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Nove modi per non parlare di Dio

R.Panikkar

Remise de dipl&ocirc;me &agrave; Raimon Panikkar Alemany, au cours de la session acad&eacute;mique solennelle de son investiture, en qualit&eacute; de <em>Docteur Honoris Causa</em> de l&rsquo;Universit&eacute; de Girona, pr&eacute;sent&eacute;e par le Professeur Joseph-Maria Terricabras, parrain du nouveau docteur.

Dimensione Speranza - pubblicato il 30/04/14

«Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio», dice la Bibbia (Es 20, 7).

3. Il discorso su Dio è un discorso del nostro intero essere.

Non è solo una questione di sensazioni, ragionamenti, di corporeità di filosofia accademica o di teologia. Il discorso su Dio non è la specialità elitaria di alcuna classe. L’esperienza umana, in ogni epoca, ha sempre cercato di esprimere "qualche cosa" di un altro ordine, che è nello stesso tempo alla base e alla fine di tutto ciò che siamo, senza nulla escludere. Dio, se Dio "esiste", non sta a destra né a sinistra, né sopra né sotto in qualunque senso di queste parole. Pretendere di piazzare Dio al nostro fianco é semplicemente una bestemmia. 

«Dio non rispetta nessuno», dice san Giovanni.

4. Non è un discorso su qualunque chiesa, religione o scienza.

Dio non è il monopolio di nessuna tradizione umana, nemmeno di coloro che si definiscono teisti o si considerano religiosi. Ogni discorso tendente a imprigionare Dio in una qualunque dottrina è semplicemente settario. È perfettamente legittimo definire il campo semantico delle parole, ma non lo è limitare il campo di Dio all’idea che un dato gruppo umano adempie agli scopi di Dio difendendo una concezione settaria. Se esiste "qualcosa" che corrisponde alla parola "Dio" non possiamo confinarla nell’ambito di alcun apartheid.

Dio è il tutto (to pan); anche la Bibbia ebraica lo dice e lo ripetono le scritture cristiane.

5. È un discorso che avviene sempre per mezzo di una credenza.

È impossibile parlare senza un linguaggio. Analogamente non c’è linguaggio che non convogli una qualsiasi credenza. Cionondimeno non dovremmo mai confondere il Dio di cui parliamo col linguaggio delle credenze che da’ espressione a Dio. C’è una relazione trascendentale tra il Dio simbolizzato dal linguaggio e ciò che effettivamente diciamo di Dio. Le tradizioni occidentali hanno spesso parlato del mistero, che non significa un enigma o l’ignoto. Ogni linguaggio è condizionato e legato a una cultura. Per di più ogni linguaggio dipende dal contesto concreto che lo nutre dei suoi significati e dei suoi limiti nello stesso tempo. Abbiamo bisogno di dita, di occhi e magari di un telescopio per localizzare la luna, ma non possiamo identificare la luna con i mezzi di cui facciamo uso per osservarla. È necessario tenere in conto l’intrinseca inadeguatezza di ogni forma di espressione. Per esempio, le prove dell’esistenza di Dio che furono sviluppate dalla filosofia scolastica possono solo dimostrare la non-irrazionalità dell’esistenza divina a coloro che già credono in Dio. Altrimenti essi come potrebbero mai essere in grado di sapere che la prova dimostra quello che cercano?

6. È un discorso su un simbolo, non su un concetto.

Dio non può essere l’oggetto di alcuna conoscenza o di alcuna credenza. Dio è un simbolo che è insieme rivelato e nascosto nello stesso simbolo di cui stiamo parlando. Il simbolo è tale perché simboleggia, non perché viene interpretato. Non c’è ermeneutica possibile per un simbolo perché è esso stesso l’ermeneutica. Ciò di cui ci serviamo allo scopo di interpretare un cosiddetto simbolo è il vero simbolo.
Se il linguaggio è solo uno strumento per designare gli oggetti, non può esserci possibile discorso su Dio. Gli esseri umani non parlano solo per trasmettersi informazioni, ma perché sentono l’intrinseca necessità di parlare: ossia di vivere pienamente partecipando linguisticamente in un dato universo.«Nessuno ha visto Dio» dice san Giovanni.

7. Il discorso su Dio ha necessariamente molti significati.

Non può essere limitato a uno stretto discorso analogico. Non può avere un "analogato primo" poiché non può esserci una meta-cultura dalla quale sia costituito il discorso, perché essa già sarebbe comunque una cultura. Esistono molti concetti di Dio, ma nessuno lo "concepisce".

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Tags:
bibbialinguaggioreligionescienzasilenzio
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