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In Italia, (quasi) tutte le strade portano all’aborto.

Mark Wilson

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 02/05/14

Il Rapporto 2013 della Comunità Papa Giovanni XXIII dipinge un quadro preoccupante sulle tante pressioni che inducono le donne incinte ad abortire

Una società abortista la si riconosce in molti aspetti: dai fondi che mette a disposizione delle donne che decidono di interrompere la gravidanza rispetto a quelli destinati a chi stabilisce di continuarla, ad esempio, oppure dalle strutture messe in piedi per accompagnare queste ultime nel loro percorso verso la vita nascente. Ma lo si riconosce anche dalle tante pressioni, familiari e non, che una donna avviatasi ad una “maternità difficile” deve subire. Oggi queste tante voci sono raccolte in statistiche precise, pubblicate nel Rapporto 2013 della Comunità Papa Giovanni XXIII, che da molti anni ormai supporta con mezzi psicologici e materiali le donne incinte in difficoltà che trovano la forza, e le corrette indicazioni, per rivolgersi ad essa. Noi di Aleteia abbiamo incontrato diversi dirigenti della Comunità. Giovanni Ramonda, suo responsabile generale, ci ha offerto alcune sue riflessioni sui dati inclusi nel rapporto.

Ramonda: Dai contatti che abbiamo costruito con molte donne che pensano all’aborto, noi abbiamo riscontrato che in un caso su cinque c’è un’induzione all’aborto. D’altra parte riscontriamo che le donne con cui riusciamo ad entrare in dialogo, ad aiutare e a sostenere, due volte su cinque non interrompono la gravidanza. Questi sono dati importanti che se li rapportiamo ad un livello nazionale, che inciderebbero significativamente sul fenomeno della denatalità: come sappiamo almeno 120.000 bambini non nascono ogni anno in Italia. Se noi estendessimo il supporto, nostro e di altri a livello nazionale, decine di migliaia di bambini potrebbero nascere. Noi chiediamo per questo che gli stessi soldi che lo stato spende per l’interruzione naturale della gravidanza vengano stanziati altrettanti soldi per il diritto alla nascita dei bambini. Così cambierebbe la tendenza del nostro Paese che sta invecchiando sempre di più: siamo a un tasso di 1,2 di natalità, la metà di altre nazioni europee.

Enrico Masini, responsabile servizio nazionale, ha analizzato alcuni aspetti del Rapporto.

Masini: Questo rapporto, che si basa su schede che i nostri operatori compilano nel momento in cui arriva una richiesta di aiuto per una situazione di maternità difficile, uno dei tanti settori in cui opera la comunità Papa Giovanni XXIII, stima che ci siano giunte nel 2013 circa 540 situazioni di richieste di aiuto. Emergono alcune criticità: quella più preoccupante è legata all’istigazione all’aborto, un fenomeno in crescita esponenziale negli ultimi anni. È preoccupante che ci sia un numero crescente di gestanti che nel chiederci aiuto manifestano un’intenzione ad abortire su pressioni esterne: da parte di genitori, del compagno o del marito, dei datori di lavoro, e purtroppo anche da medici e da servizi sociali. Questo è l’aspetto più grave che noi vogliamo fare emergere, perché contraddice quanti ci vogliono far credere che si tratti di una libera scelta della donna. Ma non c’è libertà, se non c’è possibilità di scelta.

Ci racconta di qualche episodio?

Masini: C’è una donna che proprio ieri sera mi ha mandato un’email, dopo diversi giorni che ci sentivamo, in cui mi diceva “i genitori non mi sostengono, domattina vado ad abortire”. In questa email mi diceva anche: “io non sono convinta di quello che sto facendo, ma è l’unica strada che ho davanti”. Io le ho risposto rinnovando la nostra disponibilità a sostenerla, e oggi in un sms mi ha scritto: “abbiamo deciso di fidarci di voi”. Anche inaspettatamente lei e il marito, disoccupati entrambi, hanno scelto di proseguire la gravidanza nonostante tutto attorno fosse contro la vita di questo bambino. Ma sappiamo anche di situazioni in cui si profila l’inganno. Una settimana fa ho incontrato una donna alla quale il partner aveva fatto bere una sostanza abortiva senza dirle di cosa si trattava. Questo fenomeno è preoccupante, e dovrebbe ricevere un’attenzione anche bipartisan, cioè, non soltanto di chi sostiene la tutela del nascituro. Tra gli aspetti positivi, invece, c’è un raddoppio in un solo anno del numero dei casi che ci hanno inviato i servizi sociali. Questa è una novità molto positiva, che finalmente da parte dei servizi sociali di molte città c’è un’attenzione è una fiducia nei nostri confronti, in un proporre anche questa possibilità alle gestanti che si presentano a loro chiedendo di abortire, ma che in realtà chiedono solo aiuto.

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