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Mese di maggio: le origini della devozione alla Vergine

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Primeros Cristianos - pubblicato il 06/05/14

Onorata come Madre di Dio

La Vergine Maria è stata onorata e venerata come Madre di Dio fin dagli albori del cristianesimo.

“I primi cristiani, ai quali dobbiamo ricorrere sempre come modello, hanno reso un culto amorevole alla Vergine. Nei dipinti dei primi tre secoli del cristianesimo, conservati nelle catacombe romane, si contempla rappresentata con il Dio Bambino in braccio. Non li imiteremo mai abbastanza in questa devozione alla Santissima Vergine!”
(San Josemaría Escrivá)

In occasione del mese di maggio, parliamo delle origini della devozione mariana nei primi cristiani.

Mi chiameranno Beata

Come hanno evidenziato gli studi mariologici recenti, la Vergine Maria è stata onorata e venerata come Madre di Dio e Madre dei cristiani fin dagli albori del cristianesimo.

Nei primi tre secoli, la venerazione a Maria è stata inclusa fondamentalmente all'interno del culto reso a suo Figlio.

Un Padre della Chiesa riassume il sentire di questo primo culto mariano riferendosi a Maria con queste parole: “I profeti ti hanno annunciato e gli apostoli ti hanno celebrato con le più alte lodi”.

Dei primi secoli si possono raccogliere solo testimonianze indirette del culto mariano. Tra queste ci sono alcuni resti archeologici nelle catacombe, che dimostrano il culto e la venerazione dei primi cristiani per Maria.

È il caso dei dipinti mariani delle catacombe di Priscilla: in uno di essi si mostra la Vergine nimbata con il Bambino al petto e un profeta (forse Isaia) a un lato; gli altri due rappresentano l'Annunciazione e l'Epifania. Risalgono tutti alla fine del II secolo. Nelle catacombe di San Marco e San Marcelliano si ammira anche un dipinto del III/IV secolo che rappresenta Maria tra San Pietro e San Paolo, con le mani stese e in atteggiamento di preghiera.

Una splendida dimostrazione del culto mariano è la preghiera Sub tuum praesidium, risalente al III-IV secolo, in cui si chiede l'intercessione di Maria.

I Padri del IV secolo lodano in molti modi diversi la Madre di Dio. Sant'Epifanio, combattendo l'errore di una setta dell'Arabia che rendeva culto di latria a Maria, dopo aver rifiutato tale culto scrive: “Sia onorata Maria! Sia onorato il Signore!”.

La stessa distinzione si apprezza in Sant'Ambrogio, che dopo aver lodato la “Madre di tutte le vergini” è chiarissimo quando dice che “Maria non è il Dio del tempio ma il tempio di Dio”, per mettere nella giusta posizione il culto mariano, distinguendolo da quello professato a Dio.

Ci sono prove per cui ai tempi di papa San Silvestro, nei Fori, dove in precedenza era stato elevato un tempio a Vesta, se ne costruì uno la cui invocazione era Santa Maria Antiqua. Il vescovo Alessandro di Alessandria consacrò una chiesa in onore della Madre di Dio. Si sa anche che nella chiesa della Natività in Palestina, risalente all'epoca di Costantino, accanto al culto del Signore c'era quello di Maria ricordando il miracoloso concepimento di Cristo.

Nella liturgia eucaristica ci sono dati affidabili che mostrano come la menzione di venerazione di Maria nella preghiera eucaristica risalga all'anno 225 e che nelle feste del Signore – Incarnazione, Natale, Epifania… – si onorasse anche sua Madre. Si segnala in genere che verso l'anno 380 si istituì la prima festività mariana, denominata indistintamente “Memoria della Madre di Dio”, “Festa della Santissima Vergine” o “Festa della gloriosa Madre”.

La testimonianza dei Padri della Chiesa

Il primo Padre della Chiesa a scrivere su Maria è Sant'Ignazio di Antiochia (+ c. 110), che contro i doceti difende la realtà umana di Cristo affermando che appartiene alla stirpe di Davide essendo nato realmente da Maria Vergine. “Fu concepito e generato da Santa Maria; questo concepimento fu virginale, e questa verginità appartiene a uno di quei misteri occulti nel silenzio di Dio”.

In San Giustino (+ c. 167) la riflessione mariana sembra riferita a Gen 3, 15 e legata al parallelismo antitetico Eva-Maria.

Nel Dialogo con Trifone, Giustino insiste sulla verità della natura umana di Cristo, e di conseguenza sulla realtà della maternità di Santa Maria nei confronti di Gesù, e come Sant'Ignazio di Antiochia sottolinea la verità del concepimento virginale e inserisce il parallelismo Eva-Maria nella sua argomentazione teologica.

Il parallelismo servirà da filo conduttore alla più ricca e costante teologia mariana dei Padri.

Sant'Ireneo di Lione (+ c. 202), in un contesto polemico contro gli gnostici e i doceti, insiste sulla realtà corporale di Cristo e sulla verità della sua generazione nel ventre di Maria. Fa inoltre della maternità divina una delle basi della sua cristologia: è la natura umana assunta dal Figlio di Dio nel seno di Maria che rende possibile il fatto che la morte redentrice di Gesù abbracci tutto il genere umano. Sottolinea anche il ruolo materno di Santa Maria nel suo rapporto con il nuovo Adamo e nella sua cooperazione con il Redentore.

In Nordafrica Tertulliano (+ c. 222), nella sua controversia con lo gnostico Marcione, afferma che Maria è Madre di Cristo perché questi è stato generato nel suo grembo virginale.

Nel III secolo si è iniziato a utilizzare il titolo Theotókos (Madre di Dio). Origene (+ c. 254) è il primo testimone conosciuto di questo titolo. In forma di supplica appare per la prima volta nella preghiera Sub tuum praesidium, la preghiera mariana più antica a noi nota. Già nel IV secolo lo stesso titolo viene utilizzato nella professione di fede di Alessandro di Alessandria contro Ario.

Da questo momento acquista universalità, e sono molti i Santi Padri che si soffermano a spiegare la dimensione teologica di questa verità – Sant'Efrem, Sant'Atanasio, San Basilio, San Gregorio Nazianzeno, San Gregorio di Nissa, Sant'Ambrogio, Sant'Agostino, Proclo di Costantinopoli… -, al punto che il titolo di Madre di Dio diventa il più usato quando si parla di Santa Maria.

La verità della maternità divina è stata definita come dogma di fede nel Concilio di Efeso del 431.

“E dopo la morte del Salvatore? Maria è la Regina degli Apostoli; si trova nel Cenacolo e li accompagna nella recezione di Colui che Cristo aveva promesso, il Paraclito; li esorta nei loro dubbi, li aiuta a superare gli ostacoli che la debolezza umana pone sul loro cammino; è guida, luce e incoraggiamento di quei primi cristiani” (San Josemaría Escrivá).

Le prerogative o privilegi mariani

La descrizione degli inizi della devozione mariana resterebbe incompleta se non si menzionasse un terzo elemento fondamentale nella sua elaborazione: la ferma convinzione dell'eccezionalità della persona di Santa Maria – eccezionalità che fa parte del suo mistero –, che si sintetizza nell'affermazione della sua totale santità, conosciuta come “privilegi” mariani.

Si tratta di “privilegi” che trovano la propria ragione nel rapporto materno di Santa Maria con Cristo e con il mistero della salvezza, ma che sono realmente in Lei dotandola in modo sovrabbondante delle grazie necessarie a svolgere la sua missione unica e universale.

Questi privilegi o prerogative mariane non si intendono come qualcosa di accidentale o superfluo, ma come qualcosa di necessario per mantenere l'integrità della fede.

Sant'Ignazio, San Giustino e Tertulliano parlano della verginità. Lo fa anche Sant'Ireneo. In Egitto, Origine difende la perpetua verginità di Maria e considera la Madre del Messia modello e ausilio dei cristiani.

Nel IV secolo è stato coniato il termine aeiparthenos – sempre vergine –, che Sant'Epifanio introduce nel suo simbolo di fede, e in seguito il II Concilio ecumenico di Costantinopoli lo ha raccolto nella sua dichiarazione dogmatica.

Accanto a questa affermazione della verginità di Santa Maria, che diventa sempre più frequente e universale, spicca con il passare del tempo l'affermazione della totale santità della Vergine. Respinta sempre l'esistenza del peccato nella Vergine, si accettò all'inizio che potessero esistere in Lei alcune imperfezioni.

Così in Sant'Ireneo, Tertulliano, Origene, San Basilio, San Giovanni Crisostomo, Sant'Efrem e San Cirillo d'Alessandria, mentre Sant'Ambrogio e Sant'Agostino rifiutano la possibilità di imperfezioni nella Vergine.

Dopo la definizione dogmatica della maternità divina nel Concilio di Efeso (431), la prerogativa di santità piena si è andata consolidando e si è generalizzato il titolo di “tutta santa” – panaghia. Nell'Akathistos si canta “il Signore ti ha fatto tutta santa e gloriosa” (canto 23).

Dal VI secolo, e in connessione con lo sviluppo dell'affermazione della maternità divina e della totale santità di Santa Maria, si apprezza anche un evidente sviluppo dell'affermazione delle prerogative mariane.

Così accade concretamente in temi relativi alla Dormizione, all'Assunzione della Vergine, alla totale assenza di peccato (incluso il peccato originale) in Lei o al suo impegno di Mediatrice e Regina. Bisogna citare in particolare San Modesto di Gerusalemme, Sant'Andrea di Creta, San Germano di Costantinopoli e San Giovanni Damasceno come i Padri degli ultimi secoli del periodo patristico che hanno approfondito maggiormente le prerogative mariane.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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