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Dal nuovo libro intervista con Aldo Maria Valli alcune riflessioni del predicatore della casa pontificia sul rapporto tra Chiesa e televisione

di Raniero Cantalamessa

Arriva oggi in libreria per leditrice Ancora «Il bambino che portava l’acqua» il libro-intervista in cui, in occasione dei suoi ottant’anni, padre Raniero Cantalamessa dialoga con Aldo Maria Valli. Nel libro padre Raniero ripercorre gli anni della sua vita, da quelli degli studi biblici e dell’insegnamento universitario fino al lungo servizio come predicatore della Casa pontificia, iniziato nel 1980 e che dura tuttora. Nel libro un capitolo è dedicato anche al ministero televisivo di padre Cantalamessa, che per anni ha curato il commento al Vangelo della domenica sulle frequenze di RaiUno. Ne riportiamo qui un brano inn cui affronta il tema del rapporto tra la Chiesa e la tv.

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Come sei diventato commentatore televisivo? Quanto è durata la tua esperienza televisiva e come si è articolata?
In fatto di rubriche religiose televisive, in Italia fu un pioniere il mio confratello cappuccino padre Mariano da Torino. Dal 1955 egli condusse per la televisione (esisteva allora, beato lui, un solo canale) la rubrica religiosa Sguardi sul mondo, divenuta nel 1959 La posta di Padre Mariano. La sua popolarità raggiunse punte altissime. Ne faccio l’esperienza io stesso perché, a distanza di tanti anni, c’è gente che, forse ingannata dall’abito e dalla barba che ho in comune con lui, incontrandomi, mi chiama con tutta naturalezza padre Mariano.
Terminata l’esperienza di padre Mariano, da un accordo tra la Rai e la Conferenza episcopale italiana prese l’avvio su Rai Uno una rubrica religiosa di commento al Vangelo della domenica, in onda il sabato sera. Nel corso degli anni il titolo del programma è cambiato da Settimo giorno aLe ragioni della speranza e poi a Parola e vita. Nell’ottobre del 1997 il programma divenne una parte della rubrica di attualità religiosa tuttora in atto, intitolata A sua immagine. Anche l’orario della trasmissione, purtroppo, cambiò nel tempo, scivolando sempre più indietro (o in avanti, secondo il punto di vista). Quando iniziai il mio servizio, la trasmissione era alle 19.15, a ridosso quasi del telegiornale, mentre alla fine (per ragioni, mi si è detto, commerciali) era scivolata alle 17.30.
All’inizio si alternavano annualmente o anche mensilmente diversi conduttori. Io fui chiamato a condurre il programma per brevi periodi nell’autunno del 1982 e del 1983; poi dal novembre 1986 al febbraio 1987 e dal novembre 1987 al giugno 1988. Alla fine del 1995 l’incarico mi fu affidato in maniera continuativa e lo tenni fino al novembre del 2009, con due brevi periodi di intervallo in cui fu affidato a suor Elena Bosetti. Chiesi io stesso di essere sostituito per concedermi, scrivevo nella lettera, una pausa di riposo e concederla anche agli ascoltatori. Avendo però nel frattempo trovato un sostituto valido nella persona del padre Ermes Ronchi, la Conferenza episcopale italiana (dalla quale dipende principalmente la scelta del conduttore) decise che era ora per me di congedarmi definitivamente dal pubblico televisivo, cosa che ho accettato di buon grado, vedendo in ciò un’occasione per potere dedicare più tempo al servizio della predicazione in Italia e fuori.
Non ho tenuto il conto esatto, ma credo di avere animato in tutto circa settecento puntate. La novità maggiore da me introdotta nel programma è stata quella di uscire dagli studi televisivi ed effettuare le riprese all’esterno, in luoghi da me suggeriti, in modo da ambientare il Vangelo il più possibile nella vita. Il grande teorico della comunicazione Marshall McLuhan diceva che «il mezzo è il messaggio»; io ho constatato che spesso anche «il luogo è il messaggio». I luoghi, le realtà, le esperienze di vita che facevo conoscere al pubblico erano per se stesse, per affinità o per contrasto, un commento al Vangelo. La Rai mi ha concesso, e gliene sono grato, di realizzare cicli di trasmissioni anche dall’estero: da Israele due volte, dal Ruanda a dieci anni dal genocidio, dalla Tanzania (indimenticabile la puntata nel villaggio Masai e sulla rotta degli schiavi da Bagamoyo a Zanzibar), dal Benin e dal Burkina Faso, dall’India (nei luoghi di Madre Teresa e di Gandhi), dagli Stati Uniti (New Orleans, tre mesi dopo l’uragano Katrina, e New York, al Ground Zero), dai luoghi paolini in Turchia e in Grecia, dagli Emirati Arabi e, nell’ultimo anno, dal Cammino di Santiago di Compostella, in Spagna. In quest’ultima serie sono andato in onda con il tradizionale abito e il bastone del pellegrino, cosa che ha sorpreso e divertito per alcune settimane i miei ascoltatori.

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