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I giovani non vanno più a Messa… Cosa fare?

Beauty in the Liturgy – it

© Sabrina Fusco / ALETEIA

Aleteia - pubblicato il 06/05/14

Occorre ricominciare dalle basi, non dalla facciata

Lo sentivo nei giorni della Settimana Santa vedendo per strada ragazzi che portavano le immagini nelle processioni del sud. “È impressionante vederli così emozionati, ma non c’è nessuno che riesca a farli andare a Messa”. E tutti sembravano adattarsi a questo, perché “almeno partecipano, e qualcosa di buono passerà”. È il ritornello che si sente ripetere spesso.

La stessa inquietudine, ma una risposta diversa, è quella di parroci e responsabili di pastorale che vedono come le chiese si svuotino di giovani nelle Messe domenicali. Si cerca di realizzare “Messe attraenti”, come le chiamano ora, organizzando “cori e corali”, “facendo Messe di giovani”, con formati vecchi; perfino “a testa in giù, a volte, se serve”, mi diceva un parroco navigato, confessando di essere a corto di idee per far sì che i giovani del suo quartiere assistano alla Messa domenicale.

In qualche luogo ho anche sentito di recente che i giovani che vanno a Messa lo fanno quando viene celebrata nella loro scuola. Cosa avviene, però, quando, ad esempio nel Triduo Pasquale, la scuola è chiusa per le vacanze? Nulla, secondo loro; “le Messe della scuola sono belle, ma quelle della parrocchia annoiano”. I giovani nella terra di nessuno, quelli che vivono nelle zone rurali della Spagna, con poche possibilità di scegliersi una chiesa da frequentare, dovranno sopportare.

“Bisogna fare qualcosa, dobbiamo fare qualcosa!”, ripeteva scoraggiato un parroco già avanti con gli anni, lasciandosi prendere dalla nostalgia e ricordando i Cursillos de Cristiandad, i campi estivi, i club giovanili, i cineforum, i giorni andati…

Quando la nostalgia invade l’anima, il futuro appare più incerto e l’immaginazione si atrofizza con tanti sogni in bianco e nero che impediscono di vedere il quadro luminoso del domani.

C’è però chi osa (perdonate la mia audacia, che non è un’accusa, ma una contestazione) mettere mano al barocchismo liturgista, non liturgico, che tanto attira molti giovani di oggi. E come pazzi si tirano fuori dai musei vecchi indumenti che odorano di naftalina, avvolti nel profumo dell’incenso.

C’è buona volontà, senza dubbio, ma manca la domanda fondamentale: cos’è la Messa, e a cosa serve? È una sfida per tutta la Chiesa in quest’epoca di weekend, di spostamenti, di comunità eterogenee. È una sfida continuare a fare della Messa “la fonte e il culmine della vita cristiana”, ma iniziando dalle basi, non dalla facciata. “Se bisogna andare si va, ma andare tanto per andare…”. E non c’è modo di abbandonare la zavorra di un cristianesimo sociologico e passare a uno di sequela.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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