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Gianna Beretta Molla, una madre coraggiosa

© Fondazione Gianna Beretta Molla
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Sposa, mamma e medico, offre la vita per salvare la sua quarta figlia

Dopo Pierluigi, Mariolina e Laura, Gianna Beretta Molla si trova incinta per la quarta volta. Al secondo mese di gravidanza accusa dei disturbi all'addome. Si fa visitare e scopre di avere un fibroma all'utero che le comporta coliche sempre più dolorose. Gianna è un medico e sa perfettamente cosa significa: cresce la gravidanza e cresce anche il fibroma. Così scrive a una sua amica: “Puoi immaginare quello che provo in questi giorni; come il mio cuore e il mio pensiero sia rivolto ai miei carissimi tesori. Ho fiducia nel Signore e nella Madonna della Guérison”. Gli prospettano tre soluzioni. La prima: asportare l'utero e il fibroma. Lei è salva, il bambino è perso. La seconda: aborto terapeutico e asportazione del fibroma. In questo caso avrebbe potuto anche avere altri bambini in futuro. Ma a che prezzo. La terza: asportazione del fibroma senza interrompere la gravidanza. L'opzione più difficile, la più ovvia per lei. Come medico è consapevole che rischia delle infezioni post operatorie, ma è una scelta che compie per l'innato istinto alla maternità. “Era persuasa – racconta il marito Pietro Molla – come moglie, come madre, d'essere sì utilissima a me e ai nostri tre figli, ma soprattutto di essere, in quel preciso momento, indispensabile per la piccola creatura che stava crescendo in lei”.

L'intervento chirurgico
L'operazione riesce, viene asportata la massa di fibroma senza ledere la cavità uterina. I medici sperano in un aborto spontaneo che possa salvare la vita della paziente ma Gianna Beretta Molla riesce a portare avanti per altri sette mesi la gravidanza. L'intervento chirurgico e l'affidarsi alla Madonna, infatti le danno la speranza che il bimbo nascerà. E' un periodo intenso di sofferenza. Chiede spesso ai suoi bambini e agli amici di pregare per lei, anche se le preoccupazioni più profonde restano intime. “Nei mesi successivi – scrive il marito – quanto hai sofferto senza un lamento! Quanto pregare perché il bambino nascesse sano e normale e fosse salva la sua, la tua vita. E' stata la piena fiducia nella Provvidenza del Signore, la certezza nell'efficacia della preghiera, il tuo abbandono alla volontà del Signore, la certezza nell'efficacia della preghiera, il tuo abbandono alla volontà del Signore, a darti forza e sostegno in quella lunga e preoccupatissima attesa”. Prega, Gianna Berretta Molla, per conservare la vita della creatura e anche la sua perché vuole continuare a vivere.

Il mistero del dolore
Arrivato il momento, i medici tentano un parto naturale che non va a buon fine. Per cui procedono con il cesareo. Gianna Beretta Mola esprime con chiarezza la sua volontà: “Se dovete decidere fra me e il bimbo, nessuna esitazione: scegliete – lo esigo – il bimbo. Salvate lui”. Il 20 aprile 1962 – è Venerdì Santo – nasce una bambina: Gianna Emanuela, detta Giannina. “L'ha guardata con uno sguardo – dice il marito – in silenzio. Se l'è tenuta accanto, con una tenerezza indicibile. L'ha accarezzata leggermente. Sempre senza dire una parola”. Dopo brevi, intensi fugaci, attimi di gioia comincia la veloce discesa di Gianna Beretta Molla. Dolori intensi, sale la temperatura corporea per un'improvvisa peritonite settica. E' un'agonia che dura una settimana. I medici le tentano tutte, inutilmente. Gianna invoca sua mamma, si preoccupa per i suoi figli, soffre l'isolamento a cui la costringono in ospedale tanto da avere l'impressione di sentirsi abbandonata, confida tutto il suo amore al marito, finché entra definitivamente in coma. Il marito la riporta a casa dove la mattina dopo, il 28 aprile del 1962 muore. Ha 39 anni. Le sue ultime parole sono “Gesù, ti amo!”.

Fiducia nella Provvidenza
Non si improvvisa una morte così eroica se non c'è stata una vita quotidianamente vissuta nella semplicità della fede, nella gioia di formarsi una famiglia, di godere di tutte le bellezze che Dio ci dà: “Non mi sono mai accorto – dice il marito – di vivere accanto a una santa. Amava la sua famiglia. La sua professione di medico. Amava la sua casa, la musica, la montagna, i fiori, la moda. Tutte le cose belle che Dio ci ha donato. Mi è sempre sembrata una donna del tutto normale”. Ma la santità, come sarà provato nel processo di beatificazione e canonizzazione è fatta dall'aderire alla volontà di Dio, al disegno che ha su ciascuno di noi, nel credere che dietro ogni evento c'è l'amore di un Padre. Gianna crede all'amore di Dio, capisce che farsi una famiglia è la sua vocazione e vive di conseguenza donandosi con grande amore ai figli e al marito. (a.m.

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