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Intimità spirituale e intimità familiare

Public Domain

<h2 class="itemTitle">Intimit&agrave; spirituale e intimit&agrave; familiare: l&rsquo;esperienza della fede e le trasformazioni dello stile nelle relazioni familiari.</h2>

Dimensione Speranza - pubblicato il 29/04/14


Accettazione passiva (che però, in definitiva, significa anche il non riconoscere che lo spazio dell’intimità ha a che fare con la costruzione dell’esperienza spirituale), perversione (che rappresenta la deriva della ricerca del "di più" nell’illusione che io possa raggiungere e controllare l’altro, materialmente "accerchiandolo"), apertura al mistero dell’altro e, da ciò, al mistero stesso di Dio (quando faccio pace con la mia solitudine e godo – letteralmente – del bene che mi proviene da un altro che proprio perché mai giungo a possedere, costantemente mi si dona o mi è donato): sono le tre posizioni o i tre percorsi che posso intraprendere rispetto al modo in cui vivo l’intimità coniugale.

9.2 Custodire la distanza

Cosa potremmo dire del processo contrario? Ovvero: non solo dei modi nei quali la fede ricade sulla vita di coppia, ma anche di quelli attraverso cui la vita di coppia può custodire la fede. Innanzitutto, per le ragioni dette, ritengo che non sempre sia possibile un percorso di fede "della" coppia. Non è detto, infatti, che funzioni; e se non funziona non se ne dovrebbe addebitare l’esito necessariamente alla poca fede, ma nemmeno alla poca comunicazione interna alla coppia. A partire dalle riflessioni precedenti, giungiamo ad una prima considerazione che, senza tutte le cose dette sin qui, potrebbe apparire perfino paradossale. Ed è la seguente: custodire la fede in famiglia e (come dichiarato in apertura) nella vita di coppia, significa aver cura della fede dell’altro, ma questo vuol dire "dell’altro". In altre parole: l’altro può aver bisogno di spazi che non necessariamente condivide, ma che è importante che siano salvaguardati. L’apparente paradosso (ma a questo punto spero sia solo apparente) sta proprio qui: spontaneamente saremmo portati a esaltare, in nome della comunione, della condivisione e, da ciò, della comunicazione, tutto ciò "avvicina". In realtà (e pur conservando la bontà di quei movimenti verso l’altro) il primo passo, decisivo, è nella direzione "spazialmente" contraria, della distanza e del rispetto, a partire dalla differenza di genere, che implica un approccio cognitivo (e affettivo), e a partire dalla solitudine irriducibile dell’altro, che comporta una diversa modalità affettiva (e cognitiva) dell’intimità.

10. Conclusioni

La distanza e il rispetto mi sembrano oltremodo importanti anche per le ricadute che potrebbero esserci a livello allargato ad esempio, per quel capitolo altrettanto difficile (e perfino di più, di questi tempi) che è l’educazione alla fede dei figli. Se un figlio percepisce che la fede comporta una continua rottura dei confini della propria (o dell’altrui) personalità, facilmente, a livello evolutivo vivrà questo come minaccia e sarà pronto a liberarsene non appena gli sarà possibile e cioè, fondamentalmente, durante l’adolescenza.

In una direzione che "potrebbe" rivelarsi più fruttuosa, mi pare ci stia piuttosto la salvaguardia di spazi e tempi comuni, simbolici, ma in qualche modo un po’ "esteriori", anche per la coppia e complessivamente la famiglia. La tradizione orientale dell’angolo rosso e la messa domenicale come "evento" della famiglia mi sembrano una buona idea. La pretesa di pregare insieme, se non si è fomentata questa consuetudine nei primi tempi dello sviluppo dei figli, può rappresentare, invece, per loro, una violazione dell’intimità ed essere mal sopportata o addirittura respinta.

Più in generale vorrei rilanciare tre percorsi di riflessione, i quali (almeno così credo) potrebbero avere ricadute anche molto concrete all’interno dello stile familiare.

10.1 Il "timore di Dio" questo sconosciuto

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Tags:
famiglia
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