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Intimità spirituale e intimità familiare

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<h2 class="itemTitle">Intimit&agrave; spirituale e intimit&agrave; familiare: l&rsquo;esperienza della fede e le trasformazioni dello stile nelle relazioni familiari.</h2>

Dimensione Speranza - pubblicato il 29/04/14


Allo stesso tempo, però, una simile acquisizione credo non possa giungere a sovrapporre "identità" e "relazione". Lo sviluppo umano, infatti, suggerisce un percorso interessante e drammatico. Per quanto l’immagine di un’architettura intersoggettiva sia interpretazione convincente delle strutture portanti della nostra personalità, lo sviluppo assiste non solo alla crescita e alla trasformazione di una tale architettura, ma pure alla perdita di alcuni suoi elementi fondamentali. Dall’esperienza evolutiva della morte dei propri genitori (di cui i manuali di psicologia dello sviluppo non parlano o parlano poco), fino all’evento stesso del proprio morire, al crescendo delle interiorizzazioni si affianca la loro dissoluzione. In sostanza: lo sviluppo è sì crescita e trasformazione della strutturale intersoggettività della personalità e, da ciò, dei suoi elementi fondamentali, ma, allo stesso tempo, è anche essenziale solitudine, fino all’esperienza in assoluto più solitaria che è il proprio morire, anticipato evolutivamente dalla morte dei propri cari7.

6. La nostra cultura di fronte al limite

Credo che focalizzare o almeno rendere consapevole questo stato di cose sia oltremodo importante anche per la vita di coppia in un contesto come il nostro, il quale esalta (positivamente) la comunicazione, ma con il rischio di inserire in quella esaltazione una pretesa che le proviene dalla cultura e che finisce per ignorare quel limite strutturale. Andando incontro così a un’inevitabile frustrazione che, a quel punto però, potrebbe essere ricondotta alla cattiva qualità della relazione, quando invece le cose potrebbero non stare affatto così.

Vediamo meglio.

Il rapporto con il limite costituisce una questione antropologica fondamentale, la stessa che muove l’autore biblico alla composizione della scena del giardino8, nella quale la figura dell’albero nella prospettiva della creatura non rappresenta l’assegnazione dello spazio vitale, ma la sua delimitazione, appunto, gettando da ciò un’ombra di sospetto sulla creazione e in definitiva su Dio stesso e le sue intenzioni.

Sono ovviamente diversi, tuttavia, i modi nei quali le culture hanno inteso il rapporto con il mondo del limite così con "discorsi", i miti, le narrazioni e le metafore che l’hanno riproposto nel corso dei secoli.

Niente di nuovo, dunque. Eppure ritengo che la nostra attuale cultura occidentale intrattenga un rapporto peculiare e problematico con il limite avendo non soprattutto inteso insinuare un sospetto su Dio, ma assai di più, avendolo estromesso dalla prassi. Non già cancellato o negato, che sarebbero operazioni assai più complesse e impegnative per un tempo "debole" come il nostro. "Estromesso" significa infatti, per molti versi, qualcosa di più insidioso. Non significa assumere che Dio non c’è, lasciando a quel punto, comunque, aperta la questione del limite, ma comporta piuttosto, in qualche misura, il suo "declassamento". In tal modo, però, la questione esistenziale del senso e del limite, almeno nella prassi, finiscono per perdere la loro consistenza o, peggio, si pretende illusoriamente di fare come se non ci fossero. Invero, una tale assunzione l’ateismo non può nemmeno permettersela.

Ora, proprio lo spazio che la nostra cultura assegna alla sessualità si rivela paradigmatico di una tale pretesa. La sessualità infatti, di suo, «è per eccellenza l’ambito del richiamo alla "castrazione" e alla finitezza. La sessualità, benché spinga, o perché spinge, le persone alla ricerca dell’altro, è una ferita, definitiva, inflitta all’onnipotenza infantile»9; ma di fronte a un tale stato di cose ci si muove verso un allargamento dello spazio della pretesa, imponendo illusoriamente la revocazione del limite, in molti modi: dalla ricerca sessuale dell’altro "uguale" o dell’altro "virtuale", che sembrano ampliare i confini dell’io, alla sovradeterminazione della sessualità genitale nel rapporto (eterosessuale o omosessuale che sia) che sembrano estendere il potere dell’uno sull’altro.

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Tags:
famiglia
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