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​Ti sei lavato le mani?

Tyler Olson / Shutterstock

<h1>Surgeons scrubbing hands and arms before surgery in hospital</h1>

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 05/05/14

In occasione della Giornata mondiale per l’igiene delle mani il Policlinico Gemelli lancia una campagna di comunicazione rivolta ad operatori, pazienti e cittadini

Un gesto semplice, su cui tante volte si sgolano i genitori dei bambini piccoli, ma che evidentemente è trascurato spesso anche dagli adulti, così da diventare un vero e proprio problema per la salute: basti pensare che una ricerca pubblicata di recente su Lancet indica che per effetto della campagna Oms 2007-2008 gli operatori sanitari in Italia promossi in igiene delle mani sono passati dal 55,2% al 68,6%. Ciò significa che 3 professionisti su 10 trascurano ancora di lavarsi le mani. Il 5 maggio l’Organizzazione mondiale della sanità ha istituito la Giornata per l’igiene delle mani con l’obiettivo di ridurre e prevenire le infezioni. Una sollecitazione raccolta anche dal Policlinico Gemelli di Roma che ha lanciato la campagna di informazione e di educazione interna all’ospedale al “grido” di “Ti sei lavato le mani?”. Ne parla ad Aleteia Walter Ricciardi, direttore del Dipartimento di sanità pubblica dell’Università cattolica – Policlinico Gemelli.
Lavarsi le mani, soprattutto in ambito ospedaliero, non dovrebbe essere un’attenzione scontata?
Ricciardi: Sì, ma purtroppo non lo è. E non è un gesto scontato in modo particolare in Italia. Una misura così semplice viene di fatto trascurata e così in Italia c’è un numero di infezioni legato all’assistenza ospedaliera molto più alto rispetto ad altri Paesi. E’ una situazione su cui bisogna intervenire proprio per la semplicità dell’operazione.
Quanto è grave il problema delle infezioni ospedaliere?
Ricciardi: Ogni anno si ricoverano in Italia circa 9 milioni e 500 mila persone e le infezioni ospedaliere, secondo le stime più attendibili, colpiscono in media tra il 5 e il 17% dei casi. La mortalità raggiunge il 3%. Stiamo parlando, quindi, di centinaia di migliaia di persone colpite da infezioni che, se ci si lavasse le mani, potrebbero essere prevenute in una misura – secondo quanto afferma l’Organizzazione mondiale della sanità – tra il 40 e il 50%. Si tratta di cifre enormi rispetto alle quali la prevenzione porterebbe non solo a risparmiare costi umani – cioè meno persone malate e più ridotte degenze in ospedale –, ma anche minori costi a carico del servizio sanitario nazionale e risorse che potrebbero essere indirizzate a migliorare la qualità dell’assistenza.
Il Policlinico Gemelli ha dato oggi il via a una campagna di prevenzione: come si articola?
Ricciardi: Da tempo il Policlinico ha posto attenzione al problema delle infezioni ospedaliere ma oggi, approfittando della Giornata dell’igiene delle mani, ci concentriamo su questa particolare misura. Le pareti dell’ospedale sono state tappezzate con manifesti molto espressivi che ricordano agli operatori di lavarsi le mani e lo ricordano anche ai pazienti e ai visitatori, non come semplice atto di educazione, ma come strumento molto semplice e al tempo stesso estremamente estremamente efficace per la prevenzione. Poiché, inoltre, in ospedale è bene lavarsi le mani con gel alcolici che sono molto pratici perché non c’è bisogno di asciugare le mani come avviene con il lavaggio con acqua e sapone, verrà moltiplicato  il numero di dispensatori disponibili. L’obiettivo è andare verso un ospedale “senza infezioni”, un traguardo molto difficile ma contiamo almeno su una forte riduzione delle infezioni.
Lavarsi le mani dovrebbe diventare così un gesto automatico per tutti…
Ricciardi: Dovrebbe diventare automatico come allacciarsi la cintura per gli automobilisti o mettersi il casco per i motociclisti. E’ stato constatato che se fatti beni gli interventi di sensibilizzazione diventano duraturi perché entrano nella prassi dei comportamenti. C’è bisogno di uno sforzo iniziale adesso che dovrebbe consentire già una riduzione dei casi di infezione. Nel futuro bisognerà comunque non abbassare la guardia: il gesto di lavarsi le mani deve diventare una sorta di riflesso condizionato, per gli operatori per primi ma poi per pazienti e cittadini tutti, perché le infezioni, come ha rilevato l’Oms, stanno tornando in modo preoccupante a costituire un problema in molti Paesi del mondo mettendo in pericolo la salute dei cittadini.

Tags:
organizzazione mondiale sanitapoliclinico agostino gemelli
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