanciata a livello globale per diffondere l’emittente cristiana in quei Paesi che per ragioni economiche non l’hanno ancora introdotta

Nonostante l’era digitale ci abbia abituato a ben altro, l’FM è ancora la via più immediata, sicura ed economica per diffondere “una voce”. Questo è ancora più vero rispetto a regioni del mondo nelle quali le più moderne tecnologie sono più lente ad avanzare. Allora, il messaggio cristiano che Radio Maria da decenni e decenni porta ovunque, allo stesso modo e in lingue diversissime tra loro, rimane in molte realtà la via evangelizzatrice più pratica e potente. Esistono 70 associazioni di Radio Maria nel mondo, ma tanti ancora sono i Paesi i quali, nonostante lo desiderino, stentano per ragioni materiali ed economiche ad avviare un proprio progetto. Ecco che Mariathon giunge in loro aiuto: si tratta di un’iniziativa lanciata in contemporanea in tutti i contenenti – e in corso nei giorni tra il 6 e l’11 maggio (tra il 6 e l‘8 in Italia) – per sensibilizzare gli ascoltatori attuali rispetto al bisogno di raggiungere i milioni di ascoltatori potenziali che esistono nelle zone più arretrate da un punto di vista tecnologico. Ciò vale soprattutto per l’Africa, dove sono tanti i progetti di nuove Radio Maria che stentano a partire pur essendo pronti; sta a noi, ai quali Radio Maria già “parla”, far sì che essa possa sempre più diffondere la propria voce. Aleteia ha intervistato per voi padre Francisco Palacios, direttore editoriale di World Family of Radio Maria, che guida il progetto in Italia.

Cos’è e come nasce Mariathon?

Padre Francisco Palacios: Mariathon è un’iniziativa nata in America Latina, più precisamente in Colombia, quando a causa della situazione economica il direttore locale confessò ai suoi ascoltatori di avere problemi tecnici, di apparecchiature, di debiti. Quindi lanciò l’idea di un’open house, una gara “per la Madonna”. Una gara che invece di essere una maratona, una gara sportiva, fosse una Mariatona. Così è nata quest’espressione. In poche parole, si tratta di una gara di solidarietà, una gara missionaria, per coinvolgere tutti gli ascoltatori in questo progetto di Radio Maria nel mondo. Dalla Colombia, questo progetto si è sparso in America Latina, e ora lo facciamo a livello mondiale, con le 70 associazioni Radio Maria che abbiamo nei cinque continenti. Sono 2-3 giorni, dipende dai vari continenti e dai Paesi, nei quali si fa una programmazione speciale, si fa conoscere quali sono i Paesi che bussano alla porta della comunità mondiale per ricevere aiuto per avere Radio Maria nel proprio Paese. Paesi che hanno bisogno di un supporto tecnico, di un supporto editoriale, che sono Paesi poveri, soprattutto in via di sviluppo, come in Africa. Noi facciamo un invito ad ogni ascoltatore di ogni Paese, che possa rispondere con la preghiera, con qualche suggerimento e anche con un contributo materiale, per portare questa realtà di Radio Maria in quei Paesi che finora non hanno potuto riceverla.

Siete alla seconda edizione, come è andata l’anno scorso?

Padre Francesco: Questo è il secondo anno che si fa a livello mondiale. A livello continentale in America Latina già si fa da 12-13 anni, a seconda dei vari Paesi. L’anno scorso è andata piuttosto bene, per essere stata la prima volta che si è realizzata a livello mondiale. Anche per noi è stata una vera sorpresa nella stessa Africa, nei quali ho fatto questo appello agli ascoltatori che già ci sono, e in tanti hanno risposto con la loro possibilità, con una crescita della cooperazione concreta molto importante, come nel caso del Burundi. Tra le altre realtà africane, Radio Maria Burundi ha risposto con una generosità inimmaginabile che è stata una sorpresa per le associazioni di tanti Paesi europei. E questo è giusto, affinché le persone vedano e prendano atto, in Europa ad esempio, di cosa è possibile realizzare con il loro contributo. Quindi Radio Maria permette di avere un feedback, delle testimonianze da realtà di Radio Maria che hanno ricevuto questo aiuto e che raccontano cosa è stato possibile realizzare con quel contributo.

Ci racconta del rapporto speciale che lega Radio Maria all’Africa?

Padre Francesco: Oggi è, per noi che siamo al servizio della Chiesa, il continente africano quello che sperimenta il più alto tasso di conversioni al cattolicesimo. Sono tantissimi che compiono questo nuovo passo, di accogliere il Vangelo e di accogliere Gesù. E’ una risposta molto forte, molto chiara. In questo momento noi abbiamo 16 Radio Maria nel continente africano, e abbiamo 5 richieste per far accendere Radio Maria in altri Paesi. Il prossimo progetto, che diventerà realtà nel prossimo mese, vedrà Radio Maria lanciare le sue frequenze nella fascia equatoriale, ad esempio in Madagascar, in Ghana, che finora sono stati tra quei Paesi che non sono riusciti ad avere una Radio Maria. La cosa importante è che noi offriamo il supporto, ma per tutto ciò che concerne lo sviluppo del progetto e le risorse umane dipendiamo sempre da risorse locali: ognuna ha i suoi propri missionari, i suoi propri conduttori dei programmi. Questo perché certamente per poter capire la cultura, anche per evangelizzare, la cosa migliore è che questo si faccia attraverso i cattolici locali. Quindi dall’Africa arrivano molti segni di speranza: in più, abbiamo 19 frequenze che i governi hanno messo a disposizione dei vari progetti di Radio Maria e che ancora non sono partiti proprio per questa mancanza di supporto tecnico. Dico una cosa, che potrebbe sembrare banale, ma una radio ha bisogno di una frequenza per diventare concreta, e oggi in tanti Paesi dell’Africa ci viene offerta questa grande possibilità, dal momento che nelle grandi capitali le frequenze non sono ancora sature. Quindi siamo in una congiuntura che dovremmo provare a sfruttare, altrimenti tra un po’ potremmo fare molta più fatica.

Qual è il messaggio che Radio Maria porta e porterà nei nuovi Paesi che toccherà?

Padre Francesco: Radio Maria è una voce di pace, e questo valore della pace è un valore universale, valido per tutte le confessioni religiose e per tutte le culture. Radio Maria offre questo spazio di dialogo, certamente di preghiera, ma anche testimonianza verso un’unità. Infatti in molti Paesi, dove le minoranze sono cristiane, Radio Maria è ascoltata da altri, ad esempio dai musulmani. Non siamo una radio che rappresenta un’imposizione, un’aggressione; come dice papa Francesco: “Vogliamo fare un invito, attirare l’attenzione con la proposta di pace”, e a noi quello che sta a cuore è il valore della pace. Noi vogliamo portare questo in un mondo nel quale per diversi motivi, e con diversi profili, la violenza emerge sempre come lo strumento naturale di cambiamento sociale.

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