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​In Trentino si scommette sulle idee dei giovani

OEA - OAS / Flickr / CC

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Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 30/04/14

TechPeaks è il progetto rivolto ad aspiranti imprenditori per trasformare le idee in imprese

Il progetto si chiama “Techpeaks”, che potrebbe essere tradotto con “vette tecnologiche”, via virtuosa da intraprendere per arrivare là dove nessuno finora è arrivato. E’ la sfida di “Trento Rise”, il polo dell’innovazione nata a Trento dalla Fondazione Bruno Kessler e dal Dipartimento di ingegneria dell’Università degli Studi di Trento. Il progetto sostiene giovani aspiranti imprenditori che non hanno ancora l’azienda, ma hanno le idee. E il Trentino li aiuta. Ecco come nell’intervista a Paolo Traverso, direttore di Trento Rise.

Come nasce l’idea di questo progetto?

Traverso: In giro ci sono tra i giovani molte idee innovative, ma pochi soldi e poche istituzioni che le sostengono. Noi abbiamo deciso di cambiare aria e aiutare i talenti. Si potrebbe chiamare “people accelerator”, acceleratore di persone. Noi portiamo a Trento da tutto il mondo giovani meritevoli ed insieme ad esperti in startup, che svolgono una funzione di mentori, li aiutiamo a trasformare le idee in impresa.

Da dove vengono?

Traverso: Da tutto il mondo, ma in particolare Asia e Europa e Stati Uniti. Al primo bando l’anno scorso hanno partecipato in 619. Ne abbiamo scelti 63 e dopo sei mesi in Trentino sono nate 18 startup che stanno già ricevendo finanziamenti privati, segno che funzionano bene e su di loro si può investire. La novità è che non si tratta di un “acceleratore di aziende”, ma di un “acceleratore di persone” che hanno idee. Noi li aiutiamo a fare team e a raffinare idee che creano posti di lavoro in un ambiente giusto.

Funziona praticamente come una scuola?

Traverso: Sì, una scuola molto pratica. Nel secondo bando su 650 partecipanti ne abbiamo selezionati 47. I “maestri” sono esperti di tutto il mondo. Se le idee buone maturano, noi mettiamo 25 mila euro all’inizio e poi si vanno a cercare fondi privati. Se un privato investe, a quel punto anche noi investiamo fondi pubblici con l’obbligo per l’azienda che nasce di restare per un certo periodo di tempo in Trentino per creare posti di lavoro qui.

Il Trentino come “hub” della ricerca avanzata?

Traverso: Noi da sempre siamo conosciuti  nel mondo per la nostra università e la Fondazione Kessler. Adesso tutto viene ancor più perfezionato e il Trentino entra nella mappa dell’innovazione mondiale. Così i giovani possono usare le tecnologie che già ci sono in Trentino e i nostri centri possono avvalersi di ulteriori competenze.

Quali progetti sono stati avviati?

Traverso: Ventuno startup che riguardano soprattutto l’informatica. Una di queste, ad esempio, applica la teoria dei giochi per valutare i profili dei dipendenti nelle grandi aziende. Un’altra si occupa di informatica applicata al turismo.

Un modello che si può esportare?

Traverso: Ci teniamo molto. Abbiamo già contatti con Emilia e  Lombardia, ma anche Calabria tramite Poste italiane, che ha investito qui in un centro di ricerca per sicurezza informatica. In Trentino c’è un politica illuminata e speriamo che anche altre Regioni prendano esempio. Con l’ Istituto europeo dell’ innovazione per la tecnologia di cui siamo parte, cerchiamo di replicare il progetto non solo in Italia ma anche in Europa, a Berlino e a Parigi, per inserire le startup in un circuito internazionale, che serve ad espandere il mercato anche per contrastare la disoccupazione giovanile.

Tags:
disoccupazionegiovaniimpresaricercatecnologia
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