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La lettera rivelatrice di Tolkien contro il razzismo nazista

Scube
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Lo scrittore provava un profondo disprezzo per il nazionalsocialismo e la sua ideologia razzista e antisemita

J.R.R. Tolkien provava un profondo disprezzo per l'ideologia nazista e il suo aspetto razzista e antisemita, e per aver manipolato lo spirito e la mitologia nordica al cui studio aveva dedicato gran parte della propria vita. È quanto emerge dalla lettera che volle inviare a una casa editrice tedesca quando, come condizione per pubblicare Lo Hobbit in tedesco, gli chiese se aveva ascendenza ariana.

Pur avendo contribuito come pochi autori del XX secolo alla divulgazione della cultura e della mitologia nordica, Tolkien non provava alcuna simpatia per l'ideologia nazista che cercò di costruirsi su questo patrimonio. Ne è prova la lettera inviata alla casa editrice tedesca, in cui, dopo che gli era stato chiesto se era di ascendenza ariana come condizione per la pubblicazione de Lo Hobbit, assicurò che se si fossero imposti quei criteri razzisti avrebbe smesso di sentirsi orgoglioso di avere un cognome tedesco.

Nel 1938 la casa editrice Rütten & Loening era arrivata a un accordo con Allen & Unwin per pubblicare una traduzione de Lo Hobbit in tedesco, ma prima della pubblicazione inviò una lettera a Tolkien chiedendogli se era di ascendenza ariana. Questa richiesta mandò su tutte le furie lo scrittore, che chiese all'amico ed editore Stanley Unwin, in una nota, se subiva “questa impertinenza per il fatto di avere un cognome tedesco, o se le sue leggi lunatiche richiedono un certificato d'origine ariana a tutte le persone di tutti i Paesi”.

“Personalmente, tenderei a negare di rilasciare qualsiasi dichiarazione e lasciare che una traduzione in tedesco aspetti”, aggiungeva. “In ogni caso, rifiuterei con forza che qualsiasi dichiarazione di questo tipo apparisse stampata. Ho molti amici ebrei, e sentirei di insinuare in qualche modo di aver sottoscritto quella dottrina razzista del tutto perniciosa e priva di base scientifica”. Visto che anche l'editore era una persona coinvolta, tuttavia, Tolkien aggiungeva due bozze, una che eludeva la questione e un'altra che la analizzava completamente, e che mostra il suo amore per la Germania e il disprezzo per i nazisti.

Ario? Né indiano né persiano né zingaro

Non si sa quale lettera abbiano ricevuto i tedeschi, ma il contenuto della seconda, che si è mantenuto fino ad oggi, è piuttosto significativo:

“ Temo di non aver capito chiaramente cosa intendete per arisch. Io non sono di origine ariana, cioè indo-iraniana; per quanto ne so, nessuno dei miei antenati parlava indostano, persiano, gitano o altri dialetti derivati. Ma se volevate scoprire se sono di origine ebrea, posso solo rispondere che purtroppo non sembra che tra i miei antenati ci siano membri di quel popolo così dotato”.

“Il mio bis-bis-nonno venne in Inghilterra dalla Germania nel diciottesimo secolo: la gran parte dei miei avi è quindi squisitamente inglese e io sono assolutamente inglese, il che dovrebbe bastare. Sono sempre stato solito, tuttavia, considerare il mio nome germanico con orgoglio e ho continuato a farlo anche durante il periodo dell'ultima, deplorevole guerra, durante la quale ho servito nell'esercito inglese”.

Perversione del “nobile spirito nordico”

“Non posso tuttavia, trattenermi dall'osservare che se indagini così impertinenti e irrilevanti dovessero diventare la regola nelle questioni della letteratura, allora manca poco al giorno in cui un nome germanico non sarà più motivo di orgoglio”.

Curiosamente, il disprezzo di Tolkien per il nazismo non aveva nulla a che vedere con l'opinione dei nazisti sull'autore inglese. Le sue ricerche sulle lingue e la mitologia nordica, che il nazionalsocialismo voleva utilizzare come parte della sua nuova società, fecero sì che fosse considerato in modo molto positivo. Da qui l'interesse per pubblicare così presto Lo Hobbit.

Questo faceva particolarmente male a Tolkien, che vedeva una delle questioni che lo avevano maggiormente interessato nella vita trasformata in uno strumento di propaganda. Tre anni dopo, in una lettera al figlio Michael scritta nel 1941, riconosceva apertamente il suo ardente risentimento per Hitler, perché stava “rovinando, pervertendo, distruggendo, e rendendo per sempre maledetto quel nobile spirito nordico, supremo contributo all’Europa, che io ho sempre amato, e cercato di presentare in una giusta luce”.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

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