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Anzianità in Europa: il suicidio di un continente

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Comunidade Senhor da Vida - pubblicato il 07/05/14

Nel 1950 la popolazione europea rappresentava il 22% della popolazione mondiale, nel 2000 il 12%. Si prevede che per il 2050 scenderà al 7%

Nel 1798 Malthus affermava che la crescita della popolazione mondiale era molto superiore alla capacità di produzione di cibo, il che avrebbe portato allo sterminio dell'umanità. I fatti provano l'erroneità della sua teoria: la fame è dovuta alle guerre, alla mancanza di un utilizzo razionale delle risorse naturali, alle questioni politiche. Non si conosce alcun caso in cui l'aumento della popolazione abbia portato all'impoverimento. Ancora: il controllo della popolazione è una falsa difesa del futuro, e provoca disastri incontrollabili.

Dopo la II Guerra Mondiale è emersa in modo evidente la diminuzione della natalità nei Paesi ricchi di fronte all'alto tasso di fecondità dei Paesi del Terzo Mondo. La soluzione proposta dagli Stati ricchi è stata quella di diminuire le nascite nei Paesi poveri per compensare l'invecchiamento della propria popolazione e mantenere il controllo economico su di essi. I metodi anticoncezionali sono stati ritenuti insufficienti per raggiungere la meta desiderata, venendo considerata la necessità di incentivare l'aborto in tutto il mondo. Un volta impiantato l'aborto e ottenuto un tasso costante di riduzione demografica, tuttavia, il numero di anziani nella popolazione passa ad essere sproporzionatamente alto, comportando spese sociali gigantesche.

Le Nazioni Unite lavorano su previsioni della popolazione per il 2300 prevedendo la possibilità di 1/3 del numero attuale degli abitanti: 2 miliardi. Proposta impossibile da raggiungere spontaneamente, fa sì che la liberalizzazione dell'aborto sia proposta perché non ci sia uno squilibrio nel bilancio della popolazione e a livello economico a favore dei Paesi più poveri. È un'assurdità suggerire la liberalizzazione dell'aborto per il controllo della natalità senza rivedere le abitudini di consumo della società, senza una politica universale che ricerchi davvero il bene comune.

Il tasso di fecondità o tasso di fertilità è il numero medio di figli per le donne tra i 15 e i 49 anni. Il numero necessario per mantenere una cultura è 2,11 bambini per famiglia. Con il tasso di 1,9 la cultura non sopravvive, con 1,3 gli esperti ritengono l'inversione impossibile. A partire da 1,3 figli per famiglia, la tendenza è solo la riduzione della popolazione, che va diminuendo fino a scomparire.

Non esiste una politica ufficiale di controllo della natalità o di pianificazione familiare nei Paesi più ricchi dell'Europa, anche perché a partire dalla II Guerra Mondiale nascono sempre meno bambini nel continente. Al contrario, dagli anni Settanta è aumentata la preoccupazione dei Governi per la diminuzione della popolazione.

Consideriamo la natalità (fecondità) in Europa: Francia: 1,8; Inghilterra: 1,6; Grecia e Germania: 1,3; Italia: 1,2; Spagna: 1,1. In tutto, 31 Paesi presentano un tasso di natalità inferiore a 1,38. È già iniziato il cosiddetto inverno europeo. A partire dal 2010, cresce solo la popolazione con più di 55 anni, e presto ci saranno più anziani che bambini e giovani. Nei prossimi 25 anni, raddoppierà la popolazione con più di 80 anni. Attualmente in Europa vengono accettati migliaia di immigrati per far fronte alla mancanza di manodopera giovanile, e il Vecchio Continente, culla della civiltà occidentale, vede gradualmente la sua popolazione sostituita da emigrati provenienti da altri continenti.

Gli esperti propongono incentivi perché le coppie abbiano figli, con vantaggi sociali, economici ed educativi. La mentalità contraccettiva instaurata, tuttavia, fa sì che dal 2004 in Europa si verifichi un aborto provocato ogni 25 secondi.

Dal 1979, l'allora Germania Occidentale ha aumentato il salario dei propri lavoratori perché fosse il più alto d'Europa come incentivo all'aumento delle famiglie, offrendo ¼ del salario minimo in più per la coppia tedesca che avesse il terzo figlio. Oggi, lo Stato paga ai genitori quasi il 70% del loro reddito disponibile per un anno nel caso in cui decidano di licenziarsi dopo la nascita di un figlio. La Francia già nel 1979 ha aumentato da 2.000 a 10.000 franchi il sostegno alla natalità per la madre che avesse il terzo figlio.

Nel 2007, il Portogallo ha offerto 130 euro al mese a partire dal terzo mese di gestazione, prevedendo un'elevazione del valore nel secondo e nel terzo anno di vita; la Spagna 2.500 euro ogni figlio nato nel Paese, la Norvegia 122 euro al mese per figlio fino ai 18 anni d'età. La Russia è stata il primo Paese a legalizzare l'aborto nel 1924 su iniziativa del Governo comunista di Lenin, per l'emancipazione della donna. Oggi la sua popolazione diminuisce di circa un milione di unità all'anno.

Nel 1950 la popolazione dell'Europa rappresentava il 22% della popolazione mondiale, nel 2000 il 12%, e si prevede che per il 2050 diminuirà arrivando al 7%. Si può identificare in questo il suicidio di un continente. L'Asia ospita più della metà della popolazione totale del pianeta. Malgrado i programmi di controllo della natalità adottati, il suo tasso di natalità annuale è ancora elevato (in media 3), mentre il tasso di mortalità tende a diminuire provocando un rapido aumento della popolazione anziana. In Cina, il programma è stato istituito nel 1979 con la partecipazione della Banca Mondiale attraverso la rigida legge del figlio unico. Il controllo è stato ottenuto mediante l'assenza di rispetto per i diritti umani e gli aborti forzati, e le sterilizzazioni compulsive hanno attirato la condanna della comunità internazionale. È nato anche un fenomeno tragico: casi di infanticidio di bambine perché gli uomini rappresentano una maggiore forza lavoro e mantengono il nome della famiglia. Esistono 32 milioni di uomini in più rispetto alle donne. Anche se la popolazione è ancora molto elevata, ci sono tentativi di invertire la politica del figlio unico e delle sue conseguenze.

Al di là degli aspetti sociali ed economici, bisogna analizzare eticamente il significato e le esigenze del Paese in relazione ai suoi anziani, che devono essere considerati una ricchezza di esperienza individuale e depositari della cultura, ma che comportano necessità di prevenzione e assistenza sanitaria; necessità nel loro aspetto integrale come persone umane, inserimento nella famiglia, ausilio per vivere i propri limiti, inserimento in gruppi di convivenza, vivere la realtà del non essere infiniti, senso di ogni momento dell'esistenza. Tali questioni comportano la necessità di rivedere e ampliare il proprio concetto di SALUTE come un bene personale del quale ciascuno si responsabilizza e a cui dà un significato particolare. A ogni momento della vita corrisponde un senso personale e non trasferibile da scoprire.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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