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In cosa sbagliano i lefebvriani?

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padre Angelo Bellon, o.p. - Amici Domenicani - pubblicato il 08/05/14

Sul magistero dei papi Cristo ci ha garantito a priori. E l’ha fatto perché non avessimo alcun dubbio

Quesito

salve padre Angelo, mi chiamo Fabio, sono un suo lettore vi voglio segnalare quest’articolo (…). 
Vorrei chiederle: i lefebvriani in cosa sbagliano. Ma la crisi di cui parlano è vera secondo lei?
(…). La ringrazio anticipatamente, Dio la benedica, un saluto
Fabio


Risposta del sacerdote

Caro Fabio,
1. l’errore più grave dei lefebvriani è quello di rimanere in stato di scisma dalla Chiesa cattolica, e pertanto di peccato grave, almeno sotto il profilo oggettivo. Poiché dichiarano non vincolante per un credente il Concilio Vaticano II, anzi lo giudicano pieno di errori, si fanno arbitri della purezza della Fede. Ma la garanzia di custodire la purezza della fede il Signore non l’ha data a loro. L’ha data invece a Pietro e alla Chiesa Cattolica. Per questo Sant’Agostino diceva: “Roma locuta, causa finita” (Roma, e cioè il Magistero della Chiesa ha parlato, la discussione è finita).

2. San Tommaso dice che “si deve stare più all’autorità della Chiesa, che a quella di S. Agostino, di S. Girolamo, o di qualunque altro dottore” (Somma teologica, II-II,10,12). Come vedi, i lefebvriani non stanno all’autorità di Agostino o Girolamo, che sarebbe già un certa autorità, sebbene mai come quella della Chiesa di Roma. Stanno invece all’autorità di spiriti insubordinati e ribelli.

3. È strano che proprio loro, che si fanno paladini della Tradizione, sconfessino con il loro comportamento l’insegnamento di sempre della Chiesa, che è quello di Tommaso, Agostino, di Girolamo. E mi pare ancor più strano che non si accorgano di questo: che con la loro ribellione, elevata a criterio veritativo del magistero della Chiesa, alimentino lo spirito di insubordinazione di quelli stessi che essi avversano.

4. Mi sembra ancor più strano che non capiscano che sarebbe il colmo per la Chiesa e per tutti i fedeli avere come criterio della fede non più il magistero del Papa, ma se stessi, con le loro erronee interpretazioni della Tradizione. Eppure Cristo solo a Pietro ha detto “Confirma fratres tuos” (Lc 22,35) “conferma i tuoi fratelli” nella fede e, sottinteso, nella rettitudine della fede. Solo in riferimento alla fede di Pietro Cristo ha detto che le porte degli inferni non sarebbero prevalse. 
Mentre possono prevalere sulla fede dei singoli, vescovi compresi. Anche su Lefebvre e compagni.

5. Ma secondo me, l’elemento di fondo che li fa andare fuori strada, è la cecità provocata dalla superbia. Non so che cosa i lefebvriani intendano per umiltà. Se per umiltà intendono quello che ha insegnato San Benedetto nel capitolo settimo della sua Regola cambierebbero subito atteggiamento perché si accorgerebbero di essere agli antipodi dell’umiltà. Credo che nascondino ai loro adepti i 12 gradi dell’umiltà di cui parla San Benedetto. Sentir parlare un lefebvriano o un seminarista lefebvriano è la stessa cosa che sentire vomitare ogni sorta di infamia contro la Chiesa, sparare giudizi tremendi sugli ultimi Papi e su altre persone. Credilo: si ha l’impressione di sentire vomitare la bocca dell’inferno. Certi loro discorsi sono una continua e grave mancanza di carità. Anche qui tutto agli antipodi dello spirito evangelico, di quella carità che “tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1 Cor 13,8).

6. Circa la crisi della Chiesa: se per crisi della Chiesa s’intende la debolezza e la fragilità degli uomini di Chiesa, beh, bisogna dire che i lefebvriani – loro malgrado – sono un esempio di questa crisi o debolezza. Uno scisma è sempre un fatto grave, a partire da chi si allontana. Se nella Chiesa cattolica tutti si fossero comportati come i lefebvriani la Chiesa a quest’ora si sarebbe del tutto sfaldata. Ognuno sarebbe diventato regola dell’esatta interpretazione del Vangelo, come essi stessi accusano di fare ai protestanti.

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