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Intimità spirituale e intimità familiare

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<h2 class="itemTitle">Intimit&agrave; spirituale e intimit&agrave; familiare: l&rsquo;esperienza della fede e le trasformazioni dello stile nelle relazioni familiari.</h2>

Dimensione Speranza - pubblicato il 29/04/14


In questi anni ho somministrato molte volte i test proiettivi (in particolare Rorschach e TAT), e i risultati sono stati per me molto stimolanti perché mi hanno quasi costretto a rivedere il modo in cui… pensavo che "gli altri" vedessero il mondo. Un approccio spontaneo al tema, in precedenza, era del tipo seguente: le cose del mondo sono, tutto sommato, le stesse per tutti; a partire dalle prospettive o dai gusti (dunque fondamentalmente dalla coloritura affettiva delle esperienze) sono in evidenza aspetti diversi della medesima realtà. Sarebbe come dire: è chiaro che tutti vedono, o potrebbero vedere, le stesse cose; solo che certuni (per questioni di sensibilità personale o di gusto, appunto) ne privilegiano alcune rispetto ad altre, o ne selezionano alcuni aspetti a discapito di altri. Dopo aver esaminato centinaia di protocolli di test proiettivi ho dovuto cambiare idea. Nel test di Rorschach, ad esempio, ci sono alcune macchie che sono (intenzionalmente) più strutturate di altre. Da ciò è più probabile che il soggetto a cui il test viene somministrato fornisca delle risposte che ricorrono con una elevata probabilità statistica. Effettivamente, dopo aver somministrato il test a venti persone e aver ottenuto per quella tavola «più strutturata» una risposta interna a quel repertorio di risposte probabili, ci si aspetterebbe che per il ventunesimo le cose non vadano troppo diversamente. E invece no.

Che sia il ventunesimo, il trentaquattresimo o il novantesimo, non importa. Ne basta uno che vede tutt’altro e… come la mettiamo?

E il gusto non c’entra. A cambiare è proprio l’approccio cognitivo complessivo, rispetto al quale, certo, anche la componente emozionale non è (o può non essere) secondaria; ma allora, il mondo «di fuori» "realmente" è un mondo diverso per ciascuno. E non è solo questione di prospettiva, di gusto, di coloritura affettiva, etc. Cambia la cognizione; cambia il mondo, cioè tutto.

2.3 Mistica al maschile e al femminile

Il terzo percorso sembra avere ancora meno a che fare del secondo, che già non prometteva bene…!

L’esperienza dei mistici cristiani mi ha sempre affascinato sin da quando ero studente. Penso che, soprattutto da giovane studente, ciascuno coltivi le proprie passioni, magari assolutizzandole un pochino, quando probabilmente le ragioni per cui un ambito diventa lo spazio privilegiato di una ricerca possono essere del tutto occasionali. Insomma non è detto che la scelta di uno scritto o di un autore corrisponda all’esito di un discernimento oculato. Talora accade che la scelta sia dettata da ragioni del tutto fortuite ed estrinseche. L’adulto probabilmente fa esattamente la stessa cosa, ma le ragioni possono essere diverse. Forse gli è mancato poi il tempo di allargare i propri orizzonti, oppure – cristologicamente, appunto (ha colto la logica del frammento e ha fatto la scoperta che non sempre l’allargamento degli orizzonti allarga la conoscenza dell’esperienza). Ad ogni modo, nell’accostamento dei mistici (penso per ragioni inizialmente del tutto fortuite) mi sono imbattuto in Teresa d’Avila e credo, in seguito, di non essermi mai troppo allontanato da lì. Ovviamente qui mi limito ad aprire una piccola finestrella, giacché quanto si potrebbe contemplare in una panoramica appena un pizzico più allargata sarebbe già di una vastità e di una complessità realmente insostenibili.

Fin da subito, nell’accostamento di una figura spirituale come Teresa d’Avila, non può passare inosservato e tanto meno può essere trascurato il legame, affettivo, di amicizia, ma anche di confronto teologico e spirituale che la grande Teresa ebbe con, l’allora più giovane, ma non certo meno grande, Giovanni della Croce. Credo che fra gli studiosi sia condivisa la persuasione di un debito reciproco che ciascuno dei due santi del Siglo de Oro spagnolo conservi nei confronti dell’altro1, eppure… Sin dagli inizi mi stupiva leggere di questa relazione e, allo stesso tempo incontrare letture estremamente differenti. Ovviamente si può facilmente obiettare ad una simile constatazione, semplicemente considerando che un autore non per il fatto di interpellarne un altro deve da ciò mutare il proprio approccio; ma qui non si tratta soprattutto di genere letterario, di stile, bensì di due teologie che appaiono diverse al punto che talora un profano potrebbe perfino pensare che si parli di due "cose" differenti. Eppure si parla dello stesso Dio. Oggi, sostenuto da alcuni autori2, ma pure da quanto andavo raccogliendo in ciò che ho evidenziato nel secondo percorso di riflessione, mi sento di dire che la differenza è precisamente nel genere sessuale3.

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Tags:
famiglia
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